Diritto penale e doping: tra profili storici e sistemici
Abstract
Il contrasto al doping costituisce uno dei terreni più significativi nei quali il diritto penale contemporaneo è chiamato a confrontarsi con il difficile equilibrio tra tutela della salute, libertà individuale e integrità della competizione sportiva. La scelta del legislatore italiano di attribuire rilevanza penale non solo alle condotte di somministrazione e traffico, ma anche all'assunzione volontaria di sostanze dopanti, ha segnato un profondo mutamento di prospettiva, ponendo al centro del dibattito questioni di particolare rilievo sistematico in tema di offensività, autodeterminazione e funzione della pena. Attraverso un'analisi dell'evoluzione normativa, della disciplina introdotta dalla legge n. 376 del 2000 e del successivo coordinamento con il diritto internazionale e con il sistema antidoping della WADA, il contributo propone una riflessione critica sui limiti dell'attuale modello repressivo e sulla sua effettiva capacità di fronteggiare un fenomeno in continua trasformazione. L'indagine evidenzia come la crescente complessità delle pratiche dopanti imponga un ripensamento del rapporto tra diritto penale, tutela sanitaria e giustizia sportiva, nella prospettiva di un sistema di contrasto maggiormente orientato alla prevenzione, alla proporzionalità dell'intervento punitivo e alla cooperazione internazionale. Doping represents one of the most challenging fields in which contemporary criminal law
must reconcile the protection of public health, individual autonomy, and the integrity of
sporting competition. By extending criminal liability beyond trafficking and administration of prohibited substances to include their voluntary use by athletes, the Italian legislature has profoundly reshaped the legal framework, raising fundamental questions concerning the principles of harm, self-determination, and the proper function of criminal punishment. Through an examination of the evolution of Italian anti-doping legislation, the framework established by Law No. 376 of 2000, and its interaction with international law and the World Anti-Doping Agency (WADA) system, this article offers a critical assessment of the strengths and shortcomings of the current regulatory model. It argues that the increasing sophistication of doping practices calls for a reconsideration of the relationship between criminal law, public health, and sports justice, advocating a more balanced approach that combines effective enforcement with prevention, proportionality, and international cooperation.
