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<title>Storia</title>
<link>http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/74</link>
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<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 12:20:12 GMT</pubDate>
<dc:date>2026-04-20T12:20:12Z</dc:date>
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<title>"L’Italia non è un paese povero". Società italiana e sviluppo industriale nei documentari dell’Eni (1950-1966)</title>
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<description>"L’Italia non è un paese povero". Società italiana e sviluppo industriale nei documentari dell’Eni (1950-1966)
Frescani, Elio
Gli studi sull'operato di Enrico Mattei e sull'influenza dell'Eni nello sviluppo del nostro Paese non mancano. Fin dai primi anni Sessanta, subito dopo la scomparsa del primo Presidente, sono stati in molti a ritenere l'operato dell'Azienda statale come uno dei fattori fondamentali per la trasformazione dell'Italia in moderna potenza industriale. Storici ed economisti concordano nel ritenere la politica dei bassi prezzi e della diffusione delle materie prime, in particolare metano e petrolio, come elementi essenziali per il rilancio dell'economia nel secondo dopoguerra. Anche gli studi sul personaggio Mattei non sono mancati, sono stati per lo più saggi dovuti a giornalisti, che hanno basato le loro ricerche quasi esclusiva-mente su memorie e articoli di quotidiani. Molte, poi, le inchieste sulla morte del “petroliere senza petrolio” che hanno portato alla nascita di numerose ipotesi sui mandanti e gli esecutori di uno dei primi “delitti di stato”, che restano ancora oggi senza colpevoli.
Adesso grazie all'apertura dell‟archivio aziendale e alla possibilità offerta agli studiosi di consultare documenti finora inaccessibili, si è avuto un rifiorire di ricerche sull'Eni e sul suo fondatore. Mattei, a distanza di quasi cinquant'anni dalla sua scomparsa, esercita ancora un enorme fascino su coloro che si avventurano alla scoperta del suo operato. Non sono in pochi a ricordare “l'ingegnere” per la sua dirittura morale, nonostante qualcuno lo avesse appellato come il “primo corruttore”, specie nel momento attuale che sta vivendo il Paese, con una lunga crisi economica che non sembra voler passare e uno scadimento dei costumi politici che ha portato l'Italia a vivere uno dei periodi più brutti della sua storia recente.
La ricerca qui proposta ha utilizzato una fonte inconsueta per lo studio dello sviluppo economico italiano e dell'opera del Presidente dell'Eni: i film documentari realizzati per propagandare sia le attività aziendali che i prodotti commercializzati dalle società del Gruppo. L‟archivio cinematografico del Gruppo Eni si è rivelato ricco di materiale interessante e il lavoro di recupero delle opere da parte dell'Azienda è stato fondamentale per l'analisi presentata nel nostro lavoro. Attraverso l'attento esame dei film e della documentazione archivistica relativa, do-ve presente, si è potuti risalire alla genesi delle opere e inquadrare la loro realizzazione nel più ampio progetto strategico di promozione dell'immagine dell'Eni sia in Italia che all'estero. .. [introduzione a cura dell'Autore]
2008 - 2009
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<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 00:00:00 GMT</pubDate>
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<title>Le trasformazioni di un’area di frontiera del Mezzogiorno medievale (secoli IX-X). Il principato di Salerno e i territori del confine calabro-lucano: assetto istituzionale e gerarchie sociali</title>
<link>http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/1531</link>
<description>Le trasformazioni di un’area di frontiera del Mezzogiorno medievale (secoli IX-X). Il principato di Salerno e i territori del confine calabro-lucano: assetto istituzionale e gerarchie sociali
Civale, Biagio Daniele
L’intento e l’originalità della ricerca consistono nell’attuazione di uno studio sistematico di un
territorio di frontiera vasto e articolato, quello delle zone sud-orientali del principato salernitano e
delle aree tenacemente contese della Lucania e dell’attuale Calabria cosentina. Ulteriore obiettivo è
precisare le trasformazioni istituzionali verificatesi nei secoli IX-X e definire l’ordinamento
territoriale civile ed ecclesiastico nelle zone considerate. Nonostante l’importanza di tale regione
geografica, essa non è stata mai indagata con metodicità, bensì soltanto accennata o del tutto taciuta.
I motivi di tale reticenza sono la carenza di fonti e un impegno interdisciplinare, rappresentato
dall’utilizzo di fonti di varia natura (documentaria, cronachistica, agiografica) e delle evidenze
archeologiche e dei risultati degli scavi compiuti nel territorio per sopperire alle lacune nella
documentazione. Lo studio ha richiesto competenze diversificate, a partire dall’esegesi delle fonti,
dalla diplomatica e dalle paleografie greca e latina.
L’autonomia politico-istituzionale dei Longobardi del Sud impedisce la diffusione di
consuetudini carolingie diffuse nel resto dell’impero occidentale, come il rapporto vassallaticobeneficiale o il sistema curtense bipartito basato sull’obbligo delle prestazioni d’opera, per esempio.
I rapporti clientelari del potere sono imperniati nei principati meridionali sulla concessione di
cariche e titoli pubblici, oltre che di patrimonio fondiario, e da legami politici e personali che
differiscono da quelli tipici del vassallaggio franco. Elemento chiave che determina gli equilibri del
potere nei territori longobardi meridionali è l’influenza dell’aristocrazia cittadina e palatina a spese
del potere principesco, che appare debole e incapace di arginare le élites aristocratiche. Esso appare
limitato all’ambito del palazzo e dell’entourage principesco. L’andamento del potere si profila in
orizzontale tra principe e aristocrazia e non in modo verticale e gerarchico come si verifica
nell’amministrazione bizantina o nel panorama delle istituzioni dell’Italia settentrionale.
L’amministrazione del territorio viene affidata ai gastaldi, che in origine sembrerebbero
funzionari collegati a beni fiscali e nel corso del IX secolo, in seguito alla riconquista bizantina e
all’ingerenza di Ludovico II, assumono connotati più politici e militari e connessi ad aree
strategiche. Ai più importanti tra essi viene attribuito, precocemente rispetto al settentrione, il titolo
comitale, che ha una valenza onorifica e non è collegato all’esercizio di poteri signorili come invece
nel resto della penisola. A partire dal X secolo si nota un accentramento e un consolidamento del
potere principesco. Acquista un ruolo istituzionale maggiore il palazzo salernitano: gli ufficiali del
territorio rurale esercitano le proprie funzioni nel palazzo cittadino anche se la vertenza riguarda il
contado; si percepisce più forte in tutto il territorio l’influenza del potere principesco, nella
riorganizzazione amministrativa dei distretti periferici (l’attuale Cilento su tutti). .. [a cura dell'Autore]; The purpose and originality of the research focus on a systematic study on a wide and
complex peripheral territory such as the south-eastern area of the Principality of Salerno and of
those areas hardly disputed both with Lucania and the current area around Cosenza (Calabria). A
further goal is to show the institutional transformations that occurred in the 9th and 10th century
while defining the civilian and ecclesiastical systems in the given areas. Despite the importance of
the area, nobody has ever carried out an in-depth analysis and the topic was only vaguely touched
on or completely avoided. The reasons for this are a lack of sources and of an interdisciplinary
commitment aiming at using different sources (documents, chronicles, hagiographies) and
archaeological evidence from excavations in the area in order to compensate. The study relied on
expertise in different fields, a critical approach to the sources, to diplomatics and to Greek and Latin
Paleographies.
The political and institutional autonomy of Lombards from the South avoids the spreading of
Carolingian habits commonly in use in the rest of the Western Empire such as the feudatorybeneficial
relationship or the Cortense dual system based on the obligation of workmanship.
The practice of political favouritism in Southern principalities is based on giving out positions and
public titles, funds political and personal relationships that are different from those typical of the
Frank feudalism. A key element to establish the balance of powers in Southern Lombardian
territories is the influence of the city and imperial aristocracy at the expense of the royal power,
weak and unable to stop these elites. It is limited to the Palace and the Royal Court. The power is
split equally between prince and aristocracy, not on a vertical hierarchy like in byzantine
administration or in the many different institutions in Northern Italy.
Territorial administration is under responsibility of Chamberlains, who originally may have
been officers related to fiscal assets, that during the 9th century, after the Byzantine reconquest and
under the influence of Ludwig II, take a more political and military connotation related to strategic
areas. Earlier than in the north, the most important Chamberlains gain here the title of count. It’s an
honorific title not related to the exercise of feudal powers like in the rest of Italy. Starting from the
10th century the power of the prince is centralized and strengthened. The palace in Salerno plays
now a major institutional role. Rural land officers practice within the palace even if the controversy
involves farmers. The influence of the prince is clear and stronger in the reorganization of
peripheral districts (Cilento above them all). .. [edited by Author]
2008 - 2009
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<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 00:00:00 GMT</pubDate>
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<title>Guerra, Fascismo, Resistenza. Avvenimenti e dibattito storiografico nei manuali di storia</title>
<link>http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/1530</link>
<description>Guerra, Fascismo, Resistenza. Avvenimenti e dibattito storiografico nei manuali di storia
Gioia, Antonio
Nel 1996 il Ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer emana un decreto che modifica la
suddivisione annuale del programma di Storia, considerato che le vigenti disposizioni “riservano
generalmente all’ultimo anno di ogni ciclo lo svolgimento di un programma troppo esteso e tale da non
consentire comunque un adeguato sviluppo degli eventi succedutisi nel corso del Novecento; attesa altresì
l’esigenza pedagogico-culturale di dedicare un ampio spazio alla trattazione di avvenimenti recenti di
notevole rilievo storico-politico”
Autori ed editori cominciano a pubblicare, fin dal 1997, “nuovissime edizioni” di manuali “per i
nuovi programmi”. Ma, come sono fatti questi testi? Cosa contengono? In che modo viene trattata la storia
del Novecento? Qual è la loro impostazione didattica? Che rapporto c’è tra storia e storiografia? E, infine:
viene colta l’occasione offerta dal decreto del ministro Berlinguer per rinnovare lo studio e l’insegnamento
della storia?
L’analisi di 32 manuali di storia per i licei, pubblicati tra il 1997 e il 2009, può fornire qualche
risposta. Si è pensato analizzare capitolo dedicato alla Seconda guerra mondiale per comprendere il modo in
cui viene affrontato, in termini di avvenimenti e di dibattito storiografico, il periodo 1940-1940 e in
particolare il passaggio dalla guerra dichiarata alla guerra combattuta; la crisi del regime e la caduta del
fascismo; il 25 luglio e l’8 settembre 1943; la continuità ambigua del Regno del Sud e la rottura ambiziosa
della Repubblica Sociale Italiana; le stragi nazifasciste; il complesso fenomeno della Resistenza; il ruolo
degli Alleati e delle forze politiche, sociali, spirituali che agiscono nella società italiana; la Liberazione;
Piazzale Loreto; il sangue dei vinti e il sangue dei vincitori; la resa dei conti e i conti con il passato;
l’influenza di tutto questo sulla dissoluzione della Monarchia e sulla nascita della Repubblica.
L’analisi della struttura e dei contenuti dei manuali di storia è stata condotta anche in riferimento alle
opportunità offerte dalle tecnologie per la didattica. [a cura dell'Autore]; In 1996, Luigi Berlinguer Minister of Education issued a decree amending the division's annual program of history, given that the existing provisions "generally reserved to the last year of each cycle the action of a program that was too long and does not allow, however, adequate development of the events that occurred during the twentieth century, also waiting for the educational and cultural needs to devote a large space to discussion of recent events of great historical importance-political "
Authors and publishers are beginning to publish, since 1997, "brand new editions" of books "for new programs." But, as these texts are made? What do they contain? How is it treated the history of the twentieth century? What is their teaching approach? What is the relationship between history and historiography? And, finally, is seized the opportunity offered by the Decree of the Minister Berlinguer to renew the study and teaching of history?
The analysis of 32 history textbooks for high schools, published between 1997 and 2009, may provide some answers. It is designed to analyze the chapter on World War II to understand the way in which
it is addressed, in terms of events and historical debate, the period 1940-1940 and in particular the transition from war declared war fought, the crisis of the regime and the fall of Fascism, 25 July and 8 September 1943; ambiguous continuity of the Southern Kingdom and the failure of the ambitious Italian Social Republic, the Nazi-Fascist massacres, the complex phenomenon of resistance, the role of the Allies and the political, social , spiritual act in Italian society, the Liberation; Piazzale Loreto, the blood of the vanquished and the victors of the blood, the yield of the accounts and accounts with the past, the influence of this on the dissolution of the monarchy and the birth of the Republic.
The analysis of the structure and content of history textbooks was conducted in reference to the opportunities offered by technology for teaching. [edited by Author]
2009 - 2010
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<pubDate>Wed, 06 Jul 2011 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2011-07-06T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Tertium non datur. DC e fine dell’unità politica dei cattolici (1989-1994)</title>
<link>http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/1529</link>
<description>Tertium non datur. DC e fine dell’unità politica dei cattolici (1989-1994)
Salvatore, Rosario
The objective of this research has been the study of the history of the Christian
Democracy in the years of the crisis of the system "politico-partitico" during the
first Republic. Particularly, through the history and the evolution of the Christian
Democracy beNleen the end of the eighties and the beginning of the Ninety, the
steps of progressive wear of that peculiar institutional.model are that was translated
in the centrality of the in republican Italy "form party". The attention has
been focused on failure attempt of the class political democrat-Christian to realize
necessary change to infringe the diaphragm that, at least beginning from the seventies,
it had prevented or reorganized the abilities of interpretation of the Italian
society.
The Christian Democracy, in the first republican "quarantennio", had been the
party of relative majority and the principal party of government: the disappearance
of this function contemporaneously coincide with the collapse of the political system
of the same first republic. This consideration, assumed for true, it moves the
fulcrum of the attention on a particular aspect of the history and the epilogue of
the Christian Democratic. In general, in their meet a series of runs that, in the
two years in consideration, they was accomplished, deternilning an explosive and
anymore controllable mix from the "dirigenza" of the party, neither enclose into
articulate some tides. At the base of the everything, obviously, the are the consequences by fall of the
Wall in Berlin, the dissolution of the popular democracies and dissolving of the
communist block, that not only they change and not so much the perspective of
the Christian Democratic party, how much above all its same reason to be and to
exist - with reference to the declination that these had assumed in the republican
"quarantennio" - and their positioning to the center of the political-institutional
system, over that of the line up "partitico". This overview of the situation (general
interpretative key) it is accented to the fund of the to decline him in uncontrolled
and unexpected way - in the times, in the ways, in the consequences - of a series
of different factors of nature and order, that it assume inferior characteristics for
the political, organizational and electoral fabric of the Dc.
From the study and from the analysis of the intellectual production of the managing
class Christian Democratic, it has emerged, indeed, the need to redefine "the
ideal and political run" and "the political unity of the Catholics in the scenery
communist post", AS the "they-myths of the ideologies and the horizon of the
values", to the light of the "failure of the communism" and of the "end of a political
cycle" characterized by a "vote Catholic" and from her "Christian Democratic
centrality". .. [edited by Author]
2009 - 2010
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<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid isPermaLink="false">http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/1529</guid>
<dc:date>2011-07-05T00:00:00Z</dc:date>
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