Paolo Volponi: la poesia al tempo del capitale
Abstract
Letta in chiave di romanzo, l’opera poetica di Volponi, dalle Porte dell’Appennino (1960) a Nel silenzio campale (1990), disegna la parabola esistenziale e ideologica di un eroe problematico sullo sfondo delle trasformazioni economiche, sociali e antropologiche dell’Italia di ieri, dalla stagione elettrizzante del miracolo economico al crollo dell’utopia
olivettiana. La storia comincia col volontario distacco del protagonista dal mondo contadino, piccolo, immobile, periferico, dove è nato, e l’inserimento con successo nel mondo produttivo della grande industria. Ma l’iniziale soddisfazione è di breve durata: Foglia mortale (1974) documenta una contraddizione insolubile tra le mansioni dirigenziali che ricopre al servizio del capitale e l’ideale politico della lotta di classe e delle rivendicazioni sindacali. L’intellettuale comunista che si agita in lui diventa la coscienza
infelice del colletto bianco, contestando in maniera radicale, nella raccolta del 1986 Con testo a fronte, gli obiettivi, la logica, i metodi e i risultati del capitalismo. Quello che si prospetta, così, nell’ultimo capitolo di questo romanzo in versi di Volponi non è un lieto fine: Nel silenzio campale attesta la sconfitta dell’utopia rivoluzionaria e la vittoria del capitale. Al generoso protagonista, sconfitto e impotente ma non domo, non resta che chiamarsi fuori dai compromessi e dagli inganni della storia, in un estremo, gratuito,
dimostrativo e libero moto di rivolta. Read as a novel, Volponi’s poetic work – from Le porte dell’Appennino (1960) to Nel silenzio campale (1990) – traces the existential and ideological arc of a troubled hero against the backdrop of Italy’s economic, social, and anthropological transformations, from the electrifying season of the economic miracle to the collapse of the Olivettian utopia. The story begins with the protagonist’s voluntary separation from the rural, small,
static, and peripheral world in which he was born, and his successful entry into the productive world of large-scale industry. But the initial satisfaction is short-lived: Foglia mortale (1974) documents an irreconcilable contradiction between his managerial duties in service of capital and his political ideal of class struggle and union demands. The communist intellectual within him becomes the unhappy conscience of the white-collar worker, radically challenging – in the 1986 book Con testo a fronte – the goals, logic, methods, and outcomes of capitalism. Thus, what emerges in the final chapter of this
verse-novel by Volponi is no happy ending: Nel silenzio campale attests the defeat of the revolutionary utopia and the victory of capital. For the generous protagonist – defeated, powerless, yet unbroken – there remains only to withdraw from the compromises and deceptions of history in an ultimate, gratuitous, demonstrative, and free act of revolt.
