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dc.date.accessioned2026-05-28T09:19:38Z
dc.date.available2026-05-28T09:19:38Z
dc.description.abstractIl contributo analizza il dibattito sull’applicabilità della sospensione del procedimento con messa alla prova agli enti incolpati ai sensi del d.lgs. n. 231/2001, alla luce della sentenza delle Sezioni Unite n. 14840/2023 e di successive pronunce di merito che hanno continuato a riconoscere l’ammissibilità dell’istituto. Dopo aver ricostruito le contrapposte tesi giurisprudenziali, il lavoro evidenzia come il contrasto ruoti attorno al principio di legalità, ai limiti dell’analogia in bonam partem, alla natura della responsabilità degli enti e alla funzione della messa alla prova. Si evidenzia che la diversa valutazione degli stessi istituti giuridici da parte della giurisprudenza costituisce la prova che la questione non può essere risolta esclusivamente sul piano interpretativo, anche perché l’opportunità di estendere agli enti un meccanismo estintivo fondato su condotte riparatorie e di riorganizzazione investe scelte di politica criminale. L’autore conclude che una decisione in tal senso richiede un intervento espresso del legislatore, non potendo essere affidata alla sola elaborazione giurisprudenziale.it_IT
dc.description.abstractThis article examines the debate over the applicability of the suspension of criminal proceedings with probation to legal entities charged under Italian Legislative Decree No. 231/2001, in light of the Italian Supreme Court's Joint Sections judgment No. 14840/2023 and subsequent lower court decisions that have continued to uphold the admissibility of the measure. After reconstructing the opposing judicial approaches, the article highlights that the disagreement revolves around the principle of legality, the limits of analogy in bonam partem, the nature of corporate liability, and the purpose of probation. It argues that the fact that courts have reached different conclusions while assessing the same legal institutions demonstrates that the issue cannot be resolved solely through judicial interpretation, particularly because the desirability of extending to legal entities an extinguishing mechanism based on reparative measures and organizational reforms ultimately involves questions of criminal policy. The author concludes that any such extension requires an explicit legislative intervention and cannot be left solely to judicial development.it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.relation.ispartofjournalIura & Legal Systemsit_IT
dc.identifier.citationRomano G. "L'applicabilità dell'art. 168 bis c.p. agli enti tra giurisprudenza e vuoto legislativo". Iura & Legal Systems, XIII.2026/2, E (3): 15-26it_IT
dc.titleL'applicabilità dell'art. 168 bis c.p. agli enti tra giurisprudenza e vuoto legislativoit_IT
dc.sourceUniSa. Sistema Bibliotecario di Ateneoit_IT
dc.contributor.authorRomano, Gerardo
dc.date.issued2026
dc.identifier.urihttps://www.rivistagiuridica.unisa.it/volumes/2026_2/indexit_IT
dc.identifier.urihttp://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9604
dc.typeJournal Articleit_IT
dc.format.extentP. 15-26it_IT
dc.identifier.issn2385-2445it_IT
dc.subjectCriminal lawit_IT
dc.subjectProbationit_IT
dc.subjectLegal entityit_IT
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