Il teatro di Vincenzo Scarpetta nello sguardo di Stanislavskij e Craig
Abstract
L'attore napoletano Vincenzo Scarpetta (1877-1952), figlio del più celebre Eduardo, rappresenta un punto di contatto tanto interessante quanto poco indagato tra il teatro napoletano e i grandi maestri della scena novecentesca. Sia l'inglese Edward Gordon Craig sia il russo Konstantin Stanislavskij ebbero infatti occasione di vederlo recitare durante alcuni soggiorni a Napoli, rimanendone profondamente colpiti. Nel caso di Stanislavskij, l'incontro con Scarpetta contribuì a orientare il suo metodo - allora ancora in fase di elaborazione - verso la pratica dell'improvvisazione. Per Craig, che assistette a una rappresentazione di 'O tuono 'e marzo, l'esperienza rafforzò invece l'interesse per il teatro popolare e dialettale. L'articolo indaga questi episodi con l'obiettivo di valutare il ruolo e l'influenza del teatro dialettale nell'ambito della Grande Riforma del teatro del Novecento. The Neapolitan actor Vincenzo Scarpetta (1877–1952), son of the more renowned Eduardo Scarpetta, represents a fascinating yet largely unexplored point of contact between Neapolitan theatre and the major theatre reformers of the twentieth century. Both the English theatre practitioner Edward Gordon Craig and the Russian director Konstantin Stanislavski had the opportunity to see him perform during their stays in Naples and were deeply impressed by his work. In Stanislavski’s case, the encounter with Scarpetta contributed to shaping his still emerging theatrical method, particularly with regard to the practice of improvisation. For Craig, who attended a performance of ‘O tuono ‘e marzo, the experience reinforced his interest in popular and dialect theatre. This article examines these encounters in order to assess the role and influence of dialect theatre within the broader context of the Great Reform of twentieth-century theatre.
