"Infanzia infera". Il mondo poetico-pittorico di Toti Scialoja
"Infanzia infera". Il mondo poetico-pittorico di Toti Scialoja
Abstract
L’immagine che a tutt’oggi si ha di Toti Scialoja è quella di un pittore professionista, tra i più quotati
esponenti dell’espressionismo astratto italiano, animato da «una grande voglia di poesia», come recita il
titolo di un importante scritto auto-esegetico degli anni Ottanta. Si tratta di un’immagine semplicistica e
pregiudiziale che fa torto al poeta e limita la piena comprensione del pittore, la cui attività artistica è
strettamente correlata con quella poetica. Se confrontiamo le date, e crediamo a quanto ci ha raccontato nel
corso degli anni lo stesso Scialoja, la passione per la letteratura addirittura precede quella per la pittura («Ho
cominciato a scrivere poesia verso i dieci anni. Erano strofette comico-grottesche, per lo più concentrate
sugli animali. Sono stato pascoliano, crepuscolare, a diciott’anni ero innamorato di Ungaretti, a venti fui
ipnotizzato da Mallarmé»). Tuttavia il giudizio sbrigativo e crudele di un amico “competente” (al quale il
giovane Toti sottopone le sue prime prove poetiche) lo induce a cambiare rotta e a “virare” verso la pittura
che dopo i vent’anni diviene l’interesse predominante.
Scialoja, quindi, abbandona temporaneamente la poesia, ma continua a scrivere, pubblicando numerose
recensioni e cronache d’arte su «Mercurio» (dopo la Liberazione) e più tardi su «Immagine» di Cesare
Brandi. Il ritorno alla poesia si compie solo nel 1961, quando Scialoja, ormai artista affermato, si trasferisce
a Parigi dove risiede fino al 1964. A partire da quegli anni il percorso poetico di Scialoja procede
parallelamente a quello pittorico, caratterizzato quest’ultimo da una costante ricerca di nuovi stimoli e
linguaggi, da continue “crisi” e “rinascite” che scandiscono un itinerario sofferto, articolato in almeno
quattro fasi principali. .. [a cura dell'Autore]