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<title>Contributi in atti di convegno / Contributions in conference proceedings</title>
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<title>"Crossroads". Annual Meeting of the National Council on Public History</title>
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<description>"Crossroads". Annual Meeting of the National Council on Public History
National Council on Public History &lt;2022 ; Montreal, Quebec&gt;
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<title>"To Be Determined". Annual Meeting of the National Council on Public History</title>
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<description>"To Be Determined". Annual Meeting of the National Council on Public History
National Council on Public History &lt;2023 ; Atlanta, Georgia&gt;
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<title>CommonS e CommonSpaces: per una applicazione dei principi CommonS ad un MetaWeb del Digital Heritage italiano</title>
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<description>CommonS e CommonSpaces: per una applicazione dei principi CommonS ad un MetaWeb del Digital Heritage italiano
Lariccia, Stefano &lt;Università Sapienza Roma&gt;; Feliciati, Pierluigi &lt;Università di Macerata&gt;; Salvatori, Enrica &lt;Università di Pisa&gt;; Montanari, Marco &lt;Università Sapienza Roma&gt;
Il termine “commons” è al centro nell’ultimo trentennio di ricerche dal punto di vista economico, tecnologico e sociale, ben sintetizzate da J.Rifkin che sviluppa le teorie che hanno fruttato il Nobel per l’economia
ad E. Ostrom. La teoria dei beni comuni (commons) preconizza l’avvento di una società in cui prevale il diritto
all’accesso rispetto al diritto di proprietà. Osserviamo questo cambiamento nelle strategie di protagonisti dell’economia mondiale. È singolare tuttavia notare come gli sviluppi di questa fase di transizione abbiano dato forza a
giganteschi gruppi sovranazionali (Google, Facebook, LinkedIn ..) il cui capitale è alimentato dalla partecipazione
di un pubblico planetario “allo stesso pasto”. Il capitale di questi giganti dell’era digitale è il contenuto fornito dagli
utenti e l’insieme degli algoritmi che gestiscono lo scambio regolato di informazione tra miliardi di persone. Come
dovrebbero intelligentemente reagire i responsabili delle collezioni digitali (“digital heritage”) e le istituzioni che
sopraintendono alla valorizzazione dei beni culturali in Italia? Quale lezione dovrebbero imparare dalla evoluzione
delle compagnie private che sui contenuti generati dagli utenti hanno fondato i propri imperi? Il nostro suggerimento
è quello di creare una stretta relazione tra responsabili dei contenuti e responsabili dei prosumers dei beni culturali,
identificati in primo luogo con studenti e docenti di secondarie e università; e di creare un circuito virtuoso di valorizzazione basato sui dati dell’esperienza con il Digital Heritage, creando, mediante protocolli che si vanno affermando
di recente (xAPI,OpenBadge), un MetaWeb dei Beni Culturali che serva da un lato le istituzioni educative per certificare le attività di apprendimento svolte dagli apprendenti, e dall’altro i responsabili del Web Culturale fornendo loro
informazioni di profilazione assai più dettagliate che in passato.
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<dc:date>2017-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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<title>L’edizione digitale di fonti storiche: nuove opportunità, nuovi problemi, nuove figure</title>
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<description>L’edizione digitale di fonti storiche: nuove opportunità, nuovi problemi, nuove figure
Salvatori, Enrica &lt;Università di Pisa&gt;
The essay briefly examines the opportunities and the problems that the critical digital edition of historical sources presents, as well as its wider implications in the Humanities. The
purpose is to highlight the technological innovations available for digital editions, and the
changes that these tools have brought to the methodology of all the disciplines involved in the
edition of a source and to the figure of the scholar itself.
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