La morte di Pasolini nella pittura di Renzo Vespignani e Nicola Verlato
Abstract
Il saggio si basa sulla passione di Pier Paolo Pasolini per le arti visive
e sulla sua posizione nel contesto del dibattito artistico del suo tempo, favorevole
alla linea della pittura figurativa e avversa a quella dell’astrazione e delle neoavanguardie. A partire da questi presupposti, si analizzano poi due cicli realizzati da
due pittori figurativi e dedicati alla morte di Pasolini: Come mosche nel miele… di
Renzo Vespignani (1985) e Hostia di Nicola Verlato (2022). Vespignani, a cui Pasolini ha dedicato un testo critico nel 1956, ha realizzato il suo ciclo sulla suggestione
del reperto della camicia insanguinata del poeta, punto di avvio di «un lungo viaggio all’Inferno tra disastrati terrains vagues, edifici disabitati, fatiscenti, maculati da
ogni sorta di graffiti, impervie discariche, sfasciacarrozze, strategici crocicchi della
prostituzione urbana», come ha scritto Lorenza Trucchi. Il tragico rinvenimento di
Pasolini assassinato lega pertanto il ciclo di Vespignani a quello di Verlato, dedicato
alla morte di Pasolini e al ritrovamento del suo corpo. Verlato si serve difatti del
linguaggio figurativo per un progetto di cenotafio dedicato a Pasolini dove dialoga
senza subalternità con l’arte del passato. La pittura e la scultura si fondono così
all’architettura e alla musica in un’elegia monumentale e metafisica dove la morte di
Pier Paolo Pasolini supera il brutale dato di cronaca per trasformarsi in un evento
tragico che penetra e supera la storia. The essay is based on Pier Paolo Pasolini’s passion for the visual arts
and his position in the context of the artistic debate of his time, favorable to the line
of figurative painting and adverse to that of abstraction and the neo-avant-gardes.
Starting from these assumptions, two cycles made by two figurative painters and
dedicated to Pasolini’s death are then analyzed: Renzo Vespignani’s Come mosche
nel miele… (1985) and Nicola Verlato’s Hostia (2022). Vespignani, to whom Pasolini dedicated a critical text in 1956, created his cycle on the suggestion of the find of
the poet’s bloody shirt, the starting point of “a long journey to Hell among devasted
terrains vagues, uninhabited, dilapidated buildings, spotted with all sorts of graffiti,
impervious dumps, junkyards, strategic crossroads of urban prostitution,” as Lorenza Trucchi has written. The tragic discovery of murdered Pasolini thus links Vespignani’s cycle to Verlato’s, which is dedicated to Pasolini’s death and the discovery of
his body. Verlato in fact uses figurative language for a cenotaph project dedicated to
Pasolini where he dialogues without subalternity with the art of the past. Painting
and sculpture thus merge with architecture and music in a monumental and metaphysical elegy where the death of Pier Paolo Pasolini transcends the brutal fact of
the news to become a tragic event that penetrates and exceeds history.
URI
https://www.sinestesierivistadistudi.it/una-disperata-vitalita/http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9764
