La casta degli intellettuali e il popolo-nazione. Il contraddittorio incontro con Gramsci
Abstract
Nel contributo si parte dalla constatazione che solo dal 1975, quando,
a cura di Valentino Gerratana, esce da Einaudi la prima edizione critica dei Quaderni del carcere, è stato possibile una lettura completa e organica del pluristratificato
pensiero di Antonio Gramsci; ed è sulla base di un diretto confronto con l’edizione
critica che va compreso in che cosa realmente consista il gramscismo pasoliniano.
Vengono, pertanto, esaminati tre punti imprescindibili: nazional-popolare, spontaneismo, egemonia, partendo subito dal primo, su cui, già dai testi gramsciani,
emergono oscillazioni, anche se Pasolini riuscì a intuire che il pensatore sardo non
teorizza e tanto meno codifica una letteratura nazional-popolare, esprimendo una
posizione problematica e possibilista. Un’altra nozione gramsciana non pienamente
intesa o addirittura fraintesa è lo «spontaneismo». Pasolini, nelle Ceneri di Gramsci,
contrappone la sua immersione sensuale nel mondo popolare al rigore, alla disciplina, al «puro ed eroico pensiero» di Gramsci; ma questa rigida dicotomia è in realtà
un sintomo evidente della profonda scissione del suo Io, perché in Gramsci agisce la
totalità organica dell’«uomo classico» che, ricreando continuamente un «tutto complesso» (Debenedetti), educa e rende storicamente efficiente la «spontaneità». Dalla
confusione tra livello analitico-storiografico e livello teorico-metodologico deriva
anche l’incomprensione del concetto di egemonia: Gramsci “analizza” il modello di
egemonia realizzato nelle società borghesi, non ritenendolo democraticamente valido, ma “propone” un diverso tipo di egemonia, che solo un nuovo «blocco storico»,
in grado di attuare una profonda riforma intellettuale e morale, potrà realizzare. The contribution starts from the observation that only since 1975,
when the first critical edition of the Quaderni del carcere was published by Einaudi, under the supervision of Valentino Gerratana, has a complete and organic reading of Antonio Gramsci’s multilayered thought been possible; and it is on the
basis of a direct comparison with the critical edition that we need to understand
what Pasolini’s Gramscism really consists of. Therefore, three essential points are
examined: national-popular, spontaneity, hegemony, starting immediately from the
first, on which, already from Gramscian texts, oscillations emerge, even if Pasolini managed to intuit that the Sardinian thinker does not theorize, let alone codify, a national-popular literature, expressing a problematic and possibilist position. Another
gramscian notion not fully understood or even misunderstood is «spontaneism».
Pasolini, in Ceneri di Gramsci, contrasts his sensual immersion in the popular world
with Gramsci’s rigor, discipline, and “pure and heroic thought”; but this rigid dichotomy is in reality an evident symptom of the profound splitting of his ego, because in Gramsci the organic totality of the «classical man» acts who, continuously recreating a «complex whole» (Debenedetti), educates and makes historically efficient
«spontaneity». The misunderstanding of the concept of hegemony also derives from
the confusion between the analytical-historiographical level and the theoretical-methodological level: Gramsci “analyses” the model of hegemony created in bourgeois
societies, not considering it democratically valid, but “proposes” a different type
of hegemony, that only a new «historic bloc», capable of implementing a profound
intellectual and moral reform, will be able to achieve.
URI
https://www.sinestesierivistadistudi.it/una-disperata-vitalita/http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9775
