Pasolini in Friuli: la scena-confessione
Abstract
Puppa analizza gli inizi della carriera di Pasolini, in quanto poeta e
insegnante nella provincia friulana, al tempo della guerra. Il recupero del dialetto
locale gli serve per una febbrile immersione nella cultura della madre, nativa di
Casarsa. Il teatro diviene strumento importante per le ricerche di gruppo e la didattica
impartita ai bambini contadini. Singolari sintonie col lavoro contemporaneo di Don
Milani, il prete di Barbiana. Queste esperienze non si annullano nel passaggio a
Roma, verso un’altra dialettalità, coll’uscita dall’anonimato e dalla omosessualità
nascosta. Anzi, si ripresentano declinate in maniera originale sia nelle tragedie tratte
dal mito antico sia nel Manifesto del 1968. In his contribution, Paolo Puppa analyzes the beginnings of Pasolini’s
career as a poet and teacher in the Friulian province at the time of the war. The
valorisation of the local dialect is useful for a his hectic immersion in the culture
of his mother, native of Casarsa. The theater becomes an important tool for group
research and the didactics imparted to peasant children. Singular coincidences with
the contemporary work of Don Milani, the priest of Barbiana. These experiences
are not canceled in the passage to Rome, towards another dialectality, with the exit
from anonymity and hidden homosexuality. Indeed, they recur in an original way
both in the tragedies derived from the ancient myth and in the 1968 Manifesto.
URI
https://www.sinestesierivistadistudi.it/una-disperata-vitalita/http://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9777
