Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/262
Record completo di tutti i metadati
Campo DCValoreLingua
dc.contributor.authorGenco, Laura-
dc.date.accessioned2012-05-28T13:19:09Z-
dc.date.available2012-05-28T13:19:09Z-
dc.date.issued2011-06-28-
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/10556/262-
dc.description2007 - 2008en_US
dc.description.abstractIn questa tesi si affronta la risposta elaborata da organizzazioni non statali - per la maggior parte a carattere laico e volontario - al problema della povertà urbana che accompagnò le rapide trasformazioni economiche e sociali negli Stati Uniti alla fine del secolo XIX. In quegli anni, l’espansione industriale era affiancata dall’incremento dell’urbanizzazione, da migrazioni interne, con spostamenti massicci dalla campagna verso la città, da flussi migratori internazionali, in particolar modo dall’Europa, da periodiche crisi economiche e da una maggiore visibilità del movimento operaio, che si manifestò con la nascita dei sindacati industriali. Questo è il contesto in cui si elaborarono nuovi modelli di intervento filantropico tesi a rispondere ai problemi di ampie fasce della popolazione, spesso al di sotto di un reddito di sopravvivenza. Tali modelli, rappresentando l’unica risposta a un problema sociale così ingente e pressante come quello della povertà, si articolarono in forme sempre più elaborate, capaci di generare una domanda crescente di conoscenza scientifica del fenomeno. In particolar modo, nel lavoro ci si sofferma su un modo innovativo di intendere la filantropia, proposto dai social workers: quella filantropia che, fino ad allora, aveva avuto un carattere spontaneo e caritatevole, ispirato da un sentimento di tipo morale-religioso, diventava a poco a poco sempre più scientifica, cercando di rispondere a criteri di efficacia ed efficienza. Viene, quindi, analizzato lo sviluppo della “Charity Organization Society”, che determinò una razionalizzazione dell’azione caritatevole, una valorizzazione dell’azione dei social workers e l’istituzionalizzazione del volontariato. Nel contesto della spinta riformatrice che informa quegli anni e dell’opera delle donne all’interno del mondo della filantropia, la figura di Josephine Shaw Lowell risulta di particolare interesse, per il ruolo preminente rivestito all’interno del COS, perché essa, oltre a rappresentare una social worker di primo piano, influenzò il dibattito sulla povertà e contribuì significativamente a far emergere la questione degli emarginati e l’importanza di una legislazione sistematica che offrisse un quadro specifico e più informato del problema della povertà. [a cura dell'Autore]en_US
dc.language.isoiten_US
dc.publisherUniversita degli studi di Salernoen_US
dc.subjectFilantropiaen_US
dc.subjectLowell, Josephine Shawen_US
dc.titleLa filantropia scientifica nel secolo XIX e la figura di Josephine Shaw Lowellen_US
dc.typeDoctoral Thesisen_US
dc.subject.miurSPS/07 SOCIOLOGIA GENERALEen_US
dc.contributor.coordinatoreSaccheri, Tulliaen_US
dc.description.cicloVII n.s.en_US
dc.contributor.tutorSaccheri, Tulliaen_US
dc.identifier.DipartimentoSociologia e Scienze della Politicaen_US
È visualizzato nelle collezioni:Sociologia, analisi sociale e politiche pubbliche

File in questo documento:
File Descrizione DimensioniFormato 
abstract in italiano L. Genco.pdfabstract in italiano a cura dell’autore11,64 kBAdobe PDFVisualizza/apri
abstract in inglese L. Genco.pdfabstract in inglese a cura dell’autore40,14 kBAdobe PDFVisualizza/apri


Tutti i documenti archiviati in DSpace sono protetti da copyright. Tutti i diritti riservati.