Strumenti di "predictive policing" e rischi di profilazione: quando l'intelligenza artificiale è posta al servizio delle attività di polizia giudiziaria
Abstract
Tra tutti i settori della giustizia penale, quello della prevenzione del crimine è di certo uno
fra i più battuti dall’Intelligenza Artificiale.
Nel campo delle attività investigative gli strumenti che si servono di sistemi esperti sono infatti in
grado di semplificare le funzioni della polizia giudiziaria a partire dal momento della ricerca della notizia di reato per arrivare alla assicurazione delle fonti di prova e alla comunicazione al pubblico
ministero della notitia criminis acquisita.
Anche in Italia, così come è avvenuto in alcuni Paesi dell’Unione Europea, hanno fatto ingresso alcuni
strumenti di riconoscimento facciale, come il S.A.R.I. che ha imposto importanti riflessioni non solo
circa il suo impiego da parte del Garante della privacy ma anche sotto il versante normativo alla luce
della recente disciplina contenuta nell’AI Act.
Tale sistema, soprattutto quando utilizzato nella sua versione dinamica, indubbiamente
avanguardistica, promette di identificare con semplicità un soggetto ignoto attraverso l’incrocio di
immagini fotografiche raccolte da telecamere installate in determinati luoghi e di giungere perfino a
rilevarne corrispondenze con taluno dei volti noti “sospetti” inseriti in un database.
Dietro queste molteplici e promettenti applicazioni dell’IA nel campo delle indagini e, più nello
specifico, di quella investigazione che viene definita proattiva si celano, tuttavia, evidenti perplessità
che mettono a dura prova la classica ripartizione di competenze tra polizia di sicurezza e polizia
giudiziaria. Of all the areas of criminal justice, crime prevention is certainly one of the most impacted by Artificial
Intelligence.
In the field of investigative activities, tools that use expert systems can streamline the functions of
the judicial police, from the moment of searching for information about a crime to securing sources
of evidence and communicating the acquired notitia criminis to the public prosecutor.
Italy, as has happened in some European Union countries, has seen the introduction of facial
recognition tools, such as SARI, which has prompted significant consideration not only regarding its
use by the Italian Data Protection Authority but also from a regulatory perspective, in light of the
recent provisions contained in the AI Act.
This system, especially when used in its undoubtedly cutting-edge dynamic version, promises to
easily identify an unknown subject by cross-referencing photographic images collected by cameras
installed in specific locations and even detecting matches with some of the known “suspicious” faces
stored in a database.
Behind these many promising applications of AI in investigations, and more specifically, in what is
known as proactive investigations, however, lie clear concerns that severely challenge the traditional
division of responsibilities between security police and judicial police.
URI
https://www.rivistagiuridica.unisa.it/volumes/2025_3/indexhttp://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9199
