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Title: Le orazioni de lege agraria di M. Tullio Cicerone
Authors: Acconcia, Antonio
Esposito, Paolo
Medaglia, Silvio Mario
Talamo, Clara
Keywords: Oratoria latina
Cicerone
Issue Date: 15-Jul-2011
Publisher: Universita degli studi di Salerno
Abstract: Il lavoro di ricerca si è strutturato su tre direttrici distinte, ma complementari: 1. Quadro storico Si è proceduto all'elaborazione di un quadro storico-legislativo, al fine di delineare valore e significato delle tre orazioni ciceroniane. In particolare, sulla base del proemio del secondo discorso, si è tracciato un excursus sul consolato di Cicerone, mettendo in evidenza come l'oratore valuti l'importanza della propria affermazione elettorale e del proprio ruolo di consul popularis e di homo novus, rappresentandosi immediatamente - le orazioni agrarie costituiscono il primo atto ufficiale di Cicerone console - come figura politica a servizio del popolo in netta contrapposizione con Rullo, proponente, secondo Cicerone, di una riforma agraria a favore di una ristretta élite. Si è cercato infine di rimarcare come l'affermazione elettorale di Cicerone non fosse il risultato dell'appoggio e del favore delle classi popolari, ma, in realtà, frutto di una serie di compromessi e accordi con la classe degli ottimati. Un ulteriore approfondimento è stato dedicato ad una breve rassegna storica degli interventi legislativi in materia di riforma agraria susseguitisi a Roma dalle origini fino all'età ciceroniana, soffermandosi in particolare sulla riforma graccana: l'esame della figura e dell'operato dei Gracchi è infatti necessario per poter comprendere e analizzare, nella successiva fase di commento, il giudizio estremamente ambiguo di Cicerone nei confronti della principale riforma agraria a Roma. 2. Tradizione e fortuna del testo Relativamente all'indagine sulla tradizione manoscritta delle tre orazioni, il lavoro fa costante riferimento all'edizione di Marek per i tipi Teubner del 1983. Si è quindi descritta la tradizione manoscritta seguendo la canonica suddivisione in due rami distinti: il Germanico, che ha come capostipite il codice Berolinensis Latinus (E), probabilmente databile tra il XII e il XIII secolo, e l'Italico, che avrebbe come capofamiglia il Lingonicus (L), scoperto dal Bracciolini in un convento presso Langres nel 1417 e probabilmente risalente al XII secolo: tale codice è però andato perduto, ma ne è stata rinvenuta una copia autografa di Poggio nel codice Vaticanus latinus 11458 (V). Proprio su questo esemplare ci si è soffermati in merito alla vexata quaestio delle due subscriptiones, presenti nel manoscritto e attribuite a tal Statilio Massimo (cfr. a tal proposito i contributi di Zetzel 1973 e Pecere 1982), proponendo un ragionato status quaestionis preliminare alla formulazione di una prima ipotesi originale sull'identificazione di Statilio Massimo e sulla relativa cronologia. A tal fine mi sono avvalso di tre testimonianze nelle quali compare il nome di Statilio: a) due inscrizioni attribuite a Statilio sul colosso di Memnone; b) un'iscrizione rinvenuta a Tebe con la menzione di uno Statilio Massimo ideologus e contemporaneo al re Filopappo; c) un distico inciso su una piramide e conservato nel corpus degli scolii a Clemente Alessandrino. Queste tre testimonianze sono collocabili tutte nelle stessa epoca, ossia il II sec. d. C., e provengono dalla medesima area geografica, l'Egitto: è difficile però stabilire se l'emendator menzionato dalle due subscriptiones sia davvero identificabile con lo Statilio Massimo menzionato nelle testimonianze riportate, essendo la consonanza dell'attività di emendator con l'erudizione e le inclinazioni poetiche del personaggio citato l'unico elemento a sostegno di tale ipotesi. 3. Commento Scopo ultimo del lavoro di tesi è stato quello di fornire un commento delle tre orazioni, che tenesse conto della strategia retorico-comunicativa adottata da Cicerone. Nelle prime due orazioni, infatti (la terza appare essere un riassunto delle argomentazioni impiegate nelle precedenti), si è evidenziato come tale strategia muti al mutare del destinatario e del contesto in cui il discorso viene ad essere pronunciato: nella prima orazione, diretta ai colleghi senatori, l'oratore attacca la riforma agraria di Rullo, soffermandosi, in modo particolare, sui poteri speciali conferiti al collegio dei decemviri: proprio le prerogative straordinarie concesse a questi magistrati rappresentano una minaccia per gli interessi degli ottimati, le cui proprietà terriere rischiavano di essere confiscate. Nel secondo discorso, rivolto al popolo, Cicerone enfatizza il proprio ruolo di consul popularis, aggettivo, quest'ultimo, dalla doppia valenza di "eletto dal popolo" o "al servizio del popolo". La strategia retorica dell'oratore mira, nel secondo discorso, a creare un netto contrasto tra la propria figura di console popolare e democratico e coloro che sono, in realtà, falsi amici del popolo stesso e mirano a realizzare gli interessi propri di una ristretta cerchia di persone. Cicerone spinge il popolo a ritenere la riforma di Rullo una minaccia alla propria libertà: a tal fine l'elogio di Tiberio e Caio Gracco, quali campioni assoluti e indiscussi della "popolarità", appare strumentale alla strategia di captatio benevolentiae e non pienamente sincero, come si evince dal confronto con alcuni passi del de officiis. Il commento a queste specifiche orazioni ha offerto, inoltre, una valida opportunità di raffronto tra il Cicerone oratore e il Cicerone teorico della retorica: si è rimarcata, ad esempio, la reale corrispondenza tra le funzioni pragmatiche attribuite alle varie sezioni (proemio, argomentazione e perorazione) e quelle teorizzate da Cicerone nel de inventione e nel de oratore. [a cura dell'autore]
Description: 2005 - 2006
URI: http://hdl.handle.net/10556/161
Appears in Collections:Filologia classica

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