Poesia e modelli della catastrofe nel Settecento meridionale: il caso dei 'Canti anacreontici' (1779) di Michelangelo Cicconi
Abstract
Il presente contributo analizza la
rappresentazione della catastrofe naturale nel
Mezzogiorno tardo-settecentesco attraverso il
caso di studio dei Canti anacreontici (1779) di
Michelangelo Cicconi. L’opera viene inserita nel
dibattito filosofico successivo al disastroso
terremoto di Lisbona (1755), muovendosi tra due
modelli del cataclisma meridionale: l’eruzione
vesuviana e il terremoto calabro-messinese del
1783. Piegando la leggerezza dell’ode-canzonetta
a contenuti di alta densità speculativa, Cicconi
drammatizza la frattura del secolo nel dialogo tra
la ragione illuministica di Fileno e la sensibilità di
Fillide, restituendo un’immagine ambivalente
della Natura: una forza indifferente che devasta e
insieme rigenera il paesaggio. This article analyzes the depiction of natural
disasters in late 18th-century Southern Italy
through a case study of Michelangelo Cicconi’s
Canti anacreontici (1779). The work is situated
within the philosophical debate that followed the
disastrous Lisbon earthquake (1755), navigating
between two models of southern cataclysms: the
vesuvian eruptions and the Calabrian-Messinian
earthquake in 1783. By infusing the lightheartedness of the ode-canzonetta with highly
speculative content, Cicconi dramatizes the
turning point of the century in the dialogue
between Fileno’s Enlightenment-era reason and
Fillide’s sensibility, presenting an ambivalent
image of Nature: an indifferent force that both
devastates and regenerates the landscape.
