Abitare la fine: metafisica e iconografia dei luoghi nella poesia di Guido Gozzano
Abstract
Il contributo indaga la metafisica e l’iconografia
dei luoghi nella poesia di Guido Gozzano, assumendo lo spazio non come semplice scenario descrittivo, ma come dispositivo fenomenologico e
ontologico. I luoghi gozzaniani si configurano
come spazi attraversati da tensioni dialettiche
che disarticolano il continuum temporale e rivelano, nel qui e ora poetico, l’instabilità della materia e dell’identità. Case, corpi e ambienti non
fondano l’abitare, ma lo negano, manifestandosi
come luoghi disabitati o abitabili solo nella forma
della distanza e dell’esilio. In questa prospettiva, il
luogo non costruisce l’identità del soggetto, bensì
ne espone la frattura, rendendo visibile una metafisica del limite in cui presenza e assenza coincidono. Il soggetto poetico, a sua volta, appare disabitato, inscritto in un ordine superiore governato da Spazio e Tempo, unici principi attivi della
realtà naturale. L’analisi mostra come tali istanze
ontologiche non si esprimano in forma concettuale astratta, ma trovino nella dimensione iconografica la loro necessaria modalità di manifestazione, facendo dei luoghi il teatro simbolico della
fine, intesa non come termine cronologico, ma
come confine instabile tra essere, tempo e dissoluzione dell’io. This study investigates the metaphysical and iconographic dimensions of place in the poetry of
Guido Gozzano, approaching space not as a mere
descriptive background but as a phenomenological and ontological device. Gozzano’s places
emerge as spaces traversed by dialectical tensions
that disrupt temporal continuity and reveal,
within the poetic here and now, the instability of
matter and identity. Houses, bodies, and environments do not ground dwelling but negate it, appearing as places that are uninhabited or inhabitable only through distance and exile. From this
perspective, place does not construct the subject’s
identity but rather exposes its fracture, making
visible a metaphysics of the limit in which presence and absence coincide. The poetic subject, in
turn, appears dis-inhabited, inscribed within a
higher order governed by Space and Time, the
only active principles of natural reality. The analysis shows that these ontological concerns are not
articulated through abstract conceptual systems
but find their necessary mode of manifestation in
iconography, turning places into the symbolic
stage of the end, understood not as a chronological termination but as an unstable boundary between being, time, and the dissolution of the self.
URI
https://sinestesieonline.it/wp-content/uploads/2026/03/greco_gennaio2026.pdfhttp://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9290
