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Title: L'umanità del Cristo orante. Conoscenza, sensibilità e volontà del dio-uomo nella riflessione teologica del secolo XIII
Authors: Motta, Cristina
D'Onofrio, Giulio
Grassi, Onorato
Casagrande, Carla
Keywords: Teologia
Cristologia
Cristo orante
Dispute teologiche
Issue Date: 23-Jun-2010
Publisher: Universita degli studi di Salerno
Abstract: La tesi di dottorato della Dott.ssa Motta, dal titolo L'umanità del Cristo orante. Conoscenza, sensibilità e volontà del dio-uomo nella riflessione teologica del secolo Xll!, è stata condotta sotto la guida del tutor Prof. Onorato Grassi e della co-tutor Prof.ssa Carla Casagrande. Il lavoro prende le mosse dal tentativo di approfondire il tema dell'umanità del Cristo in alcuni autori particolarmente rappresentativi del secolo XIII e di mettere in luce analogie, differenze e influenze tra pensatori ancora alle prese con l'elaborazione di una cristologia il più possibile sistematica. La decisione di concentrarsi sul tema della preghiera è stata dettata dalla necessità di circoscrivere il campo di indagine mediante l'assunzione di un punto di vista privilegiato: il momento della supplica del Cristo, infatti, viene spesso utilizzato dagli autori analizzati nel corso della ricerca come una sorta di 'laboratorio sperimentale' in cui osservare 'dal vivo' i diversi aspetti che connotano la sua umanità, dal dispiegarsi delle passioni che più lo accompagnano nel corso della vita terrena - il timore e l'angoscia - all'intero ventaglio dei problemi correlati alla sua dimensione umana, come il funzionamento delle sue facoltà, la molteplicità delle sue volontà, la convenienza e l'efficacia delle sue invocazioni. Quello della preghiera, infatti, si configura come un gesto squisitamente umano, la cui ragion d'essere risiede nell'infèriorità di colui che prega - l'uomo, appunto - rispetto a colui al quale la preghiera viene innalzata, vale a dire Dio. Questo fa si che l'indagine che gli autori del secolo XIII conducono intorno alla figura del Cristo orante diventi spesso luogo, occasione e strumento di analisi delle dinamiche dell'anima umana in generale, dal che deriva l'interesse anche filosofico, e non solo teologico, di una ricerca di questo tipo. Il clima culturale in cui maturano queste riflessioni, infatti, è animato dalla traduzione di numerosi testi di psicologia greca e araba (dalle opere di Aristotele al De fide orthodoxa di Giovanni Damasceno, dal De natura hominis di Nemesio di Emesa al De anima di Avicenna), alla cui scoperta segue l'elaborazione di una sempre più complessa e raffinata geografia dell'anima; un'operazione, questa, che, se da un lato consente di giustificare meglio i fenomeni,dall'altro non può che sollevare questioni prima insussistenti. Questo discorso vale in particolare per l'intricata fenomenologia dell' anima (e del corpo) del dio-uomo, che, al fine di guarire e salvare l'umanità intera, assume volontariamente tutti i difetti della natura umana ad eccezione del peccato: ciò che non viene assunto, infatti, non può essere risanato. La sfida a cui i pensatori medievali sono chiamati consiste quindi nel dimostrare come la condizione del Verbo incarnato, pur nella sua eccezionalità, sia in realtà in tutto (o quasi) simile a quella dell'uomo decaduto, mortale e afflitto da una passibilità fonte di dolore e di tedio, oltre che da una conoscenza imperfetta e da un conflitto costante tra volontà discordanti: in caso contrario, il sacrificio del Figlio sarebbe vano. Gli autori del secolo XIII, dunque, si muovono su un terreno scivoloso, ancora infestato dagli spettri delle varie eresie cristologiche sorte (e condannate) nei primi secoli dell'era cristiana. Della circospezione mostrata nell'approccio a temi di questo genere è prova tangibile la riflessione intorno alla preghiera del Verbo incarnato, le cui dinamiche appaiono giocate sul sottilissimo confine che separa la sua umanità dalla sua divinità. Nel corso del lavoro si è cercato di dare ampio spazio ai testi, per lo più di natura teologica, selezionati attingendo a un'ampia e rappresentativa gamma di autori (Guglielmo di Auxerre, Rolando di Cremona, Ugo di San Caro, Alessandro di Hales, Summa halensis, Alberto Magno, Bonaventura da Bagnoregio, Tommaso d'Aquino) e interrogati sulla base del canovaccio offerto dal luogo esegetico della preghiera del Verbo incarnato. La tesi è cosi divisa in tre ampie sezioni, ognuna delle quali intende approfondire le specifiche modalità utilizzate da ciascun pensatore nel tentativo di spiegare i vari aspetti dell'umanità del Cristo emergenti nel momento della supplica. La prima parte è consacrata alla questione della conoscenza del Verbo incarnato. Sulla base della soluzione adottata da Pietro Lombardo nel III libro delle Sentenze, tutti gli autori presi in esame condividono la tesi dell' esistenza nel Cristo di una doppia scienza, increata e creata, esito necessario della sua duplice natura, divina ed umana. Oggetto della ricerca condotta è la scienza creata, ulteriormente suddivisa al suo interno in una molteplicità di declinazioni, che, pur nella diversità delle posizioni assunte, rispondono sempre alla necessità di attribuire all'anima di Cristo una sorta di onniscienza, senza tuttavia compromettere la limitatezza intrinseca al suo stato creaturale. Nella seconda sezione ci si occupa della sensibilità del Cristo, attraverso l'analisi dei vari aspetti connessi alla sua disposizione a sperimentare in maniera volontaria e virtuosa le passioni proprie dell'uomo decaduto al fine di redimerlo; la terza sezione è dedicata al problema delle differenti - ma mai contrastanti - volontà del Verbo incarnato quale emerge specificamente dall'indagine intorno al momento della preghiera, a cui è dedicato il capitolo conclusivo. Completa il lavoro la bibliografia delle fonti e della letteratura secondaria.[a cura dell’autore]
Description: 2008 - 2009
URI: http://hdl.handle.net/10556/221
Appears in Collections:Filosofia, scienze e cultura dell'età tardo-antica, medievale e umanistica

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