Italo Calvino e la fiaba come laboratorio. Riflessioni sulle scelte autoriali a partire dalle fiabe toscane e siciliane
Abstract
Il presente contributo analizza la struttura e la
ricezione critica delle Fiabe italiane di Italo
Calvino, pubblicate da Einaudi nel 1956.
L’articolo esplora la complessa operazione di
mediazione autoriale condotta da Calvino,
sospesa tra il rigore della ricerca folklorica e la
riscrittura letteraria finalizzata a un pubblico
trasversale (adulti e bambini). Particolare
attenzione è rivolta al confronto con le due fonti
principali della raccolta: la tradizione siciliana di
Giuseppe Pitrè e quella toscana di Gherardo
Nerucci. Attraverso alcuni spunti di analisi
comparativa di due fiabe specifiche, Caterina la
Sapiente e La contadina furba, viene messo in luce
come Calvino abbia trasformato l’immediatezza
drammatica e i localismi dei dialetti originali in
una lingua letteraria cristallina e unitaria. In
conclusione, il saggio interpreta le Fiabe italiane
non come un semplice documento etnografico, ma
come un “laboratorio narrativo” e un atto
fondativo di identità culturale, concepito con
l’intento di colmare il vuoto di una tradizione
fiabistica nazionale attraverso una consapevole
sintesi tra scienza e letteratura. This paper analyzes the structure and critical
reception of Italo Calvino’s Italian Folktales
(Fiabe italiane), published by Einaudi in 1956.
The article explores Calvino’s complex process of
authorial mediation, poised between the rigor of
folkloric research and a literary rewriting aimed
at a broad audience of both adults and children.
Particular attention is paid to a comparison with
the two primary sources of the collection: the
Sicilian tradition of Giuseppe Pitrè and the Tuscan
tradition of Gherardo Nerucci. Through a
comparative analysis of two specific tales,
Caterina la Sapiente (Catherine the Wise) and La
contadina furba (Catherine, Sly Country Lass),
the study highlights how Calvino transformed the
dramatic immediacy and localisms of the original
dialects into a crystalline and unified literary
language. In conclusion, the essay interprets the
Italian Folktales not merely as an ethnographic
document, but as a “narrative laboratory” and a
foundational act of cultural identity, conceived
with the intent of filling the void of a national
folktale tradition through a conscious synthesis of
science and literature.
