Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo alla luce della Convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa: verso l'incorporazione di una prospettiva sempre più sensibile al genere?
Abstract
L’obiettivo del contributo è analizzare gli strumenti giuridici adottati
nell’ambito del Patto UE sulla migrazione e l’asilo alla luce della Convenzione di
Istanbul del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei
confronti delle donne e la violenza domestica, in particolare del suo art. 60. Pur
rilevando alcuni progressi nel riconoscimento della dimensione di genere e
dell’intersezionalità, in diversi strumenti questa prospettiva è assente o marginale,
richiedendo un’interpretazione sistematica conforme alla Convenzione di Istanbul.
Accanto a tali lacune, emerge però con forza una sensibilità crescente nella
giurisprudenza della Corte di giustizia dell’UE, che nel 2024 ha richiamato in tre
sentenze sia la Convenzione di Istanbul sia la CEDAW come parametri interpretativi
del diritto dell’Unione. Il contributo evidenzia come, tramite sviluppi legislativi e
giurisprudenziali, la prospettiva di genere stia progressivamente entrando nel diritto
europeo delle migrazioni. The aim of this article is to analyse the legal instruments adopted within
the framework of the EU Pact on Migration and Asylum in light of the Council of
Europe Istanbul Convention on preventing and combating violence against women
and domestic violence, in particular Article 60 thereof. While acknowledging certain
progress in recognising the gender dimension and intersectionality, this perspective
remains absent or marginal in several instruments, thus requiring systematic
interpretation in accordance with the Istanbul Convention. Alongside these
shortcomings, however, a growing sensitivity to gender issues has emerged in the
recent case law of the Court of Justice of the EU, which in three judgments delivered
in 2024 referred to both the Istanbul Convention and CEDAW as parameters for
interpreting EU law. The article highlights how, through both legislative and
jurisprudential developments, a gender perspective is gradually being incorporated
into EU migration law.
