«Il cantico che sfrena l’ansia». Per un commento a Frate Francesco di Vittorio Pagano
Abstract
La poesia Frate Francesco di Vittorio Pagano,
contenuta nel Libro Terzo – Trobar concluso de I
privilegi del povero (1960), è uno dei perni dell’intera raccolta e si configura come una meditazione
lirica di forte densità simbolica sulla figura di san
Francesco d’Assisi, intesa come archetipo di
un’esperienza cosmica. Il testo pone il lettore di
fronte a una realtà in cui il limite tra sacro e universale sembra progressivamente dissolversi: il
«cantico che sfrena l’ansia enorme / del cosmo innamorato» trasforma l’armonia del mondo in movimento sensoriale e musicale; l’odio primordiale
è spento e il tempo stesso è scandito da un «ebbro
podio». Dal mito di Francesco all’io collettivo dei
pellegrini il passo è breve: figure erranti e indocili
coprono la propria «nudezza» con un «franco
saio», simbolo di una povertà non soltanto materiale ma spirituale ed epistemica. Qui la «carità»
non è idealizzazione, bensì «eucarestia / sulla
mensa di sangue», fardello di «croci» affidate
all’«eco della vita», rombo unico che registra nella
carne la domanda della condizione umana. Percorsa da una «vertigine barocca» (Giorgino) e da
una favilla «occitanico-gongorina» (Macrì), Frate
Francesco si situa così a pieno titolo nel cuore
dell’itinerario poetico di Pagano, caratterizzato da una tensione tra parnassianesimo ed ermetismo, e da un utilizzo virtuoso della tradizione metrico-ritmica che convive con inquietudini religiose e riferimenti culturali profondi. Pagano fa
dialogare la figura di Francesco con la dimensione esistenziale del pellegrino, introducendo un
paesaggio magmatico nel quale sacro, naturale e
umano si intrecciano in una visione totale della
poesia. The poem Frate Francesco by Vittorio Pagano, included in Libro Terzo – Trobar concluso of I privilegi del povero (1960), constitutes one of the pivotal elements of the entire collection and presents
itself as a lyrically charged meditation of high
symbolic density on the figure of Saint Francis of
Assisi, conceived as the archetype of a cosmic experience. The text confronts the reader with a reality in which the boundary between the sacred and
the universal appears progressively to dissolve:
the «cantico che sfrena l’ansia enorme / del cosmo
innamorato» transforms the harmony of the
world into a sensory and musical movement; primordial hatred is extinguished, and time itself is
marked by a «ebbro podio». From the myth of
Francis to the collective ‘I’ of the pilgrims the step
is brief: wandering and unruly figures cover their
«nudezza» with a «franco saio», the symbol of a
poverty that is not merely material but also spiritual and epistemic. Here, «carità» is not an idealization, but rather «eucarestia / sulla mensa di sangue», a burden of «croci» entrusted to the «eco
della vita», a single rumble that inscribes within
the flesh the question of the human condition. Traversed by a «vertigine barocca» (Giorgino) and by
an «occitanico-gongorina» spark (Macrì), Frate
Francesco thus occupies a central position within
Pagano’s poetic itinerary, characterized by a tension between Parnassianism and Hermeticism,
and by a virtuosic use of metrical-rhythmic tradition coexisting with religious inquietudes and profound cultural references. Pagano sets the figure
of Francis in dialogue with the existential dimension of the pilgrim, introducing a magmatic
landscape in which the sacred, the natural, and
the human intertwine within a total vision of
poetry.
URI
https://sinestesieonline.it/wp-content/uploads/2026/06/sinestesieonline52_fracacreta.pdfhttp://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9409
