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<title>Filologia classica</title>
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<title>Aspetti della tradizione degli Etymologica  bizantini  e loro ricezione in Italia meridionale  nell'ambiente di Costantino Lascaris.</title>
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<description>Aspetti della tradizione degli Etymologica  bizantini  e loro ricezione in Italia meridionale  nell'ambiente di Costantino Lascaris.
Rocciola, Francesca
Il presente lavoro ha come oggetto di ricerca gli Etymologica bizantini: gli studi sull’antica lessicografia greca e sugli etimologici in particolare sono ancora fermi ad uno stato embrionale, per così dire, giacché la materia si presenta piuttosto complessa e intricata. 
La ricerca nasce dall’esigenza di fare chiarezza sullo status quaestionis della tradizione degli Etymologica, e di provare a stabilirne lo stemma codicum, rivolgendo particolare attenzione al “capostipite” della tradizione etimologica, l’Etymologicum Genuinum, la cui conoscenza risulta attualmente frammentaria. 
Attraverso un paziente e minuzioso raffronto tra autorevoli ricerche e recensioni precedenti, dopo un’attenta revisione testuale autoptica, si è cercato di recuperare alcune vexatae quaestiones relative al Genuinum e di contribuire, se pur in misura limitata, a fornire ulteriori dati d’indagine circa la provenienza e la datazione dei principali manoscritti vettori dell’etimologico (Vat. gr. 1818 e Laur. San Marco 304), nonché circa le fonti utilizzate per l’allestimento del Genuinum.
Infine, si è proceduto ad indagare sulla ricezione e sull’utilizzo degli Etymologica in Italia meridionale nel XV-XVI secolo prendendo in esame in particolare i manoscritti della collezione Uceda (Biblioteca Nacional di Madrid), vettori di testi etimologici appartenuti all’umanista bizantino Costantino Lascaris; sono stati forniti di volta in volta alcuni dati paleografici e codicologici dei manoscritti presi in considerazione, l’indicazione della fonte etimologica dei testi, con relativa trascrizione inedita, e l’analisi dettagliata di alcuni lemmi a scopo esemplificativo.
In “appendice” si propone per la prima volta l’edizione dei marginalia di mano otrantina presenti nel Vat. gr. 1818: si tratta di una trascrizione completa di tali note addizionali poste in sinossi con il testo del Barb. gr. 70 (Gudianum). In tale edizione critica ho ritenuto utile porre in sinossi i marginalia di mano otrantina del Vat. gr. 1818 e i lemmi del codice Barb. gr. 70 : per il Gudianum ho preso a riferimento l’edizione di De Stefani  fino alla lettera zeta; per il lessico dei sinonimi presente ai fogli 149-155 del codice mi sono attenuta all’edizione di Palmieri , poiché il fascicolo risulta pressoché illeggibile a causa dello stato di deterioramento in cui versa il Barb. gr. 70. 
L’edizione presenta un apparato dei marginalia articolato in due sezioni; nella prima dedicata ai loci, ho dato conto delle fonti (individuate e dubbie) di cui si è servito il copista otrantino; nella seconda ho segnalato i problemi codicologici e paleografici che si riscontrano nel Vat. gr. 1818. 
Là dove i marginalia del codice vettore del Genuinum non risultino comprensibili a causa dell’inchiostro evanido o del danneggiamento dei fogli, si è fatto ricorso alla tradizione parallela (in particolare al Gudianum e al Magnum): quando non è stato possibile ricostruire il testo dei marginalia ho segnalato tra parentesi quadre il numero indicativo delle lettere mancanti; si tratta di un numero approssimativo dal momento che il modulo delle lettere può variare considerevolmente anche all’interno di una stessa glossa. .. [a cura dell'Autore]
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<dc:date>2016-05-23T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Il primo libro del De Ira di Seneca. Traduzione e commento</title>
<link>http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/3168</link>
<description>Il primo libro del De Ira di Seneca. Traduzione e commento
Capozzi, Laura
Questo lavoro di tesi consiste nella traduzione e nel commento del primo libro del De
ira di Seneca, l’unico dei tre di cui non è mai stato realizzato un lavoro sistematico di
commento, ma solo note marginali. La tesi è strutturata in una prima sezione, che funge da
introduzione, in cui sono state trattate questioni come l’anno di composizione, il destinatario,
le fonti filosofiche; vi si prospettano inoltre i principali problemi di carattere testuale e un
confronto con altri autori, greci e latini, che hanno scritto su questo adfectus. Seguono il testo,
che riproduce quello di Reynolds (L. Annaei Senecae, Dialogorum libri duodecim, recognovit
brevique adnotatione critica instruxit L. D. Reynolds, Oxonii 1977), la traduzione e il
commento lemmatico. In conclusione la bibliografia. [a cura dell'Autore]; This thesis is the translation and commentary of the first book of Seneca's De ira. The thesis is structured in a first section, which acts as introduction, in which issues such as the year of composition and the philosophical sources; there are also the main textual problems and one comparison with other authors, Greeks and Latin who have written about this adfectus. They follow the text, which reproduces that of Reynolds (L. Annaei Senecae, Dialogorum libri duodecim, recognovit brevique adnotatione criticism instruxit L. D. Reynolds, Oxonii 1977), translation and lemmatic commentary. In conclusion the bibliography. [edited by Author]
2014 - 2015
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<dc:date>2017-10-23T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Aristotele, Costituzione degli Spartani - Frammenti</title>
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<description>Aristotele, Costituzione degli Spartani - Frammenti
Cerrone, Francesco
Il presente lavoro consiste in una ricostituzione del corpus dei frammenti attribuibili alla
Costituzione degli Spartani di Aristotele con traduzione e commento esegetico, storico e
storiografico. Rientrano nel corpus sia i frammenti di tradizione indiretta sia l’estratto di
Eraclide Lembo, erudito alessandrino del II secolo a.C, che realizzò un lavoro di epitome
delle Politeiai aristoteliche, con ogni probabilità a noi giunto ulteriormente compendiato da
un anonimo excerptor. Essendo stata provata e comunemente accettata la sostanziale
fedeltà degli estratti eraclidei all’originale aristotelico, per quanto concerne la presenza di
argomenti e la successione delle notizie, l’estratto spartano è utilizzato, quando presente,
come elemento di supporto, per il lavoro di ricostituzione del corpus nel riconoscimento e
nella numerazione dei frammenti. Punto di riferimento sono state le precedenti edizioni dei
frammenti aristotelici di tradizione indiretta, realizzate da V. Rose e da O. Gigon, che, dopo
i Fragmenta Historicorum Graecorum (FHG) di C. Muller. Nel presente lavoro sono stati
riconosciuti come frammenti sia testi che presentano citazione esplicita, insieme, di
Aristotele e dell’opera, del solo Aristotele o della sola opera sia testi in cui è presente
soltanto una forte similarità di contenuto8
con altri che si possono riportare all’opuscolo
aristotelico. Alcuni elementi, emersi nel corso del lavoro, hanno indotto a procedere ad una
nuova numerazione dei frammenti rispetto a quelle proposte da Rose e poi da Gigon.
Le traduzioni sono state realizzate, cercando di rispettare, quanto più possibile, il testo
greco, sia a livello lessicale che sintattico. Questo per evitare che distorsioni del lessico e
della struttura della fonte citante potessero impedire di cogliere eventuali distorsioni da
questa operate sul testo aristotelico tràdito.
Il commento ha affrontato problemi testuali ove necessario, più frequentemente aspetti
storici, storiografici, e, in alcuni casi, filologici; si è cercato innanzitutto di rendere ragione
delle scelte operate, per quanto concerne l’attribuzione dei frammenti, la loro delimitazione
all’interno della fonte tralatrice e la numerazione a questi attribuita. Si è proposto inoltre,
per alcuni testi, il riconoscimento come frammenti dubbi, potenzialmente attribuibili
all’opuscolo aristotelico. Si tratta di testi non riconosciuti dalle precedenti edizioni,
individuati graficamente dal punto interrogativo.
I testi paralleli, cioè quei testi che riportano un contenuto simile a quello dei testi già
riconosciuti di provenienza aristotelica ma che non presentano citazione esplicita né di
Aristotele né dell’opera, sono individuati graficamente con un asterisco. [a cura dell'Autore]; This work consists in a reconstitution of the corpus of fragments ascribable to the Constitution of the Spartans by Aristotle through the translation and the exegetical, historical and historiographical commentary.
Within the corpus of both the fragments preserved by the indirect tradition and the extract of Heraclides Lembo, the Alexandrian scholar of the second century B.C., who created an epitome of the Aristotelean Politeiai, which, in all likelihood, came to us in a further epitomized form by an anonymous excerptor. Since the substantial fidelity of the original extracts from Heracleides to the original version by Aristotle has been proved and accepted. For what concerns the presence of topics and the succession of the information, the Spartan extract is used, when possible, as a support element for the reconstitution work of the corpus in the recognition and numbering of fragments. The points of reference were the previous editions of Aristotle's fragments of indirect tradition made by V. Rose and O. Gigon and the Historicorum Fragmenta Graecorum (FHG) of C. Muller. In this work have been recognized as fragments both texts with explicit quotations from Aristotle or from the discussed work by Aristotle, and texts, in which there is just a strong similarity with others which can be connected with the Aristotelian pamphlet. Some information which emerged from the work led to proceed with a new and different numbering of the fragments compared with the one proposed by Rose and then by Gigon.
The translations were made trying to respect as much as possible the Greek text both from the lexical and the syntactical point of view. This was to prevent distortions of the vocabulary and of the structure of the citing source, which could made difficult to detect distortions operated from the translation on the traditionalized text by Aristotle.
The comments faced textual problems, where necessary, more frequently historical, historiographical, and, in some cases, philological issues; it was first tried to give an account of the choices regarding the allocation of the fragments, their boundaries within the texte- source and the numbering which has been attributed to them. For some texts it has also been proposed the recognition of doubtful fragments, potentially attributable to the Aristotelian
pamphlet. These texts are not recognized by previous editions and graphically identified by the question mark.
The parallel texts, i.e. the texts that report a content similar to that of the already recognized texts as Aristotelian, do not show explicit mention either of Aristotle or his work and they are graphically identified with an asterisk. [edited by Author]
2013 - 2014
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<dc:date>2016-10-02T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Il commento di Antonio Costanzi da Fano ai Fasti di Ovidio Edizione critica del commento a Fast. I-III</title>
<link>http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/2404</link>
<description>Il commento di Antonio Costanzi da Fano ai Fasti di Ovidio Edizione critica del commento a Fast. I-III
Toscano, Felicia
The thesis consists in the critical edition of Antonio Costanzi’s (Fano 1436-1490) commentary
on Ovid’s Fasti, transmitted in two different versions, namely, the first one contained in the
manuscript BAV Vat. Lat. 360 (1480) and the second one in the editio princeps of the work (1489).
In addition to this exegetical material, there are the marginalia, contained in the ms. BAV Chig.
H.VI.204, which prove a Costanzi’s lectura of the Fasti prior to the commentary.
The reading of this commentary is beneficial, not only because the work is a mine of
information on the fortune of the ovidian poem, and, more generically, about the exegetical history
of classical texts during the Renaissance, but also because it is also an invaluable source of useful
information about the ideological and cultural réseau in which Fasti were read and commented in
the second half of the 15th century.
So, in order of a more conscious reading of the commentary, the edition is preceded by an
extensive introduction, divided in four chapters: a brief picture of 11th-15th exegesis on Fasti; life
and works of Antonio Costanzi; codicological and palaeographical (and typographical) description
of the witnesses of the commentary; the analysis of the paratextual documents (epigramma ad
posteros, dedicatory letter to Federico da Montefeltro, praefationes to the commentary on Fast. IIII,
epilogue to the reader, letter of Costanzi to Zagarello Gambitelli), the editorial process of the
work, the exegetical method of the humanist and the iter of construction of the scholia. Finally,
there are also two appendices: the first one contanis the edition of the epilogue to the reader; the
second one the letter of Costanzi to Zagarello Gambitelli. [edited by Author]; La tesi consiste nell’edizione critica del commento di Antonio Costanzi da Fano (Fano 1436 -
1490) a Fast. I-III, tràdito in due diverse stesure, precisamente, quella contenuta nel manoscritto
BAV Vat. lat. 360 (1480) e quella testimoniata dagli esemplari dell’editio princeps dell’opera
(1489). A questo materiale esegetico vanno accostate le note marginali al testo dei Fasti, contenute
nel ms. BAV Chig. H.VI.204, che testimoniano la lettura dell’opera da parte dell’umanista,
antecedente alla stesura del commentario.
La lettura del commento di Costanzi si rivela giovevole, non soltanto perché l’opera costituisce
una miniera di informazioni sulla ricezione del testo del poeta di Sulmona in età umanistica, e, più
in generale, sulla storia dell’esegesi dei testi classici nell’Umanesimo, ma in quanto essa è anche
preziosa fonte di notizie utili alla delineazione del réseau ideologico e culturale nel quale furono
letti e commentati i Fasti nella seconda metà del secolo XV.
Alla luce di ciò, al fine dunque di una più consapevole lettura del testo del commentario,
l’edizione è preceduta da un’ampia introduzione, ripartita in quattro capitoli, in cui è tratteggiato un
breve quadro dell’attività esegetica sui Fasti fra XI e XV secolo; sono forniti cenni sulla vita e le
opere di Antonio Costanzi; sono analizzati, dal punto di vista codicologico e paleografico, i
testimoni del commento; infine, sono presi in esame i documenti paratestuali (epigramma ad
posteros, lettera prefatoria a Federico di Montefeltro, praefationes al commento a Fast. II e III,
epilogo rivolto al lettore, lettera di Costanzi a Zagarello Gambitelli) ed è delineato il processo di
gestazione redazionale dell’opera, il metodo adottato dall’umanista nell’esegesi del testo dei Fasti e
l’iter di allestimento degli scolii. Seguono all’edizione del commento e delle note del manoscritto
Chigiano a Fast. I-III due appendici: nella prima è data l’edizione dell’epilogo al lettore, presente in
duplice stesura nel manoscritto Urbinate e nell’editio princeps, nella seconda della lettera di
Costanzi a Zagarello Gambitelli, posta a chiusura degli esemplari a stampa del commentario. [a cura dell'Autore]
2013 - 2014
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