Criminal law as a driver of sustainable governance: a Schumpeterian approach to environmental compliance and legal knowledge
Abstract
This paper explores the role of criminal law as an instrument of environmental sustainability and legal knowledge creation, through the interpretative lens of Joseph Alois Schumpeter’s theory of creative destruction. Originally conceived to describe how innovation disrupts and renews economic systems, Schumpeter’s model offers a compelling framework for understanding the adaptive capacity of criminal law to respond to ecological challenges and global governance needs. The analysis focuses on the criminalization of environmental harm, particularly the offences related to ecomafias and the transnational trafficking of waste - activities that operate across borders and generate complex pollution chains. These phenomena highlight the urgent need for enhanced international cooperation, regulatory harmonization, and traceability mechanisms capable of fostering a coherent “nopollution area.” Within this perspective, criminal law emerges not merely as a tool of repression, but as a generator of legal knowledge: a system that produces, disseminates, and enforces shared standards of responsible conduct in the environmental domain. The paper identifies two essential dimensions of a sustainable criminal framework. First, its preventive function, which should promote compliance mechanisms allowing the regularization of minor infringements before irreversible environmental damage occurs. Second, its restorative capacity, aimed at repairing harm and reinstating the status quo ante through proactive legal and cooperative measures. Both dimensions, if effectively implemented, could transform environmental criminal law into a driver of sustainable governance rather than a mere reaction to ecological crises. By applying Schumpeter’s notion of controlled renewal, the paper argues for a model of Schumpeterian sustainability in criminal law - one that aligns normative innovation with environmental responsibility. Ultimately, fostering legal knowledge and adaptive criminal governance becomes crucial to ensure that the law contributes constructively to ecological resilience and to the long-term sustainability of both natural and legal ecosystems. Il presente contributo analizza il ruolo del diritto penale quale strumento di sostenibilità ambientale e di produzione della conoscenza giuridica, attraverso la lente interpretativa della teoria della distruzione creatrice elaborata da Joseph Alois Schumpeter. Originariamente concepito per descrivere il modo in cui l’innovazione sconvolge e rinnova i sistemi economici, il modello schumpeteriano offre una chiave di lettura particolarmente efficace per comprendere la capacità adattiva del diritto penale nel rispondere alle sfide ecologiche e alle esigenze della governance globale. L’analisi si concentra sulla criminalizzazione dei danni ambientali, con particolare riferimento ai reati riconducibili alle ecomafie e al traffico transnazionale di rifiuti, attività che operano oltre i confini nazionali e generano complesse catene di inquinamento. Tali fenomeni evidenziano l’urgente necessità di rafforzare la cooperazione internazionale, l’armonizzazione normativa e i meccanismi di tracciabilità, al fine di costruire una coerente “area senza inquinamento”. In questa prospettiva, il diritto penale emerge non soltanto come strumento repressivo, ma anche come produttore di conoscenza giuridica: un sistema capace di elaborare, diffondere e far rispettare standard condivisi di comportamento responsabile in materia ambientale. Il contributo individua due dimensioni essenziali di un sistema penale orientato alla sostenibilità. La prima è quella preventiva, che dovrebbe favorire meccanismi di compliance idonei a consentire la regolarizzazione delle violazioni minori prima che si producano danni ambientali irreversibili. La seconda è quella ripristinatoria, finalizzata alla riparazione del danno e alla ricostituzione dello status quo ante attraverso misure giuridiche e cooperative di carattere proattivo. Entrambe le dimensioni, se efficacemente implementate, potrebbero trasformare il diritto penale dell’ambiente in un motore di governance sostenibile, anziché in una mera risposta alle crisi ecologiche. Applicando la nozione schumpeteriana di rinnovamento controllato, il contributo propone un modello di sostenibilità schumpeteriana del diritto penale, nel quale l’innovazione normativa si armonizza con la responsabilità ambientale. In tale prospettiva, la promozione della conoscenza giuridica e di forme adattive di governance penale diviene essenziale affinché il diritto possa contribuire in modo costruttivo alla resilienza ecologica e alla sostenibilità di lungo periodo tanto degli ecosistemi naturali quanto di quelli giuridici.
