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<title>Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico-artistica</title>
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<title>La Campagna preromana in Etruria tra VI e V sec. a.C.: dinamiche insediative e assetti agrari</title>
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<description>La Campagna preromana in Etruria tra VI e V sec. a.C.: dinamiche insediative e assetti agrari
De Vita, Cristiano Benedetto
I secoli VI e il V a.C. rappresentano per la penisola italiana un arco cronologico interessato da
una dinamica di ampie e profonde trasformazioni strutturali: dal consolidamento dell’istituto
della città quale motore propulsore delle dinamiche politiche ed economiche, alla progressiva
segmentazione e conseguente stratificazione sociale delle comunità, allo sviluppo di
organizzazioni insediative complesse e articolate. La riflessione scientifica attuale tende a
sottolineare come i secoli VI e V debbano essere considerati come un continuum nel quale le
manifestazioni culturali sono in continua evoluzione, nel quale i processi di affermazione della
compagine urbana e dello sviluppo delle comunità a lungo andare innescano meccanismi di
crisi e di contrasto tra sistemi politici e sociali.
Gli studi che hanno indagato il rapporto tra città e campagna e l’organizzazione di quest’ultima
sono relativamente recenti; per lungo tempo il metro di confronto è stato costituito dal modello
della città greca e, in particolare, dalla struttura polis-chora delle apoikiai della Magna Grecia
nelle quali il possesso di un oikos e di un kleros è il requisito indispensabile per la condizione
di cittadino di pieno diritto. La chora diventa quindi spazio che partecipa in maniera diretta alla
definizione della polis. Nel mondo etrusco, gli specifici meccanismi di riproduzione sociale
non consentono la formazione di una classe di cittadini liberi, svincolati dai legami di
dipendenza aristocratica e, quindi, obbligano a delineare un autonomo apparato di
interpretazione per approfondire i temi della divisione e della gestione della terra. È stato
soprattutto B. d’Agostino a mettere a punto il concetto di una “non-polis” etrusca per esplicitare
la necessità di approfondire una forma “altra” rispetto al modello urbano classico. .. [introduzione a cura dell'Autore]
2016 - 2017
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<dc:date>2017-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Rural app. Per una valorizzazione innovativa dei paesaggi rurali storici: il territorio del Sannio</title>
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<description>Rural app. Per una valorizzazione innovativa dei paesaggi rurali storici: il territorio del Sannio
Vigorito, Marianna
Il progetto è scaturito da un “Dottorato innovativo con caratterizzazione industriale” afferente ai “PON
ricerca e innovazione 2014-2020” del MIUR, presentato dal Dipartimento di Scienze del Patrimonio
Culturale dell’Università di Salerno. L’obiettivo è quello di ricostruire i processi storici, culturali e
ambientali del territorio e delle Comunità locali, per contribuire a svilupparne le vocazioni, esaltando il
valore aggiunto legato alle risorse paesaggistiche, culturali e produttive delle aree rurali, spesso connotate
da accezioni negative, accostate a situazioni di debolezza, arretratezza e scarsa attrattività, pur costituendo
una parte sostanziale del territorio italiano. Questi territori strutturalmente deboli, nonostante la
complessità espressa dalle condizioni geografiche dei luoghi e dalle relazioni che storicamente si sono
instaurate tra l’uomo e l’ambiente, sono contraddistinti da un notevole potenziale di attrazione
determinato da un ricco bagaglio inespresso di risorse di culturali e paesaggistiche. Per queste peculiarità
le aree marginali e rurali si configurano come interessanti luoghi di sperimentazione per nuove pratiche
di sviluppo sostenibile, basate sul proprio patrimonio culturale e naturale, messo a valore in maniera
innovativa.
Nell’ambito di questo lavoro, alla dimensione dell’innovazione tecnologica, va associata necessariamente
la dimensione sociale e culturale, rappresentando un valore aggiunto per il progresso, attraverso il
trasferimento di conoscenze e strategie di valorizzazione e fruizione messi in campo in maniera inclusiva,
sostenibile ed equa. Il progetto, costruito sui principi e le metodologie della Social Innovation, intende
produrre una base di informazioni rivolta ad un’ampia e diversificata utenza, non solo per quanto riguarda
gli aspetti scientifici ma anche sotto il profilo della gestione e comunicazione della conoscenza. Seguendo
questo approccio, le tecnologie costituiscono degli strumenti a supporto alla valorizzazione e alla
fruizione del patrimonio culturale, soprattutto di quello diffuso, meno riconosciuto o non più visibile,
soggetto ad abbandono o rimozione e quindi anche a rischio non solo di mancata valorizzazione, ma
addirittura di distruzione.
La ricerca prende in esame la porzione più meridionale del Sannio, un’ampia area della provincia di
Benevento che comprende la Valle Caudina ad est, la conca beneventana e i territori orientali fino al
confine con la provincia di Avellino. Questo contesto è connotato dalla forte presenza di componenti
archeologiche, storico-artistiche, architettoniche e ambientali, capaci di contribuire alla riqualificazione e
rigenerazione sociale. Il recupero dell’identità storico-culturale di questo contesto affonda le sue radici
nell’antichità, in virtù del suo ruolo di cerniera tra il versante tirrenico e quello adriatico, una località di
“frontiera”, di incontro e scontro di popoli, aperta ai diversi influssi di carattere culturale, commerciale
ed economico che ha determinato le condizioni idonee per l’insediamento umano fin dalla preistoria.
Attraverso la raccolta di dati editi, fonti archivistiche e ricerche svolte sul territorio, ci si propone di
ricostruire un quadro macrofenomenico dell’area, sia dal punto di vista storico-archeologico che
ambientale, comprendendo anche la valutazione delle problematiche e delle criticità di questo comparto,
rintracciando forme di continuità e discontinuità delle dinamiche insediative. .. [a cura dell'Autore]; The following project has resulted from an “innovative PhD with industrial characterization” linked to
MIUR “PON research and innovation 2014-2020” issued by the Department of Cultural Heritage
Science of the University of Salerno. The project aims to reconstruct the historical, cultural and
environmental processes of the territory and the Communities, contributing to develop its vocations and
highlighting the added value linked to landscape and productive resources of internal and marginal areas.
Despite the complexity expressed by the geographical conditions of the places and the relationships
historically established between mankind and landscape, these territories have valuable resources and
enormous unexpressed potentials. For these peculiarities, the internal areas are interesting places of
experimentation for new development practices based on their cultural and natural heritage, valued in an
innovative way.
The project aims to implement an innovative procedure for the management, monitoring and
interoperability of rural territories through a system which is built on the principles and methodologies
of Social Innovation. The goal is to produce an information basis for diversified users, not only regarding
scientific aspects but also from the knowledge management and communication perspectives. In fact,
the technologies constitute important tools for the valorization and the use of Cultural Heritage which
usually is widespread and not widely known.
The research deals with the study of an area that occupies the southernmost portion of Samnium. In
particular, the area of interest of the project includes the Caudina Valley, the Benevento valley and the
eastern territories up to the border with the province of Avellino. This region has high landscape and
historical-cultural potential that can address social regeneration and requalification. The historicalcultural identity of this context has its roots in the antiquity, thanks to her central position that certainly
contributed to the luck of this portion of the Samnium the most: being a hinge between the Tyrrhenian
and Adriatic side, a place of "frontier", a place of both encounter and clash of populations, open to
various influences of cultural, commercial and economic nature.
The collection of bibliographic and archival sources as well as the various studies carried out in the area
have been useful in defining the settlement framework of this large area, from prehistoric to late antique
age. .. [edited by Author]
2020 - 2021
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<dc:date>2022-09-20T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Le produzioni anforarie greche bollate del Mediterraneo orientale in Italia meridionale durante l’età ellenistica</title>
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<description>Le produzioni anforarie greche bollate del Mediterraneo orientale in Italia meridionale durante l’età ellenistica
Galdi, Gerarda
Sebbene le nostre conoscenze sulla circolazione nel Mediterraneo e nel Ponto delle anfore
bollate prodotte nell’Egeo durante l’età ellenistica siano notevolmente cambiate nel corso degli
ultimi decenni, un aspetto meno interessato dagli studi riguarda la loro presenza nei contesti greci,
indigeni e romani dell’Italia meridionale.
Dall’esame della bibliografia disponibile per la penisola è emersa l’assenza di un lavoro di
sintesi e la disponibilità di poche informazioni sui bolli, nonché di riflessioni piuttosto generiche
riguardo la loro distribuzione.
Le ricerche condotte hanno portato alla raccolta delle attestazioni edite di bolli anforari greci
rinvenuti in Italia meridionale e all’analisi della loro diffusione. Tra le produzioni anforarie oggi
note per l’area del Mediterraneo orientale sono al momento attestate dai bolli, nella nostra penisola,
solo quella rodia, cnidia, coa e tasia. Un aspetto rilevante del lavoro di analisi ha riguardato
l’aggiornamento della datazione di tutti i bolli individuati che ha permesso di avere nuove
indicazioni cronologiche sulla loro distribuzione.
Nella prima parte della tesi per ciascun centro di produzione anforaria, di cui sono stati
individuati i bolli nell’ambito geografico di riferimento della ricerca, è stato delineato un
inquadramento generale sulla cronologia e sul sistema di bollatura, a cui è seguita la descrizione e il
commento delle singole attestazioni.
Nella seconda parte della tesi vengono analizzati i dati cronologici desumibili dall’analisi dei
bolli e la loro diffusione in Italia meridionale per delineare le linee di tendenza che emergono dalla
loro distribuzione geografica e temporale. [a cura dell'Autore]; Although our knowledge about the circulation in the Mediterranean and Pontus area of the
stamped amphoras produced in the Aegean during the Hellenistic age has changed considerably
over the last few decades, a less analyzed aspect is their presence in the Greek, indigenous and
Roman contexts of Southern Italy.
The Italian bibliography reveals the absence of a summary work and the limited availability of
informations about Greek amphora stamps, as well as a generic observation about their distribution.
The result of this research is a collection of published Greek amphora stamps found in Southern
Italy and a detailed analysis of their spread in this area. Among the amphora productions known in
the eastern Mediterranean area, the only ones nowadays attested by the presence of stamps in
Southern Italy are the Rhodian, Knidian, Koan and Thasian productions.
Another key aspect of this research is the cronology updating of all the amphora stamps
identified, which provides new chronological indications on their distribution.
The first part of the present work provides a general chronological and stamping system
framework of the Rhodian, Knidian, Koan and Thasian amphora productions, followed by a
detailed description and comment of each amphora stamp found in Southern Italy.
The second part of the research analyzes the data collected and gives a new framework of the
chronological and areal distribution of Greek amphora stamps in Southern Italy. [edited by Author]
2020 - 2021
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<dc:date>2022-10-06T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Esperienza estetica interattiva e individuazione a partire da Gilbert Simondon</title>
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<description>Esperienza estetica interattiva e individuazione a partire da Gilbert Simondon
Macrì, Saverio
This thesis aims to show the fruitfulness of Gilbert Simondon’s ‘theory of individuation’ as a tool for
analysing the aesthetic-artistic experience made possible by new technologies. The category of
interactivity qualifies those artworks based on computer systems whose form is determined by the
intervention of the user or by signals and data coming from the environment. No longer just, or
exclusively, an object to be contemplated, the work becomes a field of relations between elements,
individuals, and events, both real and virtual. Far from having a stable and regular structure, the
relational fabric that makes up the system presents an intrinsic dynamism. It takes the form of a
constantly evolving event, produced by the elements that are received by the technical system or that
emerge unplanned. Moreover, this dynamic process is not entirely predictable in its development, let
alone its outcome.
These aspects find an effective theoretical synthesis in Gilbert Simondon’s philosophy. In short,
it is characterized by an understanding of reality as process and relation. From his perspective,
everything that exists must be interpreted as something that occurs, and this occurrence is in turn
determined as an inexhaustible process of interaction. Following the theory of individuation to
achieve an understanding of the phenomenon of interactivity at the aesthetic level does not mean
imposing Simondon’s concepts on the main components of the interactive aesthetic experience,
arbitrarily transporting a thought operation from one sphere of reality to another. The goal is rather
to investigate their heuristic value.
The dimension of art may be conceived of generally as the framework where the very meaning
of experience is produced, stemming from the encounter between user and work. Its constitution
requires, in fact, a type of reception which creates intimacy with the work it originates from, grasping
both its language and expressiveness. What lies at the core of aesthetic fruition is, therefore, neither
a subject nor an object, but rather their relation, beyond which these two elements would be
meaningless. It is by virtue of its constitutive interactivity that we may speak of the aesthetic
experience in terms of individuation, defining it as the privileged setting for the individuation of
meaning. User and work, existing only within their mutual connection, thus represent the conditions
by which meaning is produced.
Given this premise, my thesis questions how this sort of individuation originates in the field of
those digital environments whose structure is none other than the dynamic product of a relation,
investigating the conditions of the aesthetic interactive experience, its defining features, and more
broadly, how meaning emerges from it. [edited by Author]; La tesi intende mostrare il potenziale della “teoria dell’individuazione” formulata da Gilbert
Simondon come strumento di indagine dell’esperienza estetico-artistica resa possibile dalle nuove
tecnologie. Interattività è la categoria specifica per qualificare quelle operazioni artistiche basate su
sistemi informatici la cui forma viene determinata dall’intervento del fruitore o dai dati registrati e
processati dal dispositivo tecnico. Non più solo, o esclusivamente, oggetto di “contemplazione”,
l’opera si trasforma in un campo di relazione tra elementi, individui ed eventi, ad un tempo reali e
virtuali. Lungi dall’avere un assetto stabile e regolare, la trama relazionale che compone il sistema
presenta piuttosto un’intrinseca dinamicità. Essa si configura come un evento in continua evoluzione,
prodotto dagli elementi che di volta in volta vengono recepiti dal sistema tecnico o che affiorano non
pianificati. A ciò si aggiunge come terzo punto il fatto che tale processo dinamico non risulta del tutto
prevedibile nel suo svolgimento né tantomeno nei suoi esiti.
Il luogo rilevante in cui i concetti sopra citati trovano una sintesi efficace è la filosofia di
Simondon. In sintesi, essa è caratterizzata da una comprensione della realtà come processo e come
relazione. Tutto ciò che esiste – questo il pensiero di Simondon – va interpretato come qualcosa che
accade e tale accadere si determina a sua volta come inesauribile processo di interazione. Seguire la
teoria dell’individuazione per raggiungere una comprensione del fenomeno dell’interattività a livello
estetico non significa giustapporre i concetti di Simondon alle principali componenti dell’esperienza
estetica interattiva, trasportando in modo arbitrario un’operazione di pensiero da un ambito all’altro
della realtà, quanto piuttosto indagarne il valore euristico.
Possiamo in generale concepire la dimensione dell’arte come un orizzonte esperienziale in cui si
produce il senso stesso dell’esperienza, un senso che “accade” nell’incontro tra fruitore e opera. La
sua costituzione richiede infatti una sorta di accoglienza ricettiva che, suscitata dall’opera, avvia
un’intimità con essa, comprendendone sia linguaggio che l’espressività. Alla base della fruizione
estetica, pertanto, non stanno né un soggetto né un oggetto, bensì la loro relazione, una relazione
necessaria, al di fuori della quale i singoli termini sono privi di senso. È dunque in virtù della sua
interattività costitutiva che è possibile parlare di esperienza estetica in termini di individuazione,
intendendola, più precisamente, come il luogo privilegiato di individuazione del senso. Fruitore e
opera, esistenti soltanto nel legame che li unisce, rappresentano propriamente i fattori individuanti,
le condizioni cioè del prodursi del senso.
Date queste premesse, la tesi si interroga sulle modalità attraverso le quali una simile
individuazione si genera nel campo di quegli ambienti informatici la cui struttura non è altro che il
prodotto dinamico di una relazione. Queste le domande: quali sono i requisiti di individuazione
dell’opera d’arte interattiva? Quali i suoi fattori individuanti? E in che modo il senso si “individua”?. [a cura dell'Autore]
2020 - 2021
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