Zanzotto tra enigma e infinito: riflessi leopardiani e tensione etica
Abstract
Nel tessuto poetico di Andrea Zanzotto si avvertono echi persistenti della meditazione leopardiana, soprattutto nell’elaborazione del nulla
come custode dell’enigma. La poesia diventa
luogo di riflessione sul rapporto con la natura,
sulla capacità di adattamento agli ambienti più
eterogenei e sul patimento inscritto nell’esistere.
In tale orizzonte si delinea una funzione etico-civile della scrittura, che si configura come sguardo
antropologico rivolto al reale e alle sue ininterrotte metamorfosi. In the poetic texture of Andrea Zanzotto, one perceives persistent echoes of leopardian meditation,
especially in the elaboration of nothingness as the
custodian of the enigma. Poetry becomes a site of
reflection on the relationship with nature, on the
ability to adapt to the most heterogeneous environments, and on the suffering inscribed in existence. Within this horizon, an ethical–civic function of writing emerges, configured as an anthropological gaze directed at reality and its unceasing metamorphoses.
URI
https://sinestesieonline.it/wp-content/uploads/2026/05/Castori-copia-finale.pdfhttp://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9348
