La filantropia scientifica nel secolo XIX e la figura di Josephine Shaw Lowell
Abstract
This thesis deals with the response implemented by private organizations to the problem of urban
poverty that accompanied the rapid economic and social transformations in the United States at the
end of the nineteenth century.
In those years, industrial expansion was accompanied by the increase of urbanization, internal
migration, with massive displacement from the countryside to the city, international migration,
especially from Europe, by periodic economic crises and greater visibility of the labour movement
with the rise of industrial unions. This context was characterized by the introduction of new models
of philanthropic action, aiming at responding to the problems of large segments of the population,
often without any guaranteed living wage. These models represented the only answer to the
pressing and extended social problem of poverty and were articulated in innovative forms, capable
of generating a growing demand for scientific knowledge of the phenomenon.
In particular, we focus on an innovative meaning of philanthropy proposed by social workers:
philanthropy which, until then, had had a spontaneous and charitable character, inspired by a moralreligious sentiment, became gradually more and more scientific, trying to meet criteria of
effectiveness and efficiency. Therefore, we analyze the development of the “Charity Organization
Society” which led to a rationalization of the charity and the development and institutionalization of
the social work.
In those years informed by the spirit of reform and characterized by the increasing participation of
women working as philanthropists, the figure of Josephine Shaw Lowell is particularly interesting
for her prominent role played within the COS. Lowell, besides being a prominent social worker,
also influenced the debate on poverty, giving a significant contribution to the emergence of the issue
of the marginalized and the importance of legislation in order to offer a systematic and more
specific framework and tackle the issue of urban poverty. [edited by Author] In questa tesi si affronta la risposta elaborata da organizzazioni non statali - per la maggior parte a carattere laico e volontario - al problema della povertà urbana che accompagnò le rapide trasformazioni economiche e sociali negli Stati Uniti alla fine del secolo XIX.
In quegli anni, l’espansione industriale era affiancata dall’incremento dell’urbanizzazione, da migrazioni interne, con spostamenti massicci dalla campagna verso la città, da flussi migratori internazionali, in particolar modo dall’Europa, da periodiche crisi economiche e da una maggiore visibilità del movimento operaio, che si manifestò con la nascita dei sindacati industriali. Questo è il contesto in cui si elaborarono nuovi modelli di intervento filantropico tesi a rispondere ai problemi di ampie fasce della popolazione, spesso al di sotto di un reddito di sopravvivenza. Tali modelli, rappresentando l’unica risposta a un problema sociale così ingente e pressante come quello della povertà, si articolarono in forme sempre più elaborate, capaci di generare una domanda crescente di conoscenza scientifica del fenomeno. In particolar modo, nel lavoro ci si sofferma su un modo innovativo di intendere la filantropia, proposto dai social workers: quella filantropia che, fino ad allora, aveva avuto un carattere spontaneo e caritatevole, ispirato da un sentimento di tipo morale-religioso, diventava a poco a poco sempre più scientifica, cercando di rispondere a criteri di efficacia ed efficienza. Viene, quindi, analizzato lo sviluppo della “Charity Organization Society”, che determinò una razionalizzazione dell’azione caritatevole, una valorizzazione dell’azione dei social workers e l’istituzionalizzazione del volontariato.
Nel contesto della spinta riformatrice che informa quegli anni e dell’opera delle donne all’interno del mondo della filantropia, la figura di Josephine Shaw Lowell risulta di particolare interesse, per il ruolo preminente rivestito all’interno del COS, perché essa, oltre a rappresentare una social worker di primo piano, influenzò il dibattito sulla povertà e contribuì significativamente a far emergere la questione degli emarginati e l’importanza di una legislazione sistematica che offrisse un quadro specifico e più informato del problema della povertà. [a cura dell'Autore]