Le trasformazioni di un’area di frontiera del Mezzogiorno medievale (secoli IX-X). Il principato di Salerno e i territori del confine calabro-lucano: assetto istituzionale e gerarchie sociali
Abstract
L’intento e l’originalità della ricerca consistono nell’attuazione di uno studio sistematico di un
territorio di frontiera vasto e articolato, quello delle zone sud-orientali del principato salernitano e
delle aree tenacemente contese della Lucania e dell’attuale Calabria cosentina. Ulteriore obiettivo è
precisare le trasformazioni istituzionali verificatesi nei secoli IX-X e definire l’ordinamento
territoriale civile ed ecclesiastico nelle zone considerate. Nonostante l’importanza di tale regione
geografica, essa non è stata mai indagata con metodicità, bensì soltanto accennata o del tutto taciuta.
I motivi di tale reticenza sono la carenza di fonti e un impegno interdisciplinare, rappresentato
dall’utilizzo di fonti di varia natura (documentaria, cronachistica, agiografica) e delle evidenze
archeologiche e dei risultati degli scavi compiuti nel territorio per sopperire alle lacune nella
documentazione. Lo studio ha richiesto competenze diversificate, a partire dall’esegesi delle fonti,
dalla diplomatica e dalle paleografie greca e latina.
L’autonomia politico-istituzionale dei Longobardi del Sud impedisce la diffusione di
consuetudini carolingie diffuse nel resto dell’impero occidentale, come il rapporto vassallaticobeneficiale o il sistema curtense bipartito basato sull’obbligo delle prestazioni d’opera, per esempio.
I rapporti clientelari del potere sono imperniati nei principati meridionali sulla concessione di
cariche e titoli pubblici, oltre che di patrimonio fondiario, e da legami politici e personali che
differiscono da quelli tipici del vassallaggio franco. Elemento chiave che determina gli equilibri del
potere nei territori longobardi meridionali è l’influenza dell’aristocrazia cittadina e palatina a spese
del potere principesco, che appare debole e incapace di arginare le élites aristocratiche. Esso appare
limitato all’ambito del palazzo e dell’entourage principesco. L’andamento del potere si profila in
orizzontale tra principe e aristocrazia e non in modo verticale e gerarchico come si verifica
nell’amministrazione bizantina o nel panorama delle istituzioni dell’Italia settentrionale.
L’amministrazione del territorio viene affidata ai gastaldi, che in origine sembrerebbero
funzionari collegati a beni fiscali e nel corso del IX secolo, in seguito alla riconquista bizantina e
all’ingerenza di Ludovico II, assumono connotati più politici e militari e connessi ad aree
strategiche. Ai più importanti tra essi viene attribuito, precocemente rispetto al settentrione, il titolo
comitale, che ha una valenza onorifica e non è collegato all’esercizio di poteri signorili come invece
nel resto della penisola. A partire dal X secolo si nota un accentramento e un consolidamento del
potere principesco. Acquista un ruolo istituzionale maggiore il palazzo salernitano: gli ufficiali del
territorio rurale esercitano le proprie funzioni nel palazzo cittadino anche se la vertenza riguarda il
contado; si percepisce più forte in tutto il territorio l’influenza del potere principesco, nella
riorganizzazione amministrativa dei distretti periferici (l’attuale Cilento su tutti). .. [a cura dell'Autore] The purpose and originality of the research focus on a systematic study on a wide and
complex peripheral territory such as the south-eastern area of the Principality of Salerno and of
those areas hardly disputed both with Lucania and the current area around Cosenza (Calabria). A
further goal is to show the institutional transformations that occurred in the 9th and 10th century
while defining the civilian and ecclesiastical systems in the given areas. Despite the importance of
the area, nobody has ever carried out an in-depth analysis and the topic was only vaguely touched
on or completely avoided. The reasons for this are a lack of sources and of an interdisciplinary
commitment aiming at using different sources (documents, chronicles, hagiographies) and
archaeological evidence from excavations in the area in order to compensate. The study relied on
expertise in different fields, a critical approach to the sources, to diplomatics and to Greek and Latin
Paleographies.
The political and institutional autonomy of Lombards from the South avoids the spreading of
Carolingian habits commonly in use in the rest of the Western Empire such as the feudatorybeneficial
relationship or the Cortense dual system based on the obligation of workmanship.
The practice of political favouritism in Southern principalities is based on giving out positions and
public titles, funds political and personal relationships that are different from those typical of the
Frank feudalism. A key element to establish the balance of powers in Southern Lombardian
territories is the influence of the city and imperial aristocracy at the expense of the royal power,
weak and unable to stop these elites. It is limited to the Palace and the Royal Court. The power is
split equally between prince and aristocracy, not on a vertical hierarchy like in byzantine
administration or in the many different institutions in Northern Italy.
Territorial administration is under responsibility of Chamberlains, who originally may have
been officers related to fiscal assets, that during the 9th century, after the Byzantine reconquest and
under the influence of Ludwig II, take a more political and military connotation related to strategic
areas. Earlier than in the north, the most important Chamberlains gain here the title of count. It’s an
honorific title not related to the exercise of feudal powers like in the rest of Italy. Starting from the
10th century the power of the prince is centralized and strengthened. The palace in Salerno plays
now a major institutional role. Rural land officers practice within the palace even if the controversy
involves farmers. The influence of the prince is clear and stronger in the reorganization of
peripheral districts (Cilento above them all). .. [edited by Author]