Il paradosso Deledda. Il viaggio, il Nobel, la legittimazione della scrittura d’autrice
Abstract
Il saggio rilegge Due giorni a Stoccolma come racconto-soglia che mette in scena la legittimazione della scrittura d’autrice attraverso il viaggio compiuto da Grazia Deledda nel dicembre del 1927 per ricevere il Nobel per la letteratura relativo all’anno 1926. L’analisi intreccia autorappresentazione odeporica e ricezione critica, dal discorso di Schuck alla tradizione novecentesca, fino alle risposte delle scrittrici del secondo Novecento e oltre. Decisiva la prospettiva di Michela Murgia, che mostra come anche la Sardegna abbia faticato a riconoscere Deledda. Ne emerge una figura complessa, moderna, irriducibile alle semplificazioni identitarie e alle categorie arcaizzanti della critica. This essay reads Due giorni a Stoccolma as a threshold narrative staging the legitimisation of women’s writing through the journey Grazia Deledda made in December 1927 to receive the Nobel Prize in literature awarded to her for the year 1926. It combines odeporic self representation with an analysis of her critical reception, from Schuck’s Nobel address to twentieth century criticism and later women writers. Michela Murgia’s perspective proves crucial, revealing Sardinia’s difficulty in recognising Deledda. The result is a portrait of a complex, fully modern author, resistant to identity based simplifications and archaicising critical categories.
