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<title>Sinestesieonline. Anno 11, no. 37 (Settembre 2022)</title>
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<title>«La poesia è solo il proprio evento». Una prospettiva estetica sulla relazione tra poesia, riflessione filosofica e simbolo</title>
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<name>Bordoni, Michele</name>
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<updated>2025-04-30T18:00:52Z</updated>
<published>2022-01-01T00:00:00Z</published>
<summary type="text">«La poesia è solo il proprio evento». Una prospettiva estetica sulla relazione tra poesia, riflessione filosofica e simbolo
Bordoni, Michele
Partendo dalla complessa relazione tra pensiero
poetico e riflessione filosofica, passando per un’accezione immaginale e filosofico-religiosa del concetto
di simbolo, il saggio mette in relazione la pratica
poetica con la fenomenologia estetica del simbolo.
Alcune figure poetiche di matrice Romantica e medio-novecentesca, come Hölderlin, Rilke, Bonnefoy e
Luzi, vengono interrogate alla luce della concezione
tautegorica del simbolo. Il concetto di “tautegoria”,
proveniente dalla riflessione sull’immagine di Corbin, insieme ad altre esperienze di pensiero afferenti
alla moderna cultura visuale, mette al centro l’identità di simbolo e simboleggiato, di segno e referente,
creando una frattura con i concetti di allegoria e di
rappresentazione astratta. In questa serie di riflessioni si ipotizza un legame tra iniziazione religiosa e
pensiero poetico. Poesia e simbolo, intesi come movimenti attivi dello spirito tesi alla resa presente del
reale, si trovano uniti, in questa prospettiva, contro
l’astrazione concettuale e rappresentativa del pensiero e del linguaggio.; Starting from the complex relationship between poetic thought and philosophical reflection, moving
through an imaginal and philosophical-religious interpretation of the concept of symbol, the essay relates poetic practice to the aesthetic phenomenology
of the symbol. Some poetic figures of the Romantic
and mid-20th century matrix, such as Hölderlin,
Rilke, Bonnefoy and Luzi, are interrogated in the
light of the tautegorical conception of the symbol.
The concept of "tautegoria", originating from
Corbin's reflection on the image, together with other
experiences of thought pertaining to modern visual
culture, focuses on the identity of symbol and symbolised, sign and referent, creating a break with the concepts of allegory and abstract representation. In this
series of reflections, a link is hypothesised between
religious initiation and poetic thought. Poetry and
symbol, understood as active movements of the spirit
aimed at the present rendering of the real, find themselves united in this perspective against the conceptual and representational abstraction of thought
and language.
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<dc:date>2022-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Napoli senza infanzia: Serao, Ortese, Ferrante</title>
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<name>Cacciatore, Giulia</name>
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<updated>2025-04-30T17:55:41Z</updated>
<published>2022-01-01T00:00:00Z</published>
<summary type="text">Napoli senza infanzia: Serao, Ortese, Ferrante
Cacciatore, Giulia
Le voci di Serao, Ortese e Ferrante sono accomunate
dal tema dell’infanzia. Al centro della loro osservazione, sebbene attraverso sguardi e modalità narrative differenti, c’è il problematico rapporto tra la società degli emarginati e il potere, sia quello cieco
delle istituzioni, sia quello vermicolare della criminalità. La denuncia del degrado, della malattia fisica
e morale, della violenza in cui crescono i bambini di
Napoli, è dalle tre scrittrici declinata attraverso la
narrazione del corpo deforme («migliaia di ragazzi
e ragazze s’imputridiscono il corpo e l’anima nelle
vie fangose», scrive Serao), della vista che rivela a
Eugenia l’orrore di «cristiani cenciosi e deformi, coi
visi butterati dalla miseria», della gestualità spesso
violenta perché, osserva il personaggio di Elena, «far
male era una malattia». Se, per dirla con Foucault, la
finalità di un testo è «aller chercher ce qui est le plus
difficile à apercevoir, le plus caché, le plus malaisé à
dire et à montrer», le tre opere analizzate Il ventre
di Napoli (1884), Il mare non bagna Napoli (1953),
L’amica geniale (2011) possono essere accolte entro
tale orizzonte ermeneutico.; The voices of Serao, Ortese and Ferrante are share
the theme of childhood. At the center of their observation, although through different gazes and narrative modes, there are the problematic relationship
between the society of the marginalized and power,
both the blind one of institutions, and the vermicular
one of crime. The denunciation of degradation, of
physical and moral illness, of the violence in which
the children of Naples grow up, is declined by the
three writers through the narration of the deformed
body («thousands of boys and girls decay their body
and soul in the streets muddy », as written by Serao),
of the sight that reveals to Eugenia the horror of«
ragged and deformed christians, with faces pockmarked by misery», of the often violent gestures because, as observed by the character of Elena, «hurting was a disease». If, in the words of Foucault, the
purpose of a work is «aller chercher ce qui est le plus
difficile à apercevoir, le plus caché, le plus malaisé à
dire et à montrer», the three analyzed novels Il ventre di Napoli, Il mare non bagna Napoli, L’amica
geniale can be included in this hermeneutic horizon.
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<dc:date>2022-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Nella Penisola Iberica: note sul ‘Taccuino di viaggio’ (1889) di Benedetto Croce</title>
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<name>Coppola, Francesca</name>
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<updated>2025-04-30T18:00:59Z</updated>
<published>2022-01-01T00:00:00Z</published>
<summary type="text">Nella Penisola Iberica: note sul ‘Taccuino di viaggio’ (1889) di Benedetto Croce
Coppola, Francesca
Nel 1889, Benedetto Croce viaggiò per circa due mesi
in terra spagnola. Di questa esplorazione lasciò un
diario pubblicato postumo, nel 1961, nel quale delineò con precisione itinerari, aneddoti, figure umane.
Da allora il taccuino – nonostante la rilevanza del
contenuto e il suo essere un prezioso testimone della
congiuntura storica da cui prese avvio l’ispanismo
italiano – ha goduto di una scarsa diffusione e valorizzazione, sino a scomparire dalla circolazione libraria. Il presente lavoro, pertanto, intende soffermarsi su questo dispositivo testuale ad oggi ancora
trascurato e sulla singolarità dell’esperienza che ne
è all’origine per sondare, da un lato, la modalità attraverso cui lo sguardo autoriale attribuisce, agli
scenari contemplati, particolari significati; dall’altro, il cammino spirituale e intimo del Nostro, la cui
volontà di sperimentazione diretta non cede ai capricci dell’immaginazione ma è, al contrario, determinata a trovare la voce di una Spagna autentica.; In 1889, Benedetto Croce traveled in Spain for two
months. As a result of this exploration, he left a posthumous diary, published in 1961, in which he precisely outlined itineraries, anecdotes, as well as human figures. Since then, the notebook – despite the
relevance of its content and the fact of being a precious witness of the historical situation from which
Italian hispanism began – has had a little circulation
and valorization, until it disappeared from the circulation of books. This work, therefore, intends to dwell
on this text still neglected today, and on the singularity of the experience that is at its origin in order to
probe, on the one hand, the modality through which
the authorial gaze attributes particular meanings to
the contemplated scenarios; on the other hand, the
spiritual and intimate journey of Croce, whose desire
for direct experimentation does not yield to the
whims of the imagination but is, on the contrary, determined to find the voice of an authentic Spain.
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<dc:date>2022-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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<title>«Questo jeu de l’imagination»: Edoardo Sanguineti tra gioco, videogioco e letteratura</title>
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<name>Corosaniti, Valentina</name>
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<updated>2025-04-30T18:00:33Z</updated>
<published>2022-01-01T00:00:00Z</published>
<summary type="text">«Questo jeu de l’imagination»: Edoardo Sanguineti tra gioco, videogioco e letteratura
Corosaniti, Valentina
È il 1998 quando Edoardo Sanguineti entra a far
parte dell’OpLePo, l’opificio di letteratura potenziale nato sulla scorta del francese Ouvroir de Littérature Potentielle, fondato da Raymond Queneau in occasione di «une décade en septembre
1960 au château de Cerisy-la-Salle, intitulée Une
nouvelle défense et illustration de la langue française». Tuttavia, risale a molti anni prima l’interessamento del poeta genovese nei confronti del
gioco e delle sue contaminazioni con la letteratura, ed è proprio a partire da questo assunto che
il presente intervento si propone di indagare la relazione che intercorre tra l’autore de Il Giuoco
dell’oca e la ludicità, avvalendosi della testimonianza di alcuni documenti inediti (articoli di
giornale, ritagli di riviste) conservati nelle teche
della Sanguineti’s Wunderkammer e focalizzando l’attenzione sull’esperienza oplepiana e sul
suo naturale legame con l’OuLiPo, tassello essenziale anche per la ricostruzione del rapporto
dell’intellettuale italiano con la cultura d’Oltralpe.
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<dc:date>2022-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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