In principio era Internet. L'evoluzione normativa dell'intermediazione digitale: le piattaforme digitali come "poteri privati", anche in ambito politico. Le nuove vulnerabilità e i diritti in rete
Abstract
Il presente contributo si propone di ripercorrere l’evoluzione di Internet, esaminando il
rapporto tra diritto e innovazione. “In principio era Internet”: oltre un quarto di secolo dalla sua
nascita, Internet – da realtà aperta e libera – ha subito trasformazioni che divergono significativamente
dai suoi ideali iniziali. Le sue politiche originarie sono state sfruttate da pochi grandi attori per creare
“giardini murati”. Le piattaforme digitali, da strumenti di democratizzazione e accesso
all’informazione, sono diventate potenti strumenti economici e sociali, che permettono
l’esercizio di forme pervasive di potere privato, con impatti significativi sui diritti delle persone.
Internet e i social media sono diventati veicolo di ricerca del consenso con rilevanti implicazioni
anche a livello giuridico. In tale cornice, si inserisce la recente proposta di riforma Costituzionale
che prevede l’introduzione dell’elezione a suffragio universale e diretto del Presidente del Consiglio
dei Ministri. L’evoluzione normativa dell’intermediazione digitale è diventata una questione centrale.
Nascono, insieme alle nuove potenzialità, anche nuove vulnerabilità, legate a fenomeni come
la disinformazione, la discriminazione algoritmica e la manipolazione dell’opinione pubblica, che
richiedono una revisione critica del ruolo delle piattaforme e dei profili di responsabilità ad
esse attribuiti. L’adozione di normative al passo con i tempi è necessaria per affrontare il
bilanciamento tra la libertà digitale e la protezione dei diritti. Il contributo si concentra sui “poteri
privati” esercitati dalle grandi piattaforme attraverso l’uso di algoritmi e dell’IA, sugli strumenti
giuridici per responsabilizzarle, sull’impatto sociale, sul consenso elettorale e sull’importanza di
garantire diritti online affinché la relazione tra Internet e diritto possa trovare un equilibrio,
auspicando spazi liberi di inclusione e democrazia. This paper aims to trace the evolution of the Internet by examining the relationship between law and
innovation. “In the beginning, there was the Internet”: more than a quarter-century after its
emergence, the Internet – originally conceived as an open and free space – has undergone
transformations that diverge significantly from its early ideals. Its foundational principles have been
exploited by a few major players to create “walled gardens.” Digital platforms, once tools for
democratization and access to information, have become powerful economic and social instruments,
enabling pervasive forms of private power with significant impacts on individual rights. The Internet
and social media have increasingly become vehicles for political consensus-building, with important
legal implications. In this context, the recent constitutional reform proposal in Italy, which introduces
the direct popular election of the Prime Minister, is particularly relevant. The legal evolution of digital
intermediation has thus become a central issue. Alongside new opportunities, new vulnerabilities
have emerged, such as disinformation, algorithmic discrimination and the manipulation of public
opinion, phenomena that call for a critical reassessment of platform roles and responsibilities.
Updating legal frameworks is essential to ensure a fair balance between digital freedom and the
protection of fundamental rights. This contribution focuses on the “private powers” exercised by
major platforms through algorithms and AI, on the legal tools to hold them accountable, on their
social and political impact, and on the need to ensure effective online rights so that the relationship between the Internet and the law can be rebalanced in favor of spaces that are truly inclusive, democratic and free.
