La prima voce. Un’antropologia materiale
Abstract
Quando si ritrovò sola al buio della grotta, Maria ebbe paura. Lui,
Marcelino Sanz de Sautuola, suo padre, era rimasto indietro. Si era
allontanata senza accorgersene. Provò, allora, a sforzare gli occhi,
perchè si abituassero a vedere più oltre, più oltre di quello che era
sufficiente ai piedi. Era il 1879 e ciò che Maria vide nella grotta di
Juan Morsero, ad Altamira, fu una mandria di animali che correvano
immobili sulle pareti di roccia. A chiuderli nella grotta, fissandoli
nella parete era stata, 15 mila anni fa, la mano dell’Uomo.
Chi di mestiere dipingeva accolse in quella grotta una sfida
impossibile. Sarebbe stato impossibile tornare a dipingere a quel
modo. Quei dipinti, sposati alla maternità delle pareti della grotta
sembravano annunciare sacralmente la primordiale convivenza
dell’Uomo e del mondo. “Dopo di allora l’arte è decadenza”, avrebbe
affermato Picasso dopo la sua visita alla grotta di Altamira. Era il
1937, al padiglione spagnolo dell’Esposizione internazionale delle arti
e delle tecniche di Parigi fu esposta “Guernica”.
Occhi, un’opera di occhi. Guernica fu dipinta per rubare ancora altri
occhi, gli occhi di chi la guarda, e confinarli, poi, nel proprio registro
intemporale, dove vedere è sempre vedere con gli occhi di chi prima
ha già visto, partecipando ad una visione comune. Non avrebbe avuto
più senso l’artista, di lui, soltanto gli occhi restavano al quadro,
piccola cosa, per quanto vitale; pure mancava qualcosa.
Abdicare a se stessi nell’opera non pareva più sufficiente. Altamira,
Altamira. .. [introduzione a cura dell'Autore]