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<title>Sinestesieonline. Anno 15, no. 50 (Gennaio 2026)</title>
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<updated>2026-04-14T15:01:43Z</updated>
<dc:date>2026-04-14T15:01:43Z</dc:date>
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<title>Memorie del fascismo e caratterizzazione dei fascisti nella prosa di Andrea Camilleri</title>
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<name>Agovino, Teresa</name>
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<updated>2026-03-30T11:59:27Z</updated>
<published>2026-01-01T00:00:00Z</published>
<summary type="text">Memorie del fascismo e caratterizzazione dei fascisti nella prosa di Andrea Camilleri
Agovino, Teresa
Andrea	 Camilleri,	 nato	 nel	 1925,	 nella	 prima	&#13;
parte	della	sua	gioventù	è	stato	un	fervente	sostenitore	del	PNF	per	poi	ricredersi,	quasi	immediatamente,	annoiato	dalle	manifestazioni	collettive	&#13;
e	 dalla	 retorica	 del	 partito.	Traccia	 dei	 due	momenti	della	visione	camilleriana	sul	fascismo	resta	&#13;
evidente	nei	suoi	personaggi;	i	protagonisti	fascisti	 di	 romanzi	 e	 racconti,	 difatti,	 rappresentano	&#13;
due	 categorie	 umane	 specifiche:	 sono	 incarnazioni	di	giovani	pentiti	oppure	boriosi	collaboratori	 del	 regime,	 sovente	 gabbati	 o	 “cornuti”,	 ingannati,	cioè,	dalle	loro	stesse	mogli,	spesso	anche	&#13;
berteggiate	 a	 loro	 volta.	 Questa	 ricerca	 intende	&#13;
analizzare	alcune	tra	le	figure	camilleriane	più	significative	legate	al	mondo	fascista	e	reperibili,	in	&#13;
misura	 maggiore,	 all’interno	 dei	 vari	 racconti	&#13;
poco	noti	al	grande	pubblico	televisivo	dello	scrittore.	Scopo	ultimo	di	questo	lavoro	è,	dunque,	sviluppare	 una	 ricerca	 che	 analizzi	 non	 tanto	i	 romanzi	nella	loro	struttura	quanto	i	singoli	personaggi	 fascisti	 nella	 produzione	 letteraria	 di	 Camilleri	in	connessione	sia	alle	memorie	dell’autore	&#13;
che,	dove	presenti,	ai	riadattamenti	televisivi	delle	&#13;
opere.; Andrea	Camilleri,	born	in	1925,	during	the	early	&#13;
part	of	his	youth	was	an	ardent	supporter	of	the	&#13;
National	Fascist	Party	(PNF),	only	to	soon	reconsider	 his	 stance,	 growing	 disillusioned	 with	 the	&#13;
party’s	rhetoric	and	the	monotony	of	collective	demonstrations.	The	trace	of	these	two	phases	of	Camilleri’s	perception	of	fascism	remains	clearly	visible	in	his	fictional	characters;	the	fascist	protagonists	 in	 his	 novels	 and	 short	 stories	 generally	&#13;
fall	into	two	distinct	human	categories:	either	as	&#13;
repentant	 young men	 or	 as	 arrogant	 collaborators	 of	 the	 regime,	 often	 portrayed	 as	 duped	 or	&#13;
cuckolded,	 deceived	 by	 their	 own	 wives,	 who	&#13;
themselves	 are	 frequently	 mocked	 or	 ridiculed.	&#13;
This	study	aims	to	examine	some	of	the	most	significant	Camillerian	characters	associated	with	fascism,	with	particular	attention	to	those	found	in	&#13;
lesser-known	short	stories	that	have	received	limited	 exposure	 among	 the	 author’s	 television	 audience.	The	ultimate	goal	of	this	work	is	to	develop	&#13;
an	analysis	not	so	much	of	the	novels	as	complete	&#13;
structures,	but	rather	of	the	individual	fascist	characters	in	Camilleri’s	literary	production,	considered	in	relation	both	to	the	author’s	own	autobiographical	memories	and,	where	applicable,	to	the	&#13;
television	adaptations	of	his	works.
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<dc:date>2026-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Il fiore reciso e la falce. Semantica figurata della morte prematura dall'Eneide ai Promessi Sposi</title>
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<name>Falco, Francesca</name>
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<updated>2026-03-30T11:58:54Z</updated>
<published>2026-01-01T00:00:00Z</published>
<summary type="text">Il fiore reciso e la falce. Semantica figurata della morte prematura dall'Eneide ai Promessi Sposi
Falco, Francesca
Nato nel contesto di una più vasta ricerca sull’intertestualità virgiliana nei Promessi sposi, il presente saggio indaga la memoria di specifici passi&#13;
dell’Eneide all’interno del romanzo manzoniano&#13;
in relazione alla morte innocente e prematura, un&#13;
tema comune ai due autori che trova il suo correlativo letterario-naturalistico nella similitudine&#13;
del fiore reciso, elemento centrale di una «botanica volta al patetico». Lo studio si concentra sul&#13;
trittico famigliare di Cecilia, descritto nel cap.&#13;
XXXIV dei Promessi sposi, in un’analisi che muove&#13;
dalle memorie linguistiche e tematiche per cogliere l’apporto semantico veicolato dalle reminiscenze eneadiche, in particolar modo degli episodi&#13;
della morte di Eurialo e Pallante.; Developed within the context of a broader study&#13;
on Virgilian intertextuality in The Betrothed, this&#13;
essay investigates the memory of specific passages&#13;
from the Aeneid within Manzoni’s novel, particularly concerning the theme of innocent and premature death. This common subject finds its literary-naturalistic correlative in the simile of the cut&#13;
flower, a central element of the «botany aimed at&#13;
the pathetic» («botanica volta al patetico»). The&#13;
study focuses on the familial triptych of Cecilia&#13;
(Chapter XXXIV), analyzing linguistic and thematic echoes to determine the semantic contribution conveyed by the Aeneid’s reminiscences, specifically the death episodes of Euryalus and Pallas.
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<dc:date>2026-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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<title>«Io, che abbia da scrivere e da leggere,	sto bene dappertutto». Prolegomeni alla biblioteca personale di Cesare Pavese</title>
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<name>Gatto, Eleonora</name>
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<updated>2026-03-30T11:57:26Z</updated>
<published>2026-01-01T00:00:00Z</published>
<summary type="text">«Io, che abbia da scrivere e da leggere,	sto bene dappertutto». Prolegomeni alla biblioteca personale di Cesare Pavese
Gatto, Eleonora
L’articolo offre una prima ricognizione generale&#13;
della biblioteca appartenuta a Cesare Pavese, oggi&#13;
conservata presso il Centro Studi Interuniversitario&#13;
“Guido Gozzano-Cesare Pavese” dell’Università&#13;
di Torino. A partire dai primi inventari redatti in&#13;
Casa editrice all’indomani della morte dello scrittore e dalla successiva catalogazione dei volumi&#13;
confluiti nel Fondo Sini e nel Fondo Einaudi, l’ingente patrimonio librario è messo in relazione con&#13;
i registri di prestito della Biblioteca Nazionale di&#13;
Torino. Particolare attenzione è riservata poi&#13;
all’analisi delle postille autografe, annotate sulle&#13;
pagine di Seneca, Leopardi, D’Annunzio e Manzoni, al pari degli appunti e dei segni di lettura presenti sui manuali scolastici, custoditi presso il Centro Studi torinese.; The article provides a systematic survey of Cesare&#13;
Pavese’s personal library, preserved at the Centro&#13;
Studi Interuniversitario “Guido Gozzano-Cesare&#13;
Pavese” of the University of Turin, and examines it&#13;
as a primary source for the study of the author’s&#13;
reading practices and intellectual formation. Building on the earliest inventories compiled after Pavese’s death, as well as on the subsequent cataloguing of the volumes incorporated into the Fondo Sini&#13;
and the Fondo Einaudi, the study places this substantial corpus in dialogue with the hitherto unpublished lending registers of the National Library&#13;
of Turin. Particular attention is devoted to marginalia and reading traces in volumes by Seneca, Leopardi, D’Annunzio, and Manzoni, as well as in&#13;
school textbooks.
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<dc:date>2026-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Abitare la fine: metafisica e iconografia dei luoghi nella poesia di Guido Gozzano</title>
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<name>Greco, Dario</name>
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<updated>2026-03-30T11:57:07Z</updated>
<published>2026-01-01T00:00:00Z</published>
<summary type="text">Abitare la fine: metafisica e iconografia dei luoghi nella poesia di Guido Gozzano
Greco, Dario
Il	contributo	indaga	la	metafisica	e	l’iconografia	&#13;
dei	 luoghi	 nella	 poesia	 di	 Guido	 Gozzano,	 assumendo	lo	spazio	non	come	semplice	scenario	descrittivo,	 ma	 come	 dispositivo	 fenomenologico	 e	&#13;
ontologico.	 I	 luoghi	 gozzaniani	 si	 configurano	&#13;
come	 spazi	 attraversati	 da	 tensioni	 dialettiche	&#13;
che	disarticolano	il	continuum temporale	e	rivelano,	nel	qui	e	ora poetico,	l’instabilità	della	materia	 e	 dell’identità.	 Case,	 corpi	 e	 ambienti	 non	&#13;
fondano	l’abitare,	ma	lo	negano,	manifestandosi	&#13;
come	luoghi	disabitati	o	abitabili	solo	nella	forma	&#13;
della	distanza	e	dell’esilio.	In	questa	prospettiva,	il	&#13;
luogo	non	costruisce	l’identità	del	soggetto,	bensì	&#13;
ne	espone	la	frattura,	rendendo	visibile	una	metafisica	del	limite	in	cui	presenza	e	assenza	coincidono.	Il	soggetto	poetico,	a sua	volta,	appare	disabitato,	 inscritto	 in	 un	 ordine	 superiore	 governato	da	Spazio	e	Tempo,	unici	principi	attivi	della	&#13;
realtà	naturale.	L’analisi	mostra	come	tali	istanze	&#13;
ontologiche	 non	 si	 esprimano	 in	 forma	 concettuale	astratta,	ma	trovino	nella	dimensione	iconografica	la	loro	necessaria	modalità	di	manifestazione,	facendo	dei	luoghi	il	teatro	simbolico	della	&#13;
fine,	 intesa	 non	 come	 termine	 cronologico,	 ma	&#13;
come	confine	instabile	tra	essere,	tempo	e	dissoluzione	dell’io.; This	study	investigates	the	metaphysical	and	iconographic	 dimensions	 of	 place	 in	 the	 poetry	 of	&#13;
Guido	Gozzano,	approaching	space	not	as	a	mere	&#13;
descriptive	background	but	as	a	phenomenological	 and	 ontological	 device.	 Gozzano’s	 places	&#13;
emerge	as	spaces	traversed	by	dialectical	tensions	&#13;
that	 disrupt	 temporal	 continuity	 and	 reveal,	&#13;
within	the	poetic	here	and	now,	the	instability	of	&#13;
matter	and	identity.	Houses,	bodies,	and	environments	do	not	ground	dwelling	but	negate	it,	appearing	as	places	that	are	uninhabited	or	inhabitable	 only	 through	 distance	 and	 exile.	 From	 this	&#13;
perspective,	place	does	not	construct	the	subject’s	&#13;
identity	 but	 rather	 exposes	 its	 fracture,	 making	&#13;
visible	 a	metaphysics	 of	 the	limit	in	 which	 presence	and	absence	coincide.	The	poetic	subject,	in&#13;
turn,	 appears	 dis-inhabited,	 inscribed	 within	 a	&#13;
higher	 order	 governed	 by	 Space	 and	 Time,	 the	&#13;
only	active	principles	of	natural	reality.	The	analysis	shows	that	these	ontological	concerns	are	not	&#13;
articulated	 through	abstract	conceptual	systems	&#13;
but	find	their	necessary	mode	of	manifestation	in	&#13;
iconography,	 turning	 places	 into	 the	 symbolic	&#13;
stage	of	the	end,	understood	not	as	a	chronological	termination	but	as	an	unstable	boundary	between	being,	time,	and	the	dissolution	of	the	self.
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