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Titolo: Il principio di individuazione nel Commento di Landolfo Caracciolo alle Sentenze. Testo e studio
Autore: Giulio d‟Onofrio
Alessandro D. Conti
Francesco Fiorentino
Mancinelli, Monia
Parole chiave: Landolfo Caracciolo;Principio di individuazione;Scotismo
Data: 20-lug-2017
Abstract: This research is aimed at reconstructing and studying the sections of Landulph Caracciolus’s commentary on the Sentences dedicated to the principle of individuation. Landulph Caracciolus is a Franciscan friar coming from Naples who lived in the XIVth century and who lectured the Sentences at Paris in the academic year 1318-1319. Recently, Christopher D. Schabel has underlined that, despite its widespread popularity and the important context of its composition, however, Landulph’s commentary on the Sentences has largely been neglected. From 1999 Christopher D. Schabel and Russell L. Friedman have been promoting a larger attention to Landulph’s commentary, showing that the Franciscan friar can be an interesting mean to trace the story of the reception of Duns Scotus and Peter Auriol’s doctrines at the University of Paris during the first twenty years of the XIVth century. The question of the principle of the individuation is about the research of the existence and the identification of the element responsible for both ontological determination and knowledge of the single entity. The first chapter of this work shows that the question explodes during the XIIIth century thanks to the Aristotelian corpus and to Avicenna’s and Averroes’s works, and many thinkers try to offer a personal solution to the problem, offering six main competing theories: 1) real natures are individual as such (William of Ware); 2) double negation (Henry of Ghent); 3) actual existence (maybe Roger Bacon, Peter of Falco, Peter of Alverny or Robert Kilwardby); 4) the collection of personal accidents/properties (ascribed to Boethius), and particularly quantity (Godfrey of Fontaines and Thomas Sutton); 5) matter (Albert the Great, Thomas of Aquin and Giles of Rome); 6) respectus ad agens (unknown). In the XIVth century John Duns Scotus and Peter Auriol add their proposals. The Subtle Doctor gives a solution that is complex and rich of critical issues, due to the evolution of his theory for the principle of individuation (from forma individualis superaddita to the common nature to the ultima realitas formae, a positive entity logically similar to a difference and really identical but formally non-identical to the common nature) and to the plurality of terms and expressions with their content-related nuances (‘forma individualis’, ‘differentia individualis’, ‘proprietas individualis’, ‘gradus individualis’ or ‘gradus intrinsecus’, ‘ultima realitas formae’ and ‘haecceitas’); despite this, Duns Scotus is able to reach his aim to reconsider the value of the singular, recognizing to the individual a central role both form the ontological point of view (because common natures and individuals, originating from differences by their superiors, have the same structural shape and the same metaphysical composition) and the gnoseological point of view (because the principle of individuation is a metaphysical entity and so it is equipped with a certain degree of intellegibility), so that there are only a difference of degree and of way of being between common natures and concrete individuals. The novelty and the subtlety of this solution on the principle of individuation produces a certain interest on different thinkers, called “early Scotists”, present at Paris during Scotus’s teaching years as lector and magister and considered as the firts responsibles of the interpretation ad diffusion of Scotus’s thought. .. [edited by Author]
Obiettivo di questo lavoro di tesi di dottorato è quello di realizzare la ricostruzione del testo e lo studio storico-filosofico delle sezioni del commento di Landolfo Caracciolo alle Sentenze dedicate al principio di individuazione. Landolfo Caracciolo è un frate francescano originario di Napoli di cui si hanno poche notizie biografiche, ma che si sa essere vissuto tra la fine del XIII secolo e la prima metà del XIV secolo ed essere stato lettore delle Sentenze a Parigi. Recentemente, Christopher D. Schabel ha sottolineato che, nonostante la fama di Landolfo duri per oltre centocinquanta anni dopo la sua morte, e che l’interesse per il suo commento alle Sentenze sia attestato dalla sua trasmissione (interamente o in parte) in più di trenta manoscritti conosciuti, in diversi altri frammenti e in un incunabulo, tale opera è stata ampiamente trascurata dagli studi dei medievisti contemporanei. A partire dal 1999, Russell L. Friedman e Christopher D. Schabel hanno incentivato un lavoro più puntuale verso il commentario del frate napoletano, lavoro che ha portato, fino ad oggi, alla produzione di numerosi articoli contenenti soprattutto l’edizione di parti del testo relative a questioni dottrinali particolari, all’organizzazione di due sezioni dedicate al pensiero del frate napoletano nel convegno internazionale della SIEPM svoltosi a Freising nell’agosto 2012, e alla preparazione (ancora in corso), da parte di Christopher D. Schabel e di William O. Duba, di una monografia interamente riservatagli. La storia finora ricostruita dagli studiosi ha mostrato come la figura di Caracciolo, sebbene ancora poco studiata, possa essere considerata un interessante strumento per tracciare la storia della recezione nel secondo decennio del XIV secolo presso l’Università di Parigi delle dottrine di Giovanni Duns Scoto e di Pietro Aureolo. In particolare, l’attenzione di Russell L. Friedman e Christopher D. Schabel si è finora concentrata su quelle distinzioni del commento caraccioliano alle Sentenze dedicate ad alcuni aspetti della psicologia filosofica, quali l’intenzionalità e la conoscenza intellettuale dei singolari, per due motivi: da un lato, essi sono tra le tematiche più dibattute all’epoca di Caracciolo a seguito dell’introduzione della teoria della conoscenza intuitiva di Giovanni Duns Scoto e della teoria dell’esse apparens di Pietro Aureolo; dall’altro, essi sono gli argomenti da cui emerge maggiormente quella che, secondo i due studiosi, è la caratteristica principale del lavoro del frate napoletano, ovvero dimostrare che le teorie di Pietro Aureolo non sono corrette attraverso la ripresa e lo sviluppo delle idee del Dottor Sottile. I due campi di indagine relativi all’intenzionalità e alla conoscenza intellettuale del singolare sono tuttavia strettamente connessi al problema dell’individuazione, poiché esso ne è uno dei fondamenti; per questo motivo l’attenzione di questo lavoro di tesi di dottorato si concentrerà sulla teoria caraccioliana dell’individuazione, in modo da integrare gli scritti già intrapresi dai due studiosi attraverso l’identificazione del punto di vista metafisico che è alla base della psicologia filosofica di Landolfo. .. [a cura dell'Autore]
Descrizione: 2015 - 2016
URI: http://hdl.handle.net/10556/2694
http://dx.doi.org/10.14273/unisa-1043
È visualizzato nelle collezioni:Filosofia, scienze e cultura dell'età tardo-antica, medievale e umanistica

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