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  <updated>2026-04-20T11:15:14Z</updated>
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    <title>"Griechenthum" e "Modernität" in «Der Tod in Venedig» di Thomas Mann</title>
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      <name>Granese, Alberto</name>
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    <updated>2026-02-23T07:12:50Z</updated>
    <published>2025-01-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: "Griechenthum" e "Modernität" in «Der Tod in Venedig» di Thomas Mann
Authors: Granese, Alberto
Abstract: Der Tod in Venedig del premio Nobel Thomas Mann non è solo uno dei testi più noti, letti e ammirati scritto in lingua tedesca, ma un vero e proprio gioiello artistico della letteratura mondiale. Se ne propone un’interpretazione che non solo ridiscute i rapporti con la cultura classica, esclusivamente greca, con un’indagine storico-filologica del contesto ambientale e dei raffronti testuali, ma li avvolge tutti, per la prima volta, anche nei fasci luminosi della tradizione mitica, secondo una scansione dialettica tra ricerca delle radici oscure e inestirpabili della nostra civiltà e strategia di scrittura delle componenti essenziali della Modernità attraverso la dimensione archetipica dei miti. Se ne dedurrà che l’autentica arte letteraria di Mann non consiste nella raffinata sensibilità evocativa di espressioni celebri (da Senofonte, Platone, Plutarco) e di trasfigurazioni numinose, ma nell’autonoma e originale capacità di rifunzionalizzarle e reiventarle in figure interamente create dalla sua immaginazione.; Der Tod in Venedig by Nobel Prize winner Thomas Mann is not only one of the most famous, read and admired texts written in German, but a true artistic jewel of world literature. An interpretation is proposed that not only re-discusses the relationships with classical culture, exclusively Greek, with a historical-philological investigation of the environmental context and textual comparisons, but envelops them all, for the first time, also in the luminous beams of mythical tradition, according to a dialectical scansion between the search for the dark and ineradicable roots of our civilization and the strategy of writing the essential components of Modernity through the archetypal dimension of myths. It can be deduced that Mann’s authentic literary art does not consist in the refined evocative sensitivity of famous expressions (from Xenophon, Plato, Plutarch) and numinous transfigurations, but in the autonomous and original ability to re-functionalize and reinvent them in figures entirely created by his imagination.</summary>
    <dc:date>2025-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>Dai «Saggi» allo «Studio»: De Sanctis e le aporie della "funzione Leopardi"</title>
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      <name>Giulio, Rosa</name>
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    <updated>2026-02-23T07:12:49Z</updated>
    <published>2025-01-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Dai «Saggi» allo «Studio»: De Sanctis e le aporie della "funzione Leopardi"
Authors: Giulio, Rosa
Abstract: Nonostante	il	mitizzato	incontro	napoletano	del	giovanissimo	irpino	con	il	poeta	marchigiano,	interpretato	dallo	stesso	De	Sanctis	e	da	una	parte	della	critica	come	una	fusione	di	destini	esistenziali	e	di	orizzonti	culturali,	questo	contributo	avrà	una	diversa	impostazione	metodologica	in	linea	con	il	noto	giudizio	di	Gianfranco	Contini	che	l’«autore	amatissimo»	è	«il	meno	centrato	razionalmente»	negli	scritti	desanctisiani.	L’indagine,	pertanto,	illuminerà	le	molteplici	e	profonde	ragioni	del	mancato	ruolo	strettamente	poetico	e	della	conseguente	difficoltà	di	posizionamento	storico	della	cosiddetta	“funzione	Leopardi”,	“prigioniera”	dell’istanza	etica	della	«coscienza»	e	della	griglia	ermeneutica	della	«contraddizione»,	nel	pur	entusiastico	profilo	della	«Nuova	Letteratura».; Despite	the	mythologized	Neapolitan	encounter	of	the	very	young	Irpinia	native	with	the	poet	from	the	Marches,	interpreted	by	De	Sanctis	himself	and	by	some	critics	as	a	fusion	of	existential	destinies	and	cultural	horizons,	this	contribution	will	have	a	different	methodological	approach	in	line	with	Gianfranco	Contini’s	well-known	judgment	that	the	«beloved	author»	is	«the	least	rationally	centered»	in	De	Sanctis’s	writings.	The	investigation,	therefore,	will	illuminate	the	multiple	and	profound	reasons	for	the	lack	of	a	strictly	poetic	role	and	the	consequent	difficulty	of	historical	positioning	of	the	so-called	“Leopardi	function”,	“prisoner”	of	the	ethical	instance	of	«conscience»	and	of	the	hermeneutic	grid	of	«contradiction»,	in	the	enthusiastic	profile	of	the	«New	Literature».</summary>
    <dc:date>2025-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>'Consistency' di Alberto Granese: una riflessione poliedrica sull'identità culturale italiana</title>
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      <name>Montella, Luigi</name>
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    <updated>2026-02-23T07:12:48Z</updated>
    <published>2025-01-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: 'Consistency' di Alberto Granese: una riflessione poliedrica sull'identità culturale italiana
Authors: Montella, Luigi
Abstract: Nel contributo, che è un’ampia esegesi del recente libro di Alberto Granese, «‘Consistency’. L’universo cristallizzato in forma poetica», si evidenzia come l’autore abbia collegato in maniera organica l’intero corpus della sua opera attraverso un unico filo conduttore e con un alternarsi di rifrazioni speculari interne, come i sorprendenti riflessi autobiografici di Italo Calvino. Vi si discorre, prima, dell’idea di Libertà, architrave su cui poggia tutta la ‘Commedia’ di Dante, declinata, poi, da tema etico-teologico, in problema laico e politico alla luce del punto di vista teorico sulla forma costituzionale da dare all’Italia. Dalla realizzazione della Repubblica Napoletana del 1799 e dalla mitopoiesi civile di Ugo Foscolo il discorso critico approda al nesso tra politica nazionale e cultura europea di Antonio Gramsci, alla sua originale concezione di “egemonia” come educazione reciproca all’autogoverno. In questa complessità ermeneutica rientrano le aporie della Modernità: dall’aspetto demoniaco e inquietante del Potere, esplorato attraverso le opere di Franz Kafka e di Corrado Alvaro, alle violenze della storia, analizzate nella poesia di Salvatore Quasimodo; dalla prospettiva ecologica, aperta verso il mondo oltreconfine, esaminata nelle liriche di Rocco Scotellaro all’inattuale attualità di Pier Paolo Pasolini, indagata soprattutto nelle tormentate pagine dedicate alle contraddizioni irrisolte dell’identità italiana.; In the contribution, which is a broad exegesis of Alberto Granese’s recent book, «‘Consistency’. The crystallized universe in poetic form», it is highlighted how the author has organically connected the entire corpus of his work through a single thread and with an alternation of internal specular refractions, such as the surprising autobiographical reflections of Italo Calvino. The idea of Liberty is discussed first, the architrave on which the entire ‘Comedy’ of Dante rests, declined, then, from an ethical-theological theme, into a secular and political problem in the light of the theoretical point of view on the constitutional form to give to Italy. From the creation of the Neapolitan Republic of 1799 and the civil mythopoiesis of Ugo Foscolo, the critical discourse arrives at the connection between national politics and European culture of Antonio Gramsci, to his original conception of “hegemony” as reciprocal education to selfgovernment. The aporias of Modernity fall within this hermeneutic complexity: from the demonic and disturbing aspect of Power, explored through the works of Franz Kafka and Corrado Alvaro, to the violence of history, analyzed in the poetry of Salvatore Quasimodo; from the ecological perspective, open to the world beyond the border, examined in the lyrics of Rocco Scotellaro to the untimely topicality of Pier Paolo Pasolini, investigated above all in the tormented pages dedicated to the unresolved contradictions of Italian identity.</summary>
    <dc:date>2025-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>Modelli patografici ottieriani: dall'homo clausus all'homo psychiatricus, dalla prosa al verso</title>
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      <name>Gialloreto, Andrea</name>
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    <updated>2026-02-23T07:12:47Z</updated>
    <published>2025-01-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Modelli patografici ottieriani: dall'homo clausus all'homo psychiatricus, dalla prosa al verso
Authors: Gialloreto, Andrea
Abstract: L’intera opera di Ottiero Ottieri, sia essa di natura espressamente letteraria o votata alla ricerca di forme ibride tra saggistica, confessione e fiction, può essere ricondotta ai modelli e alle strategie diegetiche del macro-genere patografico, per sua essenza trasgressivo rispetto ai confini stabiliti tra i differenti codici espressivi e i contenuti da essi veicolati. Narrazione, testimonianza, riflessione e autodiagnosi confondono i propri inchiostri nelle pagine dello scrittore, restando costante l’urgenza del mettere su carta i propri sintomi in uno con i postulati di una vera e propria filosofia della malattia quale unico plausibile fondamento della comprensione della nostra epoca. L’articolo esamina le forme patografiche nelle raccolte Il pensiero perverso (1971) e La corda corta (1978).; Ottiero Ottieri’s entire work, whether of an expressly literary nature or devoted to the investigation of hybrid forms between non-fiction, confession and fiction, can be traced back to the models and diegetic strategies of the pathographic macro-genre, which is by its very essence transgressive in respect to the boundaries established between the different expressive codes and the contents they convey. Narrative, testimony, reflection and self-diagnosis merge their inks in the writer's pages, the urgency of committing one's own symptoms to paper remaining constant, along with the postulates of a true philosophy of illness as the only plausible foundation for understanding our age. The article examines the modes of pathography in poem collections Il pensiero perverso (1971) e La corda corta (1978).</summary>
    <dc:date>2025-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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