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dc.date.accessioned2026-06-22T11:07:25Z
dc.date.available2026-06-22T11:07:25Z
dc.descriptionS. Bartolini, “Panel 3 - Alla ricerca del “passato utilizzabile”: pratiche di Public History tra enti culturali e movimenti sociali"; “L’Istituto Ernesto de Martino: un caso italiano di radical public history? Una prospettiva internazionale” (C. Paris); “L’uso del passato tra pratiche di resistenza e Labour Public History” (S. Bartolini); “Fare gender public history: pratiche, fonti e partecipazione nel progetto “Paura Non Abbiamo”” (B. Fedi); “Tra passato e presente: fare archivio come pratica politica” (M. Scotti) in Scuotere la storia. Public History e ricostruzione. AIPH 2026 - Book of Abstracts, VIII Conferenza Nazionale dell’Associazione Italiana di Public History, Udine, 8-12 giugno 2026, AIPH Associazione Italiana di Public History, 2026, pp. 26-32it_IT
dc.description.abstractAlla metà degli anni Novanta Nicola Gallerano discusse l’ampio raggio di significati che poteva racchiudersi sotto l’etichetta di “uso pubblico della storia”: dall’utilizzo sociale che da sempre le persone e le comunità operano agli usi politici dal carattere manipolatorio. Lontano dalle intenzioni dello storico, che invitò a non demonizzare in maniera pregiudiziale un uso del passato che poteva essere una forma di coinvolgimento attivo delle persone, illuminare aspetti importanti della memoria ed esprimente «potenzialità liberatorie», da allora in Italia si è diffusa l’idea che l’uso della storia sia un qualcosa con una intrinseca caratterizzazione negativa, da cui prendere le distanze. Ma in realtà sia in Italia che all’estero già da tempo gli storici e le storiche, in particolare negli ambienti della storia orale, sociale e del lavoro, avevano iniziato a interrogarsi ed a lavorare attorno all’importanza del passato per le persone, le comunità, le organizzazioni collettive, a partire dai pionieristici History Workshop di Raphael Samuel. Lungi dal condannare l’uso del passato da parte delle persone comuni e dei movimenti a cui danno vita come un’intromissione indebita in un territorio che non gli appartiene, in quest’ottica l’utilizzo pubblico del passato plasma la memoria, interagisce con l’agency messa in campo dalle persone e dagli agenti socio-politici collettivi per migliorare le proprie condizioni e prendersi cura degli altri, costruisce un terreno di incontro e confronto tra una storiografia che non rinuncia alla sua funzione sociale e civile e quel variegato e frammentato mondo popolare che guarda alla storia in cerca di un «usable past that will help», come ha scritto lo storico americano James Robert Green. Il panel muove i suoi passi dall’esperienza dell’Istituto Ernesto De Martino nei suoi 60 anni di vita, considerata paradigmatica per il contesto italiano, per poi affrontare tre ambiti di uso pubblico del passato nel contesto italiano odierno.it_IT
dc.description.abstractIn the mid-1990s, Nicola Gallerano discussed the broad range of meanings that could be encompassed by the label "public use of history": from the social use that individuals and communities have always made to manipulative political uses. Far from the intentions of the historian, who urged against prejudicially demonizing a use of the past that could be a form of active engagement, illuminate important aspects of memory, and express "liberating potential," the idea that the use of history is intrinsically negative, something to be distanced, has since spread in Italy. But in reality, both in Italy and abroad, historians, particularly in the fields of oral, social, and labor history, had long begun to question and explore the importance of the past for individuals, communities, and collective organizations, starting with Raphael Samuel's pioneering History Workshops. Far from condemning the use of the past by ordinary people and the movements they inspire as an undue intrusion into territory that doesn't belong to them, from this perspective, the public use of the past shapes memory, interacts with the agency deployed by individuals and collective socio-political agents to improve their own conditions and care for others, and creates a platform for encounter and discussion between a historiography that does not renounce its social and civil function and that diverse and fragmented popular world that looks to history in search of a "usable past that will help," as American historian James Robert Green wrote. The panel begins with the experience of the Ernesto De Martino Institute over its 60 years of existence, considered paradigmatic for the Italian context, and then addresses three areas of public use of the past in today's Italian context.it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.language.isoenit_IT
dc.rightsCC BY-ND 4.0it_IT
dc.relation.ispartofjournalScuotere la storia. Public History e ricostruzione. AIPH 2026 - Book of Abstractsit_IT
dc.identifier.citationStefano Bartolini, “Panel 3 - Alla ricerca del “passato utilizzabile”: pratiche di Public History tra enti culturali e movimenti sociali" in Scuotere la storia. Public History e ricostruzione. AIPH 2026 - Book of Abstracts, VIII Conferenza Nazionale dell'Associazione Italiana di Public History, Udine, 8-12 giugno 2026, AIPH Associazione Italiana di Public History, 2026, pp. 26-32it_IT
dc.titlePanel 3 - Alla ricerca del "passato utilizzabile": pratiche di Public History tra enti culturali e movimenti socialiit_IT
dc.sourceUniSa. Sistema Bibliotecario di Ateneoit_IT
dc.contributor.authorBartolini, Stefano
dc.contributor.authorParis, Chiara
dc.contributor.authorFedi, Brenda
dc.contributor.authorScotti, Mariamargherita
dc.date.issued2026
dc.identifier.urihttps://aiph.hypotheses.org/files/2026/04/BoA-Udine-2026-def.pdfit_IT
dc.identifier.urihttp://elea.unisa.it/xmlui/handle/10556/9392
dc.publisherAIPH - Associazione Italiana di Public Historyit_IT
dc.typeOtherit_IT
dc.format.extentP. 26-32it_IT
dc.identifier.isbn9788894410877it_IT
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