Logica laurentiana. Studio sui libri II e III della dialettica di Lorenzo Valla
Abstract
La mia Tesi di Dottorato ha ad oggetto la logica elaborata da Lorenzo Valla nel secondo
e terzo libro della Dialectica, la sua principale opera filosofica. La logica del Valla, da lui
stesso definita «logica laurentiana», mira a riformare la logica aristotelica e medievale
attraverso l’introduzione di una serie di principi mutuati dalla retorica e dalla grammatica.
La mia tesi intende mostrare l’incisività di questi principi sul paradigma aristotelico,
almeno rispetto ai momenti presi in considerazione dal Valla. Lungi dal separare la
retorica dalla logica, o il punto di vista oratorio dal punto di vista logico/filosofico, Valla
intende dare vita a un nuovo corso della logica attraverso una rifondazione del metodo
antico. Alla luce di ciò, va anche rivisto un altro topos esegetico diffuso tra gli studiosi
della Dialectica, vale a dire la riduzione della dialettica alla retorica. Valla mantiene
l’autonomia (ancorché non l’indipendenza) della dialettica dalla retorica, riconoscendo
alla prima uno spazio distinto e separato dalla seconda poiché diverso è l’oggetto delle
due artes. [a cura dell'Autore] My PhD thesis is concerned with logic developed by Lorenzo Valla in the second and third book of the Dialectica, his main philosophical work. Valla’s logic, by himself named «logica laurentiana», aim to reform aristotelian and medieval logic introducing a series of principles borrowed by rhetoric and grammar. The purpose of my thesis is to show the deep influence of this principles on the aristotelian paradigm, at least on moments that Valla is concerned with. Far from separate rhetoric from logic, or the oratorical point of view from the philosophical/logical point of view, Valla intends to give birth to a new course of logic through a refoundation of old method. In light of that, it must be reviewed another exegetical topos widespread among Dialectica’s scholars: the reduction of dialectic to rhetoric. Valla mantains the autonomy (but not the indipendence) of dialectic from rhetoric, and he grants to the first a separate space from second because the obiect of these two artes is different. [edited by Author]