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dcterms.contributor.authorGalvagno, Rosalba
dc.date.accessioned2021-04-02T14:03:08Z
dc.date.available2021-04-02T14:03:08Z
dcterms.date.issued2019
dcterms.identifier.citationGalano, Sabrina. “La ‘transmedialità’ de «Il nome della rosa» di Umberto Eco: un romanzo storico, un film, una serie televisiva.” Sinestesie, XVII(2019): 187-201it_IT
dcterms.identifier.issn1721-3509it_IT
dcterms.identifier.urihttps://www.sinestesierivistadistudi.it/nel-quadro-del-novecento-2019/it_IT
dcterms.identifier.urihttp://elea.unisa.it:8080/xmlui/handle/10556/5181
dcterms.identifier.urihttp://dx.doi.org/10.14273/unisa-3330
dc.description.abstractPartendo da una riflessione sull’età medievale e di come essa viene genericamente percepita dalla società contemporanea, ci si propone di condurre un’indagine sull’effettiva “transmedialità” di un romanzo storico, postmoderno, ambientato nell’età di mezzo, quale “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Un’opera che presenta una struttura che ben si presta ad una migrazione dalla “lettera” alla “voce” e che, difatti, è stata prima rielaborata in una pellicola cinematografica e poi rimodulata in una serie televisiva. Attraverso l’analisi del processo di transmediazione in ambiti prettamente performativi, si è scoperto che le tecniche e le modalità utilizzate si avvicinano molto a quelle impiegate dai giullari, in epoca medievale, per la trasmissione della cultura e della letteratura dell’epoca. Il risultato finale è la creazione di opere artistiche diverse tra loro, non sovrapponibili ma affini perché hanno in comune lo stesso archetipo, discendendo da un’unica tradizione letteraria autoriale. In una società che ha perso il suo ruolo centrale nell’educazione culturale delle masse, il processo di transmedialità è fondamentale per far sì che un testo, attraverso un procedimento di rilettura e rielaborazione venga “riattivato” secondo nuove modalità e finalità di ricezione che consentano ad un pubblico poco avvezzo alla lettura di “godere” del messaggio letterario.it_IT
dc.description.abstractStarting from a reflexion on the Middle Ages and how this periodi s usually conceived by contemprary society. This paper intends to investigate the “transmediality” of a postmodern historical novel, set in the Middle Ages, such as Umberto Eco’s ‘The Namen of the Rose’. This work presents a structure that may easily migrate from the “letter” to the “voice” and has in fact been rewoeked as a film and, more recently, as a television series. By snslysing the process of transmediation from a preformative viewpoint, it appears that the tecniques and means employed are similar to those used by jonglrurs in the Middle Ages in the transmission of culture and literature. The final autcome of this processi s to create works that are different from each other, that may not be superimposed, but which are alike in that they derive from the same archetype, since they descend from a single authoritative literary tradition. In a society that has ceased to the cultural education of the masses, the process of transmediality is fundamentalin ensuring that a text, through a process of rereading and reworking, may be reassessed in the light of new means and aims of reception which enable an audience no longer familiar with reading to enioy the litarary message.it_IT
dcterms.format.extentP. 187-201it_IT
dc.language.isoitit_IT
dcterms.publisher.alternativeAvellino : Associazione culturale Internazionale Sinestesieit_IT
dcterms.sourceUniSa. Sistema Bibliotecario di Ateneoit_IT
dcterms.subject'Il nome della rosa'it_IT
dcterms.subjectTransmedialitàit_IT
dcterms.subjectScrittura e oralitàit_IT
dcterms.subjectPerformance moderneit_IT
dcterms.subject'The name of the rose'it_IT
dcterms.subjectTransmedialityit_IT
dcterms.subjectScript and oralityit_IT
dcterms.subjectModern and performancesit_IT
dcterms.titleLa metamorfosi di Dafne in Carlo Leviit_IT
dcterms.typeArticleit_IT
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