La bibliografia di Salò. Eros, arte e potere nell’ultimo Pasolini
Abstract
Pier Paolo Pasolini, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta constata lucidamente una crisi della modernità indotta dalla modernità stessa.
Il capitalismo tecnologico tende a distruggere le culture fondate sulla ciclicità e su
un rapporto primario con la natura. La sconfitta della “civiltà contadina” ad opera
della tecnocrazia capitalistica segna un depauperamento della condizione umana in
favore di una nozione di progresso centrata su aggressività e consumismo. Anche
elementi di apparente liberazione come la rivoluzione sessuale, essendo mercificati,
non si traducono in un reale superamento dei valori tradizionali, ma in riduzione
del corpo a materia di possesso. Pasolini considera le avanguardie storiche coinvolte
non nella riscoperta delle pulsioni naturali ma piuttosto nell’esaltazione dell’aggressività e dell’individualismo anarcoide. Questa posizione di Pasolini diventa importante per indagare i motivi che lo spinsero a premettere al film Salò (1975) una bibliografia che mette insieme nomi dell’avanguardia storica come Pierre Klossowski
e Maurice Blanchot, intellettuali militanti come Roland Barthes e Philippe Sollers,
e un simbolo della sinistra francese come Simone de Beauvoir. Che cos’è dunque
questa strana “bibliografia essenziale”? Un tributo a chi si è occupato di Sade? Una
traccia programmatica nella costruzione di un film-saggio? O una polemica, al limite
della parodia, contro coloro che, cercando una liberazione del desiderio da qualsiasi
vincolo mitico hanno paradossalmente finito per nutrire il nichilismo anarcoide del
tecnofascismo? Pier Paolo Pasolini, between the end of the Sixties and the beginning
of the Seventies, noted a crisis of modernity induced by modernity itself. Technological capitalism tends to destroy cultures based on cyclicality and on a primary
relationship with nature. The defeat of “rural civilization” by capitalist technocracy
represents a destitution of the human condition in favor of a notion of progress centered on aggression and consumerism. Even elements of apparent liberation such as
the sexual revolution, being commodified, do not translate into a real challenging
of traditional values, rather into a reduction of the body to a matter of possession. Pasolini considers the historical avant-gardes involved not in the rediscovery of natural impulses but rather in the exaltation of aggression and anarchoid individualism. Pasolini’s position becomes important to investigate the reasons leading him to
introduce his film Salò (1975) with a bibliography gathering names of avant-garde
members such as Pierre Klossowski and Maurice Blanchot, militant intellectuals
such as Roland Barthes and Philippe Sollers, and a symbol of the French leftism
such as Simone de Beauvoir. Therefore, what is this strange “essential bibliography”? A tribute to those who studied Sade? A programmatic track in the construction of an essay film? Or a polemic, bordering on parody, against those who, seeking
a liberation of desire from any mythical constraint, paradoxically ended up feeding
the anarchic nihilism of techno-fascism?
URI
https://www.sinestesierivistadistudi.it/una-disperata-vitalita/http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9765
