Delitti commessi nel metaverso: un terreno scivoloso dai contorni repressivi
Abstract
Il contributo esamina le problematiche nomofilattiche ed ermeneutiche derivanti dalla
trasposizione di condotte criminose nel metaverso, con precipuo riguardo ai delitti contro la persona.
Si analizza la frizione tra l'immaterialità delle azioni virtuali e i principi cardine del diritto penale,
quali la materialità e l'offensività, interrogandosi sulla configurabilità di un illecito penale in assenza
di una lesione fisica. L'analisi evidenzia come l'impatto psicologico sulla vittima (c.d. “phantom
touch”) imponga una riconsiderazione dei paradigmi tradizionali. Dopo aver scrutinato il rischio di
un'arbitraria estensione analogica in malam partem delle fattispecie incriminatrici vigenti, si prospetta
una soluzione che, in ossequio al principio di extrema ratio, privilegi strumenti risarcitori in sede
civile e meccanismi di autoregolamentazione delle piattaforme, relegando la sanzione penale a ipotesi
di eccezionale gravità. The essay examines the nomophylactic and hermeneutic issues arising from the transposition of
criminal conduct into the metaverse, with a specific focus on crimes against the person. It analyzes
the friction between the immateriality of virtual actions and the cardinal principles of criminal law,
such as materiality and offensiveness, questioning the configurability of a criminal offense in the
absence of physical harm. The analysis highlights how the psychological impact on the victim (the
so-called "phantom touch") necessitates a reconsideration of traditional paradigms. After scrutinizing
the risk of an arbitrary analogical extension in malam partem of existing criminal statutes, a solution
is proposed that, in accordance with the principle of extrema ratio, favors civil remedies for damages
and platform self-regulation mechanisms, relegating penal sanctions to cases of exceptional gravity.
URI
https://www.rivistagiuridica.unisa.it/volumes/2025_3/indexhttp://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9203
