La Nave: «foggiata con la melma della laguna e con l’oro di Bisanzio, e col soffio della mia più ardente passione italica». Note sul teatro politico e psicofisico di Gabriele d'Annunzio
Abstract
Il saggio su La Nave, tragedia di Gabriele d’Annnunzio, che occupò l’artifex additus artifici per alcuni anni, non solo a causa della consultazione di numerosi volumi, alcuni di non semplice reperimento, ma anche per le distrazioni derivategli dalle personali vicende sentimentali, vuole mettere in luce, attraverso precisi rimandi testuali e probanti lacerti documentali, un aspetto di vero interesse per quanto attiene all’innovazione drammaturgica del Vate. Il testo drammatico trova pieno compimento come testo spettacolare di fronte ad un vasto pubblico, coinvolto non solo intellettualmente e “politicamente”, ma anche per le strategiche sollecitazioni sensibili/dei sensi, sollecitati con sapienti espedienti di natura scenico-architettonica, luminotecnica, registica. The essay, concerning Gabriele d’Annunzio’s tragedy La Nave, wants to shed light on an aspect of true interest regarding the dramaturgical innovation of the Vates, through precise textual cross-references and convincing documental fragments. The tragedy has been the artifex additus artifici for several years, not only on account of the consultation of countless volumes, some not of easy accessibility, but also because of some distractions deriving from personal events. The dramatic work finds its fulfilment as a spectacular text in front of a vast audience, engaged not only intellectually and politically, but also by the strategic stimulation of the senses through wise scenic-architectural devices, lighting-engineering and direction.
