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dc.date.accessioned2016-10-21T08:12:16Z
dc.date.available2016-10-21T08:12:16Z
dc.description2014 - 2015it_IT
dc.description.abstractThe need imposed by new recoveries and recent discoveries in the field of Magna Graecia ceramic leads from many sides to a new reading of old context and to a review of already known material, collected in previous centuries and catalogued by Trendall. Though the importance of the systematization made by the Australian scholar is recognized an ideal starting point for every search on Italiote ceramics, recent critics have emphasized the need for a critical review of his work. Since it cannot be considered as a whole, a critical review must necessarily start from the analysis of small segments that allows gradually to achieve a more comprehensive revision of the whole known production of the West figured vases. The choice of the "Painter of Brooklyn-Budapest" is dictated by the desire to add a contribution to the definition of Metaponto workshops, whose chronological and productive environment is quite clear at present on the basis of the overall study of data coming from the excavations of Kerameikos and Chora. Despite his knowledge of workshops the Amykos, Creusa and Dolon, the painter of BrooklynBudapest seems to escape to a well-defined time and place framework. The definition of the atelier proved problematic indeed for Trendall because it was made by the union of two groups, Brooklyn and Budapest, corresponding to two different chronological phases, the first one considered close to the Amykos production, next to the Apulian workshop of Tarporley for some peculiarities, but at the same time also near to the ateliers of Creusa and Dolone . The production of nestorides put towards the end of his career finally lead the scholar to consider the painter as a "wondering craftsman" who would have moved himself to the internal Lucania, specifically between Anzi and Armento, to start a school with many disciples in IV century B.C. As a result of the absence of reliable data from the excavation and of the setting of vases within decontextualized museum collections, it was decided to apply to the Brooklyn-Budapest group examination the typical linguistic method , theorized by Angela Pontrandolfo for her survey of the painted tombs of Paestum and then also experienced by Sebastiano Barresi in his examination of the "ApulianLucan" Group Intermediate ceramics and precisely the specimens attributed to the Locri’s painter. It has begun to outline for the workshop a chronological horizon that rises the traditional chronology proposed by Trendall (400 B.C. – 360 B.C.) thanks to the study of forms, which, in some case - for example those of the volute kraters or nestorides - seem to refer to particular areas of diffusion, respectively Peucezia and internal Lucania. The decoration items were grouped according to the elements of the vase on which they insist and they were compared both with the Attic production of the second half of the V century and with that of Metaponto and Taranto. In the same way both the individual design schemes – this analysis led to recognize the distinctive "cartoni" (templates) of the painter - and the association and the composition of the figures on the surface of the vases were analyzed. Therefore It was tried to reconstruct the figurative heritage of the workshop through the exam of the individual "words" formed by the elements of the decoration and by the figurative patterns, that is the characters’ poses and attitudes, which fit together to build the "sentences". By means of parallels with the Attic productions and with those of Metaponto and Taranto - observed both in the decoration patterns and in the idea of the vascular space - it seems possible to deduce that certain choices are closely related to the morphology of specimens of more complicated craftsmanshift - as the kalyx and volute krater- and to the representation of special themes such as mythology, for which the Italiote productions of the late V B.C. seem to draw on the same tradition, that is the coeval Attic one. As regards Trendall’s classification, a coherent body of 57 vases is shown by the executed analysis: they are attributable to the "Painter" of BrooklynBudapest, whose activity seems to have a time span ranging from the final decades of the V century to the first half of the IV century B.C. [edited by Author]
dc.description.abstractLa necessità dettata dai nuovi rinvenimenti e dalle recenti scoperte nel campo della ceramica magnogreca spinge da più parti ad una rilettura dei vecchi contesti e ad un riesame del materiale già conosciuto, raccolto nei secoli precedenti e catalogato da Trendall. Pur riconoscendo l’importanza della sistematizzazione dello studioso australiano, punto di partenza obbligato per ogni ricerca sulla ceramica italiota, la critica recente ha sottolineato l’esigenza di un riesame critico della sua opera che, nell’impossibilità di considerarla nel suo insieme, deve necessariamente partire dall’analisi di piccoli segmenti che consentano di raggiungere poco a poco una revisione più globale dell’intera produzione nota dei vasi figurati d’Occidente. La scelta del “Pittore di Brooklyn-Budapest” è dettata dalla volontà di apportare un contributo alla definizione delle officine metapontine, il cui ambito cronologico e produttivo risulta oggi ben chiaro sulla base dello studio complessivo dei dati provenienti dagli scavi del kerameikos e della chora. A dispetto della conoscenza approfondita delle officine di Amykos, Creusa e Dolone, il pittore di Brooklyn-Budapest sembra sfuggire ad un inquadramento temporale e territoriale ben determinato. Formato dall’unione di due gruppi, Brooklyn e Budapest, corrispondenti a due fasi cronologiche differenti, considerato vicino alla produzione di Amykos per la prima fase, prossimo all’officina apula di Tarporley per alcune particolarità, ma nello stesso tempo vicino anche agli ateliers di Creusa e Dolone, la definizione dell’atelier risultava problematica già per Trendall. La produzione di nestorides collocata verso la fine della carriera spinse infine lo studioso a ritenere il pittore un “artigiano itinerante” che nel IV secolo a. C. si sarebbe trasferito nella Lucania interna, precisamente tra Anzi ed Armento, per dare il via ad una scuola con molteplici seguaci. A causa dell'assenza di dati certi provenienti dallo scavo e dalla collocazione dei vasi all'interno di collezioni museali decontestualizzate, si è deciso di applicare all’esame del gruppo di Brooklyn-Budapest il metodo, proprio della linguistica, teorizzato da Angela Pontrandolfo nello studio delle tombe dipinte di Paestum e poi sperimentato anche da Sebastiano Barresi nell’esame delle ceramiche “apulo-lucane” del Gruppo Intermedio e nello specifico degli esemplari attribuiti al pittore di Locri. Dallo studio delle forme, che in alcuni casi, come quello dei crateri a volute o delle nestorides, sembrano rimandare a particolari ambiti di circolazione, rispettivamente la Peucezia e la Lucania interna, si è iniziato a profilare per ’officina un orizzonte cronologico che rialza la cronologia tradizionale (400 a. C. -360 a. C.) proposta da Trendall. Gli elementi della decorazione sono stati raggruppati in base alle parti del vaso su cui insistono e sono stati messi a confronto sia con la produzione attica della seconda metà del V secolo che con quella metapontina e tarantina. Allo stesso modo sono stati analizzati sia i singoli schemi figurativi - studio che ha permesso di riconoscere i “cartoni” distintivi del pittore - sia l’associazione e la composizione delle figure sulla superficie dei vasi. Attraverso l’esame delle singole “parole” costituite dagli elementi della decorazione e dagli schemi figurativi, ossia le pose e gli atteggiamenti dei personaggi, che si combinano tra loro a costruire delle “frasi”, si è cercato, dunque, di ricomporre il patrimonio figurativo dell’officina. Dai paralleli con le produzioni attiche e con quelle metapontine e tarantine riscontrabili sia per i motivi della decorazione che per la concezione dello spazio vascolare sembra possibile dedurre che determinate scelte siano strettamente collegate alla morfologia di esemplari di più complicata fattura, come il cratere a calice o a volute, e alla rappresentazione di temi particolari come quelli mitologici, per i quali le produzioni italiote della fine del V secolo a. C. mostrano di attingere alla stessa tradizione, ossia quella attica coeva. Dall’analisi condotta emerge, rispetto alla classificazione di Trendall, un corpus coerente di 57 vasi attribuibili al “Pittore” di BrooklynBudapest, per la cui attività sembra ipotizzabile un arco temporale che va dai decenni finali del V secolo alla prima metà del IV secolo a. C. [a cura dell'Autore]it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.subject.miurL-ANT/07 ARCHEOLOGIA CLASSICAit_IT
dc.contributor.coordinatorePontrandolfo, Angelait_IT
dc.description.cicloXIV n.s.it_IT
dc.contributor.tutorMugione, Elianait_IT
dc.identifier.DipartimentoScienze del Patrimonio Culturaleit_IT
dc.titleLe prime officine di ceramiche figurate nell’Italia Meridionale: l’esempio del Pittore di Brooklyn-Budapestit_IT
dc.contributor.authorDi Donato, Angela
dc.date.issued2018-07-18
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/10556/2244
dc.typeDoctoral Thesisit_IT
dc.subjectOfficinait_IT
dc.subjectMetapontoit_IT
dc.subjectCeramicait_IT
dc.publisher.alternativeUniversita degli studi di Salernoit_IT
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