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<title>Economia e direzione delle aziende pubbliche</title>
<link>http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/80</link>
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<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 12:04:56 GMT</pubDate>
<dc:date>2026-04-14T12:04:56Z</dc:date>
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<title>Strategic public management for SME competitiveness in processes of internationalisation of the italian economy</title>
<link>http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/4374</link>
<description>Strategic public management for SME competitiveness in processes of internationalisation of the italian economy
Citarella, Giorgia
Per il raggiungimento degli obiettivi inerenti alla Tesi di Dottorato di ricerca si è ritenuto opportuno,
nella PARTE PRIMA, esaminare gli sviluppi dell’internazionalizzazione italiana, con un focus sulla
competizione nei mercati esteri e un altro sulla relazione tra PMI e l’orizzonte europeo.
Dopo una sintesi delle recenti dinamiche economiche globali, è emerso che se il processo di
internazionalizzazione, fenomeno di natura composita, ha consentito alle PMI di investire, con il preciso
obiettivo di conquistare progressivamente quote di mercato, la delocalizzazione ha comportato il
trasferimento delle unità produttive a contenuto valore aggiunto dal proprio mercato di riferimento verso
quelli emergenti, caratterizzati da bassi costi dei fattori della produzione. Ma gli effetti macroeconomici
della globalizzazione sono stati ancora più evidenti nella destrutturazione del modo di organizzare la
produzione, inducendo i Governi ad attuare politiche di non intervento, avvantaggiando l’organizzazione
delle attività e amplificando la delocalizzazione e la mobilità degli investimenti. .. [a cura dell'Autore]; With respect to the achievement of the research goals inherent to the Doctoral Thesis, it was considered opportune in PART ONE to examine developments in processes of internationalisation in Italy, with a focus on competitiveness in foreign markets as well as the relations underpinning SMEs and the European scenario.
Starting with a brief summary of recent trends in the global economy, it emerged that the complex process of internationalisation has afforded SMEs the opportunity to invest in foreign markets, penetrate the same and gradually acquire ever more relevant market share. In this context, delocalisation, i.e. firms transferring productive units to emerging countries characterised by low production costs, has enabled firms to enhance their own markets of reference with added value. The macroeconomic outcomes of globalisation were found to be even more evident in the destructuring processes in terms of organising production, prompting Governments to put in place non interventist policies in favour of productive organisation, extending delocalisation and mobility of investments. .. [edited by Author]
2016 - 2017
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<pubDate>Fri, 25 Jan 2019 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2019-01-25T00:00:00Z</dc:date>
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<title>Il sistema portuale campano: criticità tra le autorità portuali di Napoli e Salerno</title>
<link>http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/2706</link>
<description>Il sistema portuale campano: criticità tra le autorità portuali di Napoli e Salerno
D'Aiuto, Vera
Finalità precipua del presente lavoro è quella di analizzare, attraverso lo studio delle 
Autorità portuali in quanto organizzazioni ibride e complesse, e del processo di 
cambiamento istituzionale conseguente alla loro istituzione, quali effetti innovativi e 
quale concreto impatto economico territoriale la legge di riforma ha avuto sulla 
portualità italiana, sul ‘gap infrastrutturale’ dovuto alla scarsa programmazione, con 
particolare riguardo ai casi del porto di Napoli e del porto di Salerno, e al confronto fra 
gli stessi. 
I porti rivestono, per naturale vocazione, un fondamentale ruolo “strutturante” nei 
confronti del sistema economico dell’area circostante, generando una serie di effetti, 
diretti ed indiretti, capaci di promuovere lo sviluppo di molteplici attività economiche 
tipicamente portuali e di altre attività cosiddette port related, ad esse funzionalmente 
collegate. L’impatto economico che ne deriva, sia dal punto di vista del reddito prodotto, 
sia dal punto di vista occupazionale, è in grado di generare una forte crescita 
demografica, oltre che del benessere, nel territorio interessato.  
Le esigenze di regolazione del “mercato portuale” hanno indotto il legislatore degli anni 
’90 ad una complessiva riforma del settore con l’obiettivo di disciplinare l’ordinamento 
e le attività portuali per adeguarli agli obiettivi del piano generale dei trasporti, dettando 
contestualmente principi direttivi in ordine all’aggiornamento ed alla definizione degli 
strumenti attuativi del piano stesso, nonché all’adozione e modifica dei piani regionali 
dei trasporti (cfr. art. 1 Legge n. 84 del 28 gennaio 1994). 

 
 
Appare invero incontestabile, stando alla lettera del testo di legge, tanto il riferimento al 
porto ‘mercato’ (la norma individua infatti l’ordinamento e le attività portuali quale 
oggetto della disciplina) quanto alla ‘regolazione’ (la disciplina giuridica è diretta ad 
adeguare gli obiettivi del mercato portuale a quelli del piano generale dei trasporti, a 
definire strumenti attuativi del piano stesso ed a dettare principi e criteri direttivi per 
l’adozione e la modifica dei piani regionali dei trasporti). 
L’oggetto della riforma di cui alla Legge n. 84/1994 resta l’organizzazione 
amministrativa dei porti, la gestione delle infrastrutture, il lavoro portuale, le imprese 
che operano nel porto e così via, settori già integralmente disciplinati dal codice della 
navigazione e dalle leggi. 
Il mercato portuale rileva dunque giuridicamente come ordinamento ed attività, secondo 
il puntuale e preciso riferimento contenuto nell’art.1 della legge 84/94. 
In tale quadro si colloca l’istituzione delle Autorità portuali, introdotte dalla 84/94, 
dotate di autonomia amministrativa, nonché di autonomia di bilancio e finanziaria nei 
limiti previsti dalla legge, alle quali sono state affidate numerose funzioni, alcune delle 
quali in precedenza svolte dall’Autorità marittima. 
Sulla base di queste considerazioni, lo studio condotto mira a rispondere alle domande 
“come il porto, in quanto infrastruttura, incide sull’economia di un territorio” e “perché 
attraverso la riforma si spera in una specializzazione e diversificazione delle attività 
portuali a seconda delle necessità territoriali”; ragione questa che conduce allo studio di 
caso, che seppure in maniera descrittiva, puntualizza ed evidenzia il perché della 
riforma, il come è stata attuata e quali risultati ha determinato partendo dalla 

 
 
considerazione che i porti costituiscono forti infrastrutture, quindi, fonte di ricchezza 
per il Paese.  
Esplicitando meglio. Le domande di ricerca alle quali si è cercato di rispondere sono: 
“Quale ruolo svolgono il porto di Napoli e Salerno nello sviluppo dei settori economici”, 
“Qual è il loro impatto sul territorio e qual è la linea di sviluppo competitivo seguita e 
futura”, “Qual è la loro posizione nei confronti della politica “sistema portuale” 
suggerita dall’Europa” anche perché si individua un nesso di causalità tra dotazioni 
infrastrutturali e governance della pubblica amministrazione e competitività di un 
settore. 
Corre l’obbligo di rilevare che, nel corso della ricerca, l’ordinamento domestico ha 
conosciuto un nuovo intervento riformatore delle Autorità portuali. Si fa riferimento al 
D.lgs 4 agosto 2016, n. 169, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 31 agosto 2016, che 
modifica in dettaglio la legge generale sui porti (rif. Legge 28 gennaio 1994, n. 84). 
Gli obiettivi della riforma sono rappresentati dal tentativo di riorganizzare e semplificare 
un sistema portuale invero frammentato e complesso. In particolare essa si propone di 
‘riorganizzare’ la struttura di gestione amministrativa dei porti italiani e di 
‘semplificare’ relativi organi e procedimenti, e soprattutto (in una prospettiva di 
lungo/medio periodo), di: 
-- intervenire sulla dimensione “monoscalo” degli organi di governo dei porti 
(superando il modello, ritenuto pertanto obsoleto, del city port), passando dalle attuali 
“Autorità portuali” alle “Autorità di Sistema portuale”; 
-- superare l’eccessivo localismo attuale (v. art. 6, relativo all’approvazione da parte del 
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, su proposta del Consiglio superiore dei 

 
 
lavori pubblici, delle linee guida per la redazione dei piani regolatori di sistema portuale, 
delle varianti stralcio e degli adeguamenti tecnico funzionali); 
-- realizzare maggiore interazione e integrazione con le aree logistiche del paese (v. art. 
7, in particolare il comma 4); 
-- esprimere maggiore capacità di coordinamento (v. art. 8, che introduce nella Legge 
84/1994 un nuovo art. 6-bis, rubricato Uffici territoriali portuali); 
-- semplificare e snellire gli adempimenti amministrativi connessi allo svolgimento delle 
attività portuali (nel breve periodo). 
In una prima fase, ci si sofferma su un’analisi teorica della letteratura e di come il 
processo di cambiamento, da un’ottica burocratica ad un’ottica manageriale, trova 
riscontro nelle teorie del New Public Management e, successivamente per alcuni aspetti, 
nelle teorie della Public Governance. Si spiega, come il sistema dei trasporti e, quindi, 
le Autorità Portuali si inquadrano in questo contesto. 
In una seconda fase, si delinea il sistema portuale europeo con un breve excursus sui 
modelli di governance europei in particolare riferimento all’ordinamento italiano, alla 
Legge n.84 del 1994 e la successiva modifica D. Lgs n.169 del 2016. Si fotografa lo 
scenario dei porti: la classificazione, gli attori, l’attività del porto; e l’Autorità Portuale: 
le funzioni, gli organi. Verranno trattate, infine, brevemente, le proposte di riforma di 
tale legge orientate alla riorganizzazione e ad una completa autonomia finanziaria delle 
Autorità Portuali, tale che in futuro potrebbero funzionare come delle vere e proprie 
imprese. 
Si procede ad un’analisi comparata tra l’assetto istituzionale del Porto di Napoli e il 
Porto di Salerno, mediante lo strumento della SWOT Analysis, tenuto conto della 

 
 
correlazione esistente tra queste realtà portuali in ragione della loro posizione 
geografica, della conseguente contendibilità di analoghi flussi di traffico marittimo 
internazionale e della potenziale posizione concorrente nel comune mercato rilevante di 
riferimento. Si è cercato di evidenziare le eventuali criticità tra le due realtà a confronto, 
nonché i punti di forza e di debolezza che derivano dal ridimensionamento dei poteri 
che disciplinano le due Autorità Portuali in Autorità di Sistema. 
Viene presentata la ricerca avente ad oggetto un confronto tra le Autorità Portuali di 
Salerno e di Napoli e all’interno del capitolo, il questionario con cui sono state effettuate 
le indagini. 
Questo lavoro, in forma di riflessione, cerca di dare alcune risposte alle domande come:  
1) Quale ruolo svolgono il porto di Napoli e Salerno nello sviluppo dei settori 
economici. 
2) Qual è il loro impatto sul territorio e qual è la linea di sviluppo competitivo seguita e 
futura. 
3) Individuare possibili punti di forza e criticità. 
4) Qual è la loro posizione nei confronti della politica “sistema portuale” suggerita 
dall’Europa. 
A tal proposito, si deduce dall’analisi condotta che le due realtà portuali seppure 
operando in contesti tra loro molto simili, per la reciproca vicinanza, non si 
differenziano di molto sia per le attività propriamente portuali, sia per le attività ad esse 
connesse e sia per i flussi di traffico esistenti. Questo è il fattore che determina il ruolo 
del porto all’interno del territorio.  

 
 
A supporto della governance, si avverte la necessità di un sistema di pianificazione e 
programmazione orientato alle infrastrutture strategiche per lo sviluppo degli interporti 
e delle altre piattaforme retro portuali coinvolte, poiché la ridotta capacità intermodale 
dei grandi nodi di scambio (porti, aeroporti e interporti) ha visto le Autorità Portuali a 
cercare soluzioni (di fatto) di integrazione tra i due porti in modo da consentire lo 
sviluppo di traffici containerizzati e Ro-Ro anche senza una regolamentazione esistente. 
Si sente il ritardo di un intervento normativo a riguardo. 
Il presente lavoro mette alla luce alcune criticità ed evidenzia degli interrogativi. In 
particolare: 
-- si condivide pienamente l’ipotesi di poter giungere finalmente ad un modello di 
Governance allargata per lo sviluppo dei porti e della logistica retro portuale essendo tra 
l’altro le regioni i soggetti istituzionali aventi maggior titolo a poterlo fare. Risulta 
necessario perseguire politiche di sviluppo che favoriscano le relazioni internazionali e 
le sinergie tra porti, poiché tali strategie possono influire sulle strategie complessive di 
crescita commerciale dei porti. In tale fase si avvisa una normale resistenza al 
cambiamento. 
-- A fronte dell’accorpamento delle Autorità Portuali in Sistema di Autorità Portuale 
entrambi i porti hanno evidenziato parere favorevole anche se di fatto ancora manca 
l’attenzione verso le tematiche della retro portualità, non solo per il problema di 
“confine”, ma anche in materia di competenze.  
-- come mai è ancora inesistente una vera sinergia dei traffici marittimi tra i porti 
commerciali della Campania (Napoli, Salerno, Castellammare di Stabia, Torre 

 
 
Annunziata e Pozzuoli), che invece vagano in ordine sparso e talvolta conflittuale (leggi 
le polemiche sterili tra i fans del porto di Napoli e quelli del porto di Salerno);  
-- perché manca un piano di sviluppo organico, con funzioni e ruoli integrati all’interno 
di ogni singolo porto;  
-- come si pensa di far fronte all’aumento dei traffici di container visto l’esiguo spazio 
portuale e la conformazione geografica di molte baie portuali penalizzate oltretutto 
anche dalla scarsa profondità dei fondali e dall’inadeguatezza delle infrastrutture di 
trasporto terrestri? [a cura dell'Autore]; The purpose of this paper is to analyze, through the study of port authorities as hybrid and complex organizations, and the process of institutional change resulting from their establishment, what innovative effects and what concrete territorial economic impact the reform law has had on portuality Italian, on the 'infrastructural gap' due to poor programming, with particular regard to the port of Naples and the port of Salerno, and the comparison between them. Ports, by their natural vocation, play a fundamental 'structuring' role in the economic system of the surrounding area, generating a series of direct and indirect effects capable of promoting the development of numerous typical port activities and other so-called ' Port related, functionally linked to them. The resulting economic impact, both from the point of view of income produced and employment, is capable of generating strong demographic growth as well as welfare in the territory concerned. The "port market" adjustment requirements led the legislature of the 1990s to a comprehensive reform of the sector with the aim of regulating the order and port activities to adapt them to the objectives of the general transport plan while dictating at the same time guiding principles As regards the updating and definition of the implementing instruments of the plan, and the adoption and modification of regional transport plans (see Article 1 of Law No 84 of 28 January 1994). It seems indisputable, according to the letter of the law, as well as the reference to the 'market' market (the rule identifies the sort and port activities as subject of the discipline) as regards the 'regulation' (the legal framework is directed to adapt The objectives of the port market to those of the general transport plan, to define implementing instruments for the plan and to lay down guiding principles and guidelines for the adoption and modification of regional transport plans). The object of the reform under Law no. 84/1994 remains the administrative organization of ports, infrastructure management, port work, port operations and so on, sectors already fully covered by the navigation code and the laws. The port market therefore legally regards as sorting and activity, according to the precise and precise reference contained in Article 1 of Law 84/94. In this framework lies the establishment of port authorities, introduced by 84/94, with administrative autonomy and budgetary and financial autonomy within the limits set by law, to which many functions have been entrusted, some of which have previously been carried out By the Maritime Authority. This study aims to answer the questions "how the port, as an infrastructure, affects the economy of a territory" and "because through the reform we hope to specialize and diversify the port activities according to the Territorial needs "; Which leads to the case study, which, though descriptively, highlights and highlights why the reform, how it has 

 
 
been implemented and what results it has come from assuming that ports are strong infrastructures, thus a source of wealth for the Country. As well as "What role do the port of Naples and Salerno in the development of the economic sectors", "What is their impact on the territory and what is the future and future competitive development line", "What is their position with regard to politics" The port system "suggested by Europe" also because there is a causal link between infrastructure facilities and public administration governance and the competitiveness of a sector. In the course of research, domestic law has come to know a new reform of port authorities. Reference is made to D.lgs 4 August 2016, no. 169, published in the Official Gazette of 31 August 2016, which modifies in detail the general law on ports (Law No 84 of 28 January 1994). The objectives of the reform are represented by an attempt to reorganize and simplify a fragmented and complex port system. Focus on a theoretical analysis of literature and how the process of change, from a bureaucratic point of view to a managerial perspective, is reflected in the theories of New Public Management and, in some ways, in the theories of Public Governance. It explains how the transport system and, therefore, the Port Authorities are framed in this context. It outlines the European governance models, in particular with regard to Italian law, Law No.84 of 1994 and the subsequent amendment to Legislative Decree No.169 of 2016. Photographs The port scenario: classification, actors, port activity; And the Port Authority: functions, organs. Lastly, the reform proposals for this reorganizationoriented law and the full financial autonomy of the Port Authority will be discussed briefly, which in the future could work as a real business. The institutional set-up of the Port of Naples and the Port of Salerno is compared with the SWOT Analysis tool, taking into account the correlation between these portual realities due to their geographic position, the resulting contestability of similar international maritime traffic flows and Of the potential competitive position in the relevant relevant reference market. An attempt was made to highlight any criticalities between the two comparative realities, as well as the strengths and weaknesses that derive from the downsizing of the powers governing the two Port Authorities in System Authorities. The research on the subject of a comparison between the Port Authorities of Salerno and Naples and the chapter on the questionnaire with which the investigations have been conducted is presented. Research leads to some reflections: 1) What role do the port of Naples and Salerno play in the development of the economic sectors. 

 
 
2) What is their impact on the territory and what is the future and future competitive development line. 3) Identify possible strengths and criticalities. 4) What is their position on the "port system" policy suggested by Europe? In addition, the present paper highlights some critical issues and highlights the questions. Particolarly: -- Fully agrees with the idea that finally there is an enlarged Governance model for the development of ports and port back logistics, being among the regions the most important institutional actors. It is necessary to pursue development policies that promote international relations and the synergies between ports, since such strategies may have an impact on the overall commercial growth strategies of ports. At this stage, a normal resistance to change is announced. -- Faced with the incorporation of the Port Authorities into the Port Authority, both ports have shown a favorable opinion even though, in fact, there is still a lack of attention to the issues of retro-port not only for the "border" issue but also in the matter of skills; -- Why there is still no real synergy between maritime trade between Campania's ports of Naples (Naples, Salerno, Castellammare di Stabia, Torre Annunziata and Pozzuoli), which, however, roam in a dispersed and sometimes conflicting order (read the sterile controversy among the fans of Port of Naples and port of Salerno); -- Why does it lack an organic development plan, with functions and roles integrated within each single port? -- How do you expect to face the increase in container traffic due to the small port space and the geographic conformation of many port bays penalized in addition to the low depth of the seabed and the inadequacy of land transport infrastructures? [edited by Author]
2015 - 2016
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<pubDate>Fri, 28 Apr 2017 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2017-04-28T00:00:00Z</dc:date>
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<title>L’impatto dei sistemi di pianificazione e controllo sui percorsi di risanamento delle società partecipate pubbliche. Potenzialità e limiti alla luce della “riforma Madia”</title>
<link>http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/2681</link>
<description>L’impatto dei sistemi di pianificazione e controllo sui percorsi di risanamento delle società partecipate pubbliche. Potenzialità e limiti alla luce della “riforma Madia”
Carrano, Giovanna
Il presente lavoro di ricerca ha come oggetto il processo di cambiamento che ha caratterizzato le società partecipate pubbliche negli ultimi anni, focalizzando precisamente  la propria attenzione su quanto previsto dal decreto legislativo 175/2016 Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica emanato in attuazione della riforma Madia, che ha richiamato l’attenzione degli studiosi di discipline economiche ed, in particolare, di economia aziendale. L’introduzione dei modelli di gestione manageriale, il cambiamento dei valori guida dell’agire amministrativo, il continuo mutamento dei rapporti di forza tra componente politica e componente gestionale riaffermati a tutto tondo dal d.lgs. 175/2016, richiedono agli Enti locali, ai fini di gestire il rapporto con le aziende partecipate, una nuova capacità di pianificazione e controllo strategico. Gli strumenti previsti a supporto di questo nuovo agire, sebbene innovativi e di indubbia utilità, riusciranno a supportare l’Ente in una corretta azione di pianificazione e controllo strategico? Con la presente ricerca si è inteso comprendere la possibilità di supportare tale processo mediante l’utilizzo degli strumenti di programmazione e controllo nel risanamento delle società partecipate pubbliche, prima di raggiungere l’area della liquidazione giudiziale. Appare, a questo punto necessario definire l’obiettivo della ricerca: individuare, cioè,  gli strumenti che possano integrare quelli esistenti e supportare l’organo di governo e il management delle società partecipate come richiesto loro, dall’attuale  Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica, nell’individuazione degli obiettivi strategici, nella loro definizione ed articolazione e nella verifica del grado di raggiungimento degli stessi ai fini del risanamento delle medesime.  Tali strumenti devono consentire di modellizzare una realtà complessa come quella delle società partecipate, tenendo conto delle influenze reciproche tra le variabili e restituire, al tempo stesso, indicazioni facilmente leggibili e interpretabili, che favoriscano la condivisione delle strategie all’interno delle società partecipate. Per indagare un tema così complesso, secondo un approccio economico aziendale, è stata adottata una metodologia deduttiva, che ha visto lo svolgimento di due fasi fondamentali. Nella prima fase deduttiva è stata posta in essere un’analisi della copiosa produzione normativa che ha riguardato il settore dei servizi pubblici locali, partendo dalle riforme poste in essere all’inizio del XX secolo. Grazie a questo studio è stato possibile comprendere i profondi cambiamenti che la materia ha subito nel corso degli anni, al mutare dei contesti di riferimento. Il ricorso al mercato e l’affermarsi di nuove aziende di gestione dei servizi, hanno 
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fatto sorgere nuove problematiche di governance per gli enti locali. Si è quindi provveduto a verificare, innanzitutto, se amministrazioni territoriali e soggetti gestori possedessero requisiti aziendali. Considerati come aziende, l’ente locale e i soggetti gestori nel loro insieme formano un gruppo, all’interno del quale il primo assume il ruolo di holding.  In tal senso, è stata analizzata la dottrina economico aziendale in tema di governance delle amministrazioni territoriali sulle proprie consociate, definendo i poteri di indirizzo e coordinamento dell’ente locale e l’attuale normativa sul tema del controllo sugli organismi partecipati introdotta dalla riforma dovuta al decreto legge 174/2012. Sempre nella stessa fase deduttiva, ampio spazio è stato dato all’analisi della letteratura in tema di crisi di impresa, allo studio della normativa nel contesto italiano di riferimento e all’ inerente letteratura economico-aziendale.  La seconda fase deduttiva ha visto l’analisi, tramite il pensiero degli studiosi di Economia Aziendale e alla luce della letteratura citata, delle caratteristiche, delle funzioni, dei contenuti, delle potenzialità e dei limiti degli strumenti di pianificazione e controllo a supporto della governance delle partecipate pubbliche, ai fini delle decisioni indirizzate alle strategie del risanamento. L’analisi condotta ai fini del raggiungimento dell’obiettivo di ricerca, individuare gli strumenti che possano integrare quelli esistenti e supportare l’organo di governo e il management delle società partecipate nell’individuazione degli obiettivi strategici, nella loro definizione ed articolazione e nella verifica del grado di raggiungimento degli stessi ai fini del risanamento delle medesime, si pone in prospettiva futura, su propositi di auspicio nella promozione di strumenti di gestione della crisi e di rendere la loro implementazione ancor più rispondente ai criteri di efficienza di tempestività ed equità.  D'altronde il lavoro di ricerca condotto è riuscito a costruire un quadro chiaro e dettagliato sulla situazione futura, che si prospetta alle società partecipate pubbliche, definita dal nuovo Testo Unico entrato in vigore. Una nuova situazione che concerne, in modo particolare, le società in house che saranno sottoposte a procedure concorsuali e che non potranno fare più affidamento sull’obbligo dell’ente socio di ripianare le loro perdite, tanto più se fortemente indebitate, con la conseguenza che, in definitiva, dovranno provvedere loro stesse a fronteggiare la situazione nel miglior dei modi possibili in caso di crisi, pertanto sarà necessario cambiare, in modo radicale, il modus operandi di gestione che finora hanno adottato, mediante anche la predisposizione di specifici programmi di valutazione del rischio di crisi aziendale,  in grado di prevenire la degenerazione in situazione patologiche gravi. 
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In questa prospettiva, il lavoro si propone di fornire un utile strumento per le società di partecipazione pubblica, con l’intento seppur minimo di apportare contestualmente uno sviluppo agli studi sulla materia, ma al contempo, sottolineare che nel momento in cui viene predisposto e presentato un piano di risanamento, si delinea ad ogni modo un progetto di impresa, che è ex se mutevole, cangiante, in quanto la realtà operativa non è e né mai sarà esattamente inquadrata all’interno di schemi preconfezionati, per quanto formulati con diligenza professionale, pur sempre sulla carta come business plan, piani di budget. La predisposizione, in contenuti minimi e in via generale, di un piano di risanamento,  per le società partecipate pubbliche che versano in situazione di crisi, non ha altro scopo che esortare le stesse a cambiare il proprio modus operandi. I fenomeni patologici che si sono verificati, con frequenza crescente, in questi ultimi anni, non dovrebbero prodursi a fronte dell’osservanza delle norme del nuovo Testo Unico prese a riferimento nel lavoro di ricerca. Gli strumenti appena descritti possono fornire un rilevante contributo alla governance delle società partecipate pubbliche. Occorre osservare, tuttavia, che la realtà, ad oggi, appare arretrata e non ancora in grado di adottare efficacemente documenti complessi quali i piani d’impresa, appare quindi opportuno delineare un cammino che porti alla redazione di tali strumenti in modo graduale e senza fratture traumatiche con l’attuale operatività delle partecipate pubbliche. Prendendo, in considerazione, il fatto che il Testo Unico è entrato in vigore a Settembre 2016, la ricerca pone in evidenza una serie di fattori frenanti che possono essere riassunti come segue: - non perfetta compatibilità degli obiettivi e dei tempi di natura gestionale; - inadeguata preparazione sia del livello gestionale sui temi della pianificazione e controllo strategico; - normali resistenze al cambiamento; - inadeguatezza dei sistemi informativi 
Il seguente lavoro di tesi non analizza il fenomeno delle partecipate pubbliche mediante l’indagine dell’analisi empirica e di conseguenza non prevede nessuna fase induttiva. Non si fa ricorso a dati primari appositamente raccolti per gli specifici fini della ricerca che si sta conducendo, visto che il Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica è in vigore da Settembre 2016.  Gli unici dati presenti nell’elaborato fanno riferimento a dati secondari utili per inquadrare il fenomeno delle partecipate pubbliche, in senso generale. In merito, si evidenzia 
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che diverse sono le banche dati a cui si può fare riferimento sul tema delle partecipate pubbliche in Italia, infatti, al momento in Italia, diversi dipartimenti e organi, per legge, sono tenuti a raccogliere le informazioni sul fenomeno in oggetto, come la Consob, la Corte dei Conti, il Dipartimento del Tesoro (MEF), ed altri. Nel lavoro di tesi è stata presa in considerazione, al fine del recupero di informazioni aggiornate sul fenomeno in oggetto, la banca dati Istat e precisamente il Comunicato del 23 dicembre 2016. Il presente lavoro, mettendo in luce alcune criticità proprie dei gruppi pubblici locali e proponendo alcune possibili soluzioni strumentali, lascia aperti spazi per ricerche future.  In particolare, potrebbe essere utile implementare ricerche quantitative sui temi trattati con l’ausilio di questionari e interviste per meglio comprendere le peculiarità e le problematiche che caratterizzano le società partecipate pubbliche, nella percezione degli operatori, in modo tale da mettere in luce i gap informativi maggiormente sentiti. Potrebbe essere interessante indagare in maniera approfondita, sempre con l’ausilio degli operatori, le esperienze degli enti più avanzati in tema di sistemi di programmazione e controllo a supporto della governance. In particolare, sarebbe possibile verificare le condizioni che hanno consentito l’adozione di tali sistemi, per poi focalizzarsi sulle metodologie utilizzate per introdurre i diversi processi e strumenti. Infine sarebbe di sicura utilità il confronto con studiosi ed operatori di altri Paesi, in modo tale da dar vita ad una comparazione a livello internazionale sulle tematiche indagate, verificando le soluzioni adottate in altre realtà e valutandone l’applicabilità al contesto italiano. [a cura dell'Autore]
2015 - 2016
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<pubDate>Tue, 18 Apr 2017 00:00:00 GMT</pubDate>
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<dc:date>2017-04-18T00:00:00Z</dc:date>
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<title>La gestione del ciclo della performance in contesti critici. Il caso del Comune di Castel Volturno</title>
<link>http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/2675</link>
<description>La gestione del ciclo della performance in contesti critici. Il caso del Comune di Castel Volturno
Crispi, Franco
La valutazione della performance del personale delle pubbliche amministrazioni è un tema che, anche se con alternanza, non ha mai perso di interesse e sul quale il D.Lgs. 150/2009 (cd. Riforma Brunetta) ha riacceso i riflettori a partire dal secondo decennio del nuovo millennio. La funzione di valutazione racchiude l’esercizio concreto di un’attività, il che presuppone il possesso di competenze, capacità professionale e conoscenze specifiche in capo al soggetto a cui è attribuita. Tale attività viene esercitata mediante procedure rigorose e codificate ed è destinata a fornire un giudizio su competenze, comportamenti e contributi espressi da un soggetto, ovvero da un insieme di soggetti che operano in maniera coordinata. Si tratta, quindi, di un procedimento che viene diretto da un organo interno all’ amministrazione istituito per misurare e valutare un risultato atteso correlato alla soddisfazione dei bisogni per i quali la stessa amministrazione è stata costituita senza trascurare di verificare le modalità con le quali il risultato è stato raggiungimento. Per come impostata la disciplina e ancor di più, per le finalità volute dal legislatore del 2009, l’implementazione del procedimento valutativo, che coinvolge allo stesso modo e con la stessa intensità singoli soggetti, singole strutture e intera amministrazione, si concretizza in una fase di valutazione che si presta ad essere misurata e gestita.  Nelle pubbliche amministrazioni di ridotte dimensioni, corrispondenti anche storicamente ai comuni, la misurazione e la gestione della performance non riscontra agevolmente alle finalità e agli obiettivi della norma e non riesce quasi mai a porre in evidenza le potenzialità dell’individuo. Gli interessi, i diritti ed i soggetti coinvolti sono diversi per ruolo e per responsabilità così come le amministrazioni interessate dal processo in argomento. All’inizio è sembrato che il legislatore del 2009 non avesse fatto altro che uniformare gli ambiti di interesse della misurazione e della  valutazione per tutte le pubbliche amministrazioni indicando i criteri da seguire e configurato ciclicamente l’attività che ciascuno dei soggetti coinvolti doveva svolgere. La realtà ha mostrato uno scenario diverso e per certi versi inaspettato. Infatti, anche se da un lato, come detto, sembra che sia stato semplicemente ripreso il discorso sulla performance del personale delle pubbliche amministrazioni, in concreto, rispetto al passato, l’interesse del cittadino è stato notevolmente sollecitato.  Da qui la ricerca della motivazione che ha accresciuto la curiosità e l’interesse del cittadino, non escludendo che più che una vera e propria motivazione o di una causa, potrebbe semplicemente trattarsi di un effetto collaterale derivante dal fatto che la riforma prevede per la stessa performance trasparenza e rendicontazione. Parte del lavoro di ricerca è dedicato alla individuazione delle limitazioni alla corretta gestione del ciclo della performance causate dai processi di riforma della pubblica amministrazione con particolare riferimento a quella locale. Con l’elaborato si analizzano i condizionamenti che il processo di valutazione della performance può subire in relazione del contesto più o meno critico in cui viene attivato e si cerca di individuare quei fattori interni ed esterni che, se da un lato avvicinano il cittadino e le varie categorie di stakeholder al pubblico dipendente, dall’altro condizionano l’intero ciclo della performance, fino a vanificarne le finalità. 
Da qui la considerazione che gli stakeholder interni e quelli esterni, interessati e/o comunque coinvolti dall’argomento performance, assumono connotati e caratteristiche diverse a seconda dell’amministrazione pubblica con cui interagiscono o a cui appartengono. Ciò vuol dire, quindi, che quando si tratta l’argomento performance senza una profonda conoscenza del settore pubblico e dei suoi interlocutori, si corre il rischio di perdere il filo del discorso, di generalizzare e di non giungere ad alcuna osservazione, considerazione, conclusione propositiva o quanto meno di interesse. Non è che non esistono elementi che accomunano tutte le pubbliche amministrazione che fanno credere nella possibilità di un’applicazione uniforme del Ciclo della Performance, come d’altronde vuole il dettato normativo, come ad esempio: la presenza di almeno due soggetti, il valutato e il valutatore, di un sistema di valutazione comunemente chiamato metodologia o sistema permanente di valutazione così come la previsione di premialità da attribuire ai soggetti valutati. L’elaborato prenderà in esame alcuni aspetti critici particolari che interessano solo una tipologia di pubblica amministrazione, quella locale: lo scioglimento dell’organo di governo per mafia e lo stato di dissesto finanziario valutandone effetti e ricadute sul procedimento di valutazione, nonchè sull’adeguatezza e sulla conformità dello strumento adottato dall’ente per misurare e valutare la performance. Il lavoro comprende un practice case attraverso il quale viene data un lettura all’attività di gestione della performance in un contesto critico rappresentato dal Comune di Castel Volturno situato in provincia di Caserta.  Un contesto del tutto particolare, unico nel suo genere, rappresentato dall’assenza, in quel periodo, di un organo di indirizzo politico-amministrativo elettivo, in quanto l’ente in un primo momento commissariato, è stato sciolto per mafia e contemporaneamente dichiarato in dissesto finanziario, una condizione atipica capace di condizionare i processi valutativi ed al contempo di limitare l’efficacia degli strumenti di valutazione in rapporto alle finalità della riforma Brunetta. [a cura dell'Autore]; The staff assessment of the performance of public administrations is an issue that, although with alternating, never lost interest and on which the Legislative Decree no. 150/2009 (cd. Brunetta Reform) has rekindled the spotlight from the second decade of the new millennium. The evaluation function includes the practical exercise of an activity, which requires the possession of skills, professional skills and specific knowledge on the part of the subject to which it is attached. This activity is exercised by means of strict procedures and encoded and is intended to provide a review of skills, behaviors and contributions expressed by one person, or by a set of entities that operate in a coordinated manner. It is, therefore, a procedure which is directed by an all 'administration internal organ established to measure and evaluate an expected result related to the satisfaction of the needs for which the same administration was formed without neglecting to verify the manner in which the result was achieved. To set as the discipline and even more so, for the purposes intended by the legislator of 2009, the implementation of the evaluation procedure, which involves the same way and with the same intensity individual subjects, individual structures and entire administration, is constituted by a phase evaluation that lends itself to be measured and managed. In public small administrations, also historically corresponding to municipalities, measurement and performance management does not find easily the aims and objectives of the standard and almost never fails to highlight the potential of the individual. The interests, rights and those involved are different positions and responsibilities as well as the administrations concerned by the process in question. At first it seemed that the legislator of 2009 had only served to unify the areas of interest of the measurement and evaluation for all public administrations indicating the criteria to be cyclically follow and set up the activities that each of the parties involved had to play. Reality has shown a different scenario and in some ways unexpected. In fact, even if on the one hand, as mentioned, seems to have been simply taken the conversation on the performance of public administration staff in practice than in the past, the interest of the citizen has been greatly stressed. Hence the quest for motivation that has increased the curiosity and interest of the citizen, not excluding the possibility that more than a real justification or a cause, it may just be a side effect of the fact that the reform provides for the same transparency and performance reporting. Part of the research is dedicated to the identification of limitations to the proper management of the performance cycle caused by the public administration reform process with particular reference to the local one. With the elaborate analyzes the conditions that the performance appraisal process may suffer in connection with the more or less critical context in which it is activated and one tries to identify those internal and external factors that, if on the one hand approaching the citizen and the various categories of stakeholders to the public employee, on the other hand affect the entire cycle of the performance, up to nullify the purpose. 
Hence the consideration that internal stakeholders and external, interested and / or involved performances by the argument, assume connotations and different characteristics depending of the public with whom they interact, or to which they belong. This means, then, that when it comes to the topic performance without a deep knowledge of the public sector and its stakeholders, you run the risk of losing their train of thought, to generalize and not to come to any observation, consideration, conclusion purposeful or at least interest. It is not that there are no elements that unite all public administration that they believe in the possibility of a uniform application of the Cycle of Performance, as indeed wants the provision of the law, such as: the presence of at least two subjects, the estimated and the evaluator, a methodology commonly called permanent evaluation system or evaluation system as well as prediction of premiums attributable to the rated entities. The paper will examine some particular critical issues that affect only one type of public administration, the local one: the dissolution of the governing mafia and the state of financial distress assessing effects and impact on the assessment procedure, as well as the adequacy and compliance of the instrument adopted by the body to measure and evaluate performance. The work includes a practice through which houses a reading performance management activity is given in a critical context represented by the Municipality of Castel Volturno located in the province of Caserta. A very particular context, one of a kind, represented by the absence, at that time, an organ of political and administrative elective address, because the body at first police station, was dissolved for mafia and simultaneously declared financial difficulties, an unusual condition that can affect the valuation processes and at the same time to limit the effectiveness of the assessment tools in relation to the Brunetta reform purposes. [edited by Author]
2015 - 2016
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<pubDate>Fri, 21 Apr 2017 00:00:00 GMT</pubDate>
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