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http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/1432
Titolo: | Commento a Ov. Pont. 4, 8 e 4, 9 |
Autore: | Esposito, Paolo Galasso, Luigi Grazzini, Stefano Crispino, Anna Lisa |
Parole chiave: | Ovidio;Pontica;Esilio;Tomi |
Data: | 3-mag-2014 |
Abstract: | The fourth book of the Pontica of Ovid have a fundamental importance within the entire collection,
for the issues addressed and the peculiarities of the reflections in which the poet arrives in this part
of the collection. The commentary of Helzle (1989) is the last commentary, in origin a doctoral
thesis. It comments on the first seven of the fourth book of elegies and the sixteenth, leaving the
elegy, the eighth which , rightly, by Galasso has been called “proemio al mezzo”, because a
condensate on the role and activities of the poet, and the ninth , perfectly harmonized with the
previous elegy as full exemplification of poetry celebrating only theorized in previous composition
and perfect introduction of the themes of the second part of the collection. The poet , who was
forced away from Rome , does not intend to isolate oneself in the world, but try every possible way,
conceiving a poem that meets the needs of the recipient to whom it is addressed. What I can
guarantee is the eternal glory that comes from memory in his poetry. The exile outcast reorganizes ,
far from Rome, his previous reality , through poetry and his mind, substitute vision, which allows
him, he hopes, to participate as it can to the important events of Roman public life, as the beginning
consulate of Grecino . The new way of poetry is dictated by the particular situation of the exile that
needs support. The figure of the princeps and the environment of the court, members of the political
elite become an intrusive presence, personal dedications reappear and transform the intimacy of
friendship in deference patronage . Sometimes have been allegations of flattery addressed to Ovid ,
Ovid has sometimes been called the first of the poets courtiers (Grimal , 1968). The poem
conceived in these elegies of Ovid undoubtedly gives the new image of the poet Ovid , who uses
ideas and materials for the construction of an innovative poetic project, which shows a poet
spectator and participant, the protagonist of the poem as never before, a claimant position social that
does not belong to him anymore . The new poem is made up of poems that would find the approval
of Augustus, a poem is not so far from Tristia and Pontica, more compatible with the new reality in
which the poet is the protagonist and participant, in which lays claim to its own membership, a
poetry that can only be the poem occasion. It isn’t found in this new poem a precise and explicit
willingness on the part of a recipient, so that is not a client, Ovid is not a cliens. Moreover, the new
genre of poetry, the poetry of occasion, find space previously: Ovid is to inform himself in Pont. 1,
2, 129-132 have dialed a epithalamium for the wedding of Paolo Fabio Massimo and in Pont. 1, 7,
29 ff . he had composed on the occasion of the death of the father of Messalino a poem recited at
her funeral. Although it does not keep track Ovid held, therefore, activities poet of occasion. The
tense relations with the princeps , the pyramidal system of relations and the gradual creation of a
language to formulate and flattering cliens-patronus radically change the poetry and the poetry of
Ovid homage staff become part of his work. [edited by Author] Il quarto libro dei Pontica ha un’importanza fondamentale all’interno dell’intera raccolta, per le tematiche affrontate e per la peculiarità delle riflessioni a cui il poeta approda in questa parte della raccolta, un unicum rispetto alla poesia precedente. L’ultimo commento al quarto libro è quello di di Helzle del 1989. Tale commento, in origine una tesi di dottorato, si limita a commentare le prime sette elegie del quarto libro e la sedicesima, tralasciando, di fatto, quella elegia, la ottava, che, a giusto titolo, da Galasso è stata definita un proemio al mezzo, perché un condensato sul ruolo e l’attività del poeta, e la nona, perfettamente armonizzata con l’elegia precedente in quanto piena esemplificazione della poesia celebrativa soltanto teorizzata nel precedente componimento e introduzione perfetta delle tematiche della seconda parte della raccolta. Il poeta, costretto lontano da Roma, non intende chiudersi nel proprio mondo ma tenta ogni strada possibile, concependo una poesia che venga incontro alle necessità dei destinatari a cui si rivolge. Ciò che può garantire è la gloria eterna, che nasce dal ricordo nella sua poesia. L’esule emarginato riorganizza, lontano da Roma, la sua realtà precedente, attraverso la poesia e la sua mente, surrogato della vista, che gli permette, egli spera, di partecipare come può agli eventi importanti della vita pubblica romana, come l’inizio del consolato di Grecino. Il nuovo modo di far poesia è dettato dalla particolare situazione dell’esiliato che necessita di appoggi. La figura del princeps e dell’ambiente di corte, dei membri dell’elite politica divengono una presenza invadente, ricompaiono le dediche personali e trasformano l’intimità dell’amicizia in deferenza clientelare. Talvolta sono state rivolte ad Ovidio accuse di piaggeria, Ovidio è stato talvolta definito il primo dei poeti cortigiani (si guardi Grimal, 1968). La poesia concepita in queste elegie ovidiane dà indubbiamente l’immagine di Ovidio poeta nuovo, che adopera spunti e materiali per la costruzione di un progetto poetico innovativo, che mostra un poeta spettatore e partecipe, protagonista quanto mai prima della poesia, rivendicatore di una posizione sociale che non gli appartiene più. La nuova poesia è costituita da carmi che troverebbero l’approvazione augustea, una poesia non tanto distante da Tristia e Pontica, più compatibile con la nuova realtà in cui il poeta è protagonista e partecipe, quella in cui rivendica con forza la propria appartenenza, una poesia che non può che essere la poesia d’occasione. Non è rintracciabile in questa nuova poesia una precisa ed esplicita volontà da parte di un destinatario, che quindi non è un committente, Ovidio non è un cliens. Del resto il nuovo genere poetico, la poesia d’occasione, trova spazio già precedentemente: è Ovidio stesso ad informarci in Pont. 1, 2, 129-132 di aver composto un epitalamio per le nozze di Paolo Fabio Massimo e in Pont. 1, 7, 29 ss. di aver composto in occasione della morte del padre di Messalino un carme recitato poi ai suoi funerali nel foro. Sebbene non se ne conservi traccia Ovidio svolgeva, dunque, attività di poeta d’occasione. L’irrigidirsi dei rapporti con il princeps, il sistema piramidale di rapporti e la progressiva creazione di un linguaggio formulare e adulatorio cliens patronus modificano radicalmente la poesia ovidiana e la poesia di omaggio personale diventano parte della sua opera. [a cura dell'Autore] |
Descrizione: | 2012-2013 |
URI: | http://hdl.handle.net/10556/1432 http://dx.doi.org/10.14273/unisa-278 |
È visualizzato nelle collezioni: | Filologia classica |
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abstract in italiano e in inglese A. L. Crispino.pdf | abstract a cura dell’autore (versione italiana e inglese) | 81,33 kB | Adobe PDF | Visualizza/apri |
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