Eros e pathos del nascosto
Date
2026Author
Abbate, Michele
Cammarota, Gian Paolo
Lo Casto, Claudia
Pulli, Gabriele
Metadata
Show full item recordAbstract
«Φύσις κρύπτεσθαι φιλεῖ», recita un celebre frammento di Eraclito: «La natura ama
nascondersi», nella sua traduzione più semplice. Ma se qualcosa ama nascondersi,
l’atto del sottrarla o del suo stesso sottrarsi al suo nascondiglio, l’atto del disvelarla
o del suo stesso disvelarsi non può essere la verità. Ciò che ama nascondersi, una
volta deprivato di ciò che ama – appunto il restare nascosto –, non può più essere
ciò che era quando era nascosto. Fuoriuscendo dal proprio nascondiglio, la natura
che ama nascondersi si snatura: qualcosa di prezioso si perde nel momento stesso
in cui viene trovato. Vi si deve allora rinunciare o c’è una possibilità di accedervi in
qualche modo? E, più in generale, ciò che si nasconde è tale perché comporta un
eccesso di dolore o una gioia anch’essa incontenibile? Si nasconde per un’assenza o per un eccesso di luce, anch’esso accecante come il buio? Infine, cosa deve essere disvelato e cosa deve restare nascosto, dato che c’è qualcosa che ama nascondersi? Se c’è un nascosto che deve restare tale, o non può fare altrimenti, qual è il miglior modo di rapportarsi a esso?
Queste e analoghe domande costituiscono l’orizzonte all’interno del quale – a
distanze diverse dal centro di irradiazione del tema – si dispongono gli scritti di
questo libro, ciascuno in un proprio, specifico modo: ciascuno suggerendo una
peculiare chiave di lettura.
