Le prime officine di ceramiche figurate nell’Italia Meridionale: l’esempio del Pittore di Brooklyn-Budapest
Abstract
The need imposed by new recoveries and recent discoveries in the field of Magna
Graecia ceramic leads from many sides to a new reading of old context and to a review of
already known material, collected in previous centuries and catalogued by Trendall.
Though the importance of the systematization made by the Australian scholar is
recognized an ideal starting point for every search on Italiote ceramics, recent critics have
emphasized the need for a critical review of his work. Since it cannot be considered as a
whole, a critical review must necessarily start from the analysis of small segments that
allows gradually to achieve a more comprehensive revision of the whole known production
of the West figured vases. The choice of the "Painter of Brooklyn-Budapest" is dictated by
the desire to add a contribution to the definition of Metaponto workshops, whose
chronological and productive environment is quite clear at present on the basis of the
overall study of data coming from the excavations of Kerameikos and Chora. Despite his
knowledge of workshops the Amykos, Creusa and Dolon, the painter of BrooklynBudapest seems to escape to a well-defined time and place framework. The definition of
the atelier proved problematic indeed for Trendall because it was made by the union of two
groups, Brooklyn and Budapest, corresponding to two different chronological phases, the
first one considered close to the Amykos production, next to the Apulian workshop of
Tarporley for some peculiarities, but at the same time also near to the ateliers of Creusa
and Dolone . The production of nestorides put towards the end of his career finally lead
the scholar to consider the painter as a "wondering craftsman" who would have moved
himself to the internal Lucania, specifically between Anzi and Armento, to start a school
with many disciples in IV century B.C. As a result of the absence of reliable data from the
excavation and of the setting of vases within decontextualized museum collections, it was
decided to apply to the Brooklyn-Budapest group examination the typical linguistic
method , theorized by Angela Pontrandolfo for her survey of the painted tombs of Paestum
and then also experienced by Sebastiano Barresi in his examination of the "ApulianLucan" Group Intermediate ceramics and precisely the specimens attributed to the Locri’s
painter. It has begun to outline for the workshop a chronological horizon that rises the
traditional chronology proposed by Trendall (400 B.C. – 360 B.C.) thanks to the study of
forms, which, in some case - for example those of the volute kraters or nestorides -
seem to refer to particular areas of diffusion, respectively Peucezia and internal Lucania.
The decoration items were grouped according to the elements of the vase on which they
insist and they were compared both with the Attic production of the second half of the V
century and with that of Metaponto and Taranto. In the same way both the individual
design schemes – this analysis led to recognize the distinctive "cartoni" (templates) of the
painter - and the association and the composition of the figures on the surface of the vases
were analyzed. Therefore It was tried to reconstruct the figurative heritage of the workshop
through the exam of the individual "words" formed by the elements of the decoration and
by the figurative patterns, that is the characters’ poses and attitudes, which fit together to
build the "sentences". By means of parallels with the Attic productions and with those of
Metaponto and Taranto - observed both in the decoration patterns and in the idea of
the vascular space - it seems possible to deduce that certain choices are closely related
to the morphology of specimens of more complicated craftsmanshift - as the kalyx and volute krater- and to the representation of special themes such as mythology, for which
the Italiote productions of the late V B.C. seem to draw on the same tradition, that is the
coeval Attic one. As regards Trendall’s classification, a coherent body of 57 vases is
shown by the executed analysis: they are attributable to the "Painter" of BrooklynBudapest, whose activity seems to have a time span ranging from the final decades of the
V century to the first half of the IV century B.C. [edited by Author] La necessità dettata dai nuovi rinvenimenti e dalle recenti scoperte nel campo della
ceramica magnogreca spinge da più parti ad una rilettura dei vecchi contesti e ad un riesame
del materiale già conosciuto, raccolto nei secoli precedenti e catalogato da Trendall. Pur
riconoscendo l’importanza della sistematizzazione dello studioso australiano, punto di partenza
obbligato per ogni ricerca sulla ceramica italiota, la critica recente ha sottolineato l’esigenza di
un riesame critico della sua opera che, nell’impossibilità di considerarla nel suo insieme, deve
necessariamente partire dall’analisi di piccoli segmenti che consentano di raggiungere poco a
poco una revisione più globale dell’intera produzione nota dei vasi figurati d’Occidente. La
scelta del “Pittore di Brooklyn-Budapest” è dettata dalla volontà di apportare un contributo alla
definizione delle officine metapontine, il cui ambito cronologico e produttivo risulta oggi ben
chiaro sulla base dello studio complessivo dei dati provenienti dagli scavi del kerameikos e della
chora. A dispetto della conoscenza approfondita delle officine di Amykos, Creusa e Dolone, il
pittore di Brooklyn-Budapest sembra sfuggire ad un inquadramento temporale e territoriale ben
determinato. Formato dall’unione di due gruppi, Brooklyn e Budapest, corrispondenti a due fasi
cronologiche differenti, considerato vicino alla produzione di Amykos per la prima fase,
prossimo all’officina apula di Tarporley per alcune particolarità, ma nello stesso tempo vicino
anche agli ateliers di Creusa e Dolone, la definizione dell’atelier risultava problematica già per
Trendall. La produzione di nestorides collocata verso la fine della carriera spinse infine lo
studioso a ritenere il pittore un “artigiano itinerante” che nel IV secolo a. C. si sarebbe trasferito
nella Lucania interna, precisamente tra Anzi ed Armento, per dare il via ad una scuola con
molteplici seguaci. A causa dell'assenza di dati certi provenienti dallo scavo e dalla collocazione
dei vasi all'interno di collezioni museali decontestualizzate, si è deciso di applicare all’esame
del gruppo di Brooklyn-Budapest il metodo, proprio della linguistica, teorizzato da Angela
Pontrandolfo nello studio delle tombe dipinte di Paestum e poi sperimentato anche da
Sebastiano Barresi nell’esame delle ceramiche “apulo-lucane” del Gruppo Intermedio e nello
specifico degli esemplari attribuiti al pittore di Locri. Dallo studio delle forme, che in alcuni casi,
come quello dei crateri a volute o delle nestorides, sembrano rimandare a particolari ambiti di
circolazione, rispettivamente la Peucezia e la Lucania interna, si è iniziato a profilare per ’officina un orizzonte cronologico che rialza la cronologia tradizionale (400 a. C. -360 a. C.)
proposta da Trendall. Gli elementi della decorazione sono stati raggruppati in base alle parti del
vaso su cui insistono e sono stati messi a confronto sia con la produzione attica della seconda
metà del V secolo che con quella metapontina e tarantina. Allo stesso modo sono stati
analizzati sia i singoli schemi figurativi - studio che ha permesso di riconoscere i “cartoni”
distintivi del pittore - sia l’associazione e la composizione delle figure sulla superficie dei vasi.
Attraverso l’esame delle singole “parole” costituite dagli elementi della decorazione e dagli
schemi figurativi, ossia le pose e gli atteggiamenti dei personaggi, che si combinano tra loro a
costruire delle “frasi”, si è cercato, dunque, di ricomporre il patrimonio figurativo dell’officina. Dai
paralleli con le produzioni attiche e con quelle metapontine e tarantine riscontrabili sia per i
motivi della decorazione che per la concezione dello spazio vascolare sembra possibile dedurre
che determinate scelte siano strettamente collegate alla morfologia di esemplari di più
complicata fattura, come il cratere a calice o a volute, e alla rappresentazione di temi particolari
come quelli mitologici, per i quali le produzioni italiote della fine del V secolo a. C. mostrano di
attingere alla stessa tradizione, ossia quella attica coeva. Dall’analisi condotta emerge, rispetto
alla classificazione di Trendall, un corpus coerente di 57 vasi attribuibili al “Pittore” di BrooklynBudapest, per la cui attività sembra ipotizzabile un arco temporale che va dai decenni finali del
V secolo alla prima metà del IV secolo a. C. [a cura dell'Autore]