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dc.date.accessioned2019-02-20T11:54:44Z
dc.date.available2019-02-20T11:54:44Z
dc.description2014 - 2015it_IT
dc.description.abstractCon la fine del secondo conflitto mondiale si aprì una nuova pagina sociale ed economica della storia della Basilicata. Le principali forze politiche, in piena fase riorganizzativa, si trovarono a fare i conti con una realtà che, se da un lato manteneva quasi intatti gli storici assetti economici e sociali – ad eccezione di un profondo processo di «destrutturazione sociale», generato da una consistente emorragia migratoria – dall’altro dimostrava una forte tensione al cambiamento, che diffusa soprattutto nel mondo rurale, si manifestava attraverso le agitazioni e gli scioperi bracciantili. I dati statistici forniti dal Censimento Generale dell’Industria e del Commercio del 1951 e i risultati dall’Inchiesta parlamentare sulla miseria del 1953 fotografarono la situazione economica e sociale della Basilicata. Nel corso del censimento furono rilevate sul territorio regionale 18.183 unità produttive locali per un totale di 38.334 addetti. Prevalevano il settore alimentare (1.650 imprese e 3.954 addetti), il tessile (3.580 imprese e 4. 820 addetti) e quello del legno (1.948 imprese e 3.043 addetti). Segni evidenti del carattere artigianale del sistema produttivo lucano erano il basso numero di addetti, la conduzione familiare delle imprese ed un rapporto molto basso tra unità la conduzione familiare delle imprese ed un rapporto molto basso tra unità produttive e numero di addetti. Quasi inesistenti, inoltre, erano i settori produttivi capital intensive. Nel corso dell’inchiesta sulla miseria dell’onorevole Gaetano Ambrico, la provincia materana venne definita la «più povera di industrie fra le province italiane». Casillo, presidente della Camera di Commercio, audito dalla Commissione parlamentare, affermò che l’industria nella provincia di Matera era pressoché inesistente e «quel poco» che c’era e che assumeva il «nome di industria» interessava pochissime addetti. In regione mancavano le condizioni infrastrutturali minime per avviare uno sviluppo industriale. La provincia di Matera era servita solo da 97 chilometri di strada ferrata, con un indice di dotazione ferroviaria del 2,7% a fronte del 7,4% della media nazionale ed un indice di dotazione stradale del 22,8% contro il 58,6% nazionale. In tali condizioni solo un programma di investimenti statali avrebbe potuto avviare una fase di sviluppo economico e produttivo della provincia e più in generale della regione. .. [a cura dell'Autore]
dc.language.isoitit_IT
dc.subject.miurM-STO/04 STORIA CONTEMPORANEAit_IT
dc.contributor.coordinatorePendenza, Massimoit_IT
dc.description.cicloXIV n.s.it_IT
dc.contributor.tutorConte, Alfonsoit_IT
dc.identifier.DipartimentoScienze Politiche, Sociali e della Comunicazioneit_IT
dc.titleIndustrializzazione e deindustrializzazione nella Basilicata del secondo dopoguerra: il caso delle aziende chimicheit_IT
dc.contributor.authorFerrarese, Giovanni
dc.date.issued2017-10-13
dc.identifier.urihttp://dx.doi.org/10.14273/unisa-1441
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/10556/3170
dc.typeDoctoral Thesisit_IT
dc.publisher.alternativeUniversita degli studi di Salernoit_IT
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