Alla ricerca di una possibile empatia algoritmica. Modelli etico-giuridici dell'IA
Abstract
Il presente contributo prova a ricomporre lo scenario delle finalità talvolta differenti, se
non conflittuali, all’origine delle tecnologie di intelligenza artificiale. Riemerge dal confronto
originario tra prospettiva linguistica e visuale cibernetica un duplice, tendenziale esito storico, delle
intelligenze artificiali quali spazi d’affidamento tecnocratico preteso, capace di superiori
automatismi e di neutralità delle decisioni, oppure quali territori d’uno scambio virtuoso, concepito
in quanto auxilium: nella visuale giuridica, perciò, ars boni et aequi. Seguendo allora questa seconda
prospettiva, il contributo prova a elaborare ed offrire una categoria originale di relazione, quella di
empatia algoritmica, pensata come “spazio pedagogico” ludico-educativo di scambio continuo tra le
macchine e l’umanità che le utilizza, dove infine è la seconda a dover sempre controllare la prima - a
maggior ragione, nell’azione giurisprudenziale e del diritto, dove ancora, oggi come sempre, dovrà
ribadirsi una distanza tra fatto e diritto, tra l’essere e il dover essere nell’esercizio quotidiano
giuridico. This paper attempts to recompose the scenery of the sometimes different, if not conflicting, purposes
at the origin of artificial intelligence technologies. From the original comparison between linguistic
perspective and cybernetic vision, a dual, tendential historical outcome emerges, of artificial
intelligences as spaces of claimed technocratic trust, capable of superior automatisms and neutrality
of decisions, or as territories of a virtuous exchange, conceived as auxilium: in the legal vision,
therefore, ars boni et aequi. Following this second perspective, the contribution tries to elaborate and
offer an original category of relationship, that of algorithmic empathy, conceived as a playfuleducational “pedagogical space” of continuous exchange between machines and the humanity that
uses them, where ultimately it is the latter that must always control the former - even more so, in the
action of jurisprudence and law, where still, today as always, a distance between fact and law, between
being and having to be in the daily exercise of law, must be reaffirmed.
