Industrializzazione e deindustrializzazione nella Basilicata del secondo dopoguerra: il caso delle aziende chimiche
Abstract
Con la fine del secondo conflitto mondiale si aprì una nuova pagina sociale ed economica
della storia della Basilicata. Le principali forze politiche, in piena fase riorganizzativa, si
trovarono a fare i conti con una realtà che, se da un lato manteneva quasi intatti gli storici
assetti economici e sociali – ad eccezione di un profondo processo di «destrutturazione
sociale»,
generato da una consistente emorragia migratoria – dall’altro dimostrava una forte
tensione al cambiamento, che diffusa soprattutto nel mondo rurale, si manifestava attraverso
le agitazioni e gli scioperi bracciantili.
I dati statistici forniti dal Censimento Generale dell’Industria e del Commercio del 1951 e i
risultati dall’Inchiesta parlamentare sulla miseria del 1953 fotografarono la situazione
economica e sociale della Basilicata. Nel corso del censimento furono rilevate sul territorio
regionale 18.183 unità produttive locali per un totale di 38.334 addetti. Prevalevano il settore
alimentare (1.650 imprese e 3.954 addetti), il tessile (3.580 imprese e 4. 820 addetti) e quello
del legno (1.948 imprese e 3.043 addetti). Segni evidenti del carattere artigianale del sistema
produttivo lucano erano il basso numero di addetti, la conduzione familiare delle imprese ed
un rapporto molto basso tra unità la conduzione familiare delle imprese ed un rapporto molto
basso tra unità produttive e numero di addetti. Quasi inesistenti, inoltre, erano i settori
produttivi capital intensive.
Nel corso dell’inchiesta sulla miseria dell’onorevole Gaetano Ambrico, la provincia
materana venne definita la «più povera di industrie fra le province italiane». Casillo,
presidente della Camera di Commercio, audito dalla Commissione parlamentare, affermò
che l’industria nella provincia di Matera era pressoché inesistente e «quel poco» che c’era e
che assumeva il «nome di industria» interessava pochissime addetti. In regione mancavano le
condizioni infrastrutturali minime per avviare uno sviluppo industriale. La provincia di
Matera era servita solo da 97 chilometri di strada ferrata, con un indice di dotazione
ferroviaria del 2,7% a fronte del 7,4% della media nazionale ed un indice di dotazione
stradale del 22,8% contro il 58,6% nazionale.
In tali condizioni solo un programma di investimenti statali avrebbe potuto avviare una fase
di sviluppo economico e produttivo della provincia e più in generale della regione. .. [a cura dell'Autore]