Roghi funebri e riti funerari macedoni
Abstract
The research was devoted entirely to the study of funeral pyres dating from the second half of the
4th century BC and the beginning of II century BC, attested in nine different necropolis selected as
a sample area - Verghina, Derveni, Thessaloniki, Aineia, Aghios Athanasios, Pydna, Methone,
Lefkadia and Pella - and located along the Thermaic Gulf of Central Macedonia. The purpose of the
investigation was to reconstruct the funerary rite of secondary deposition cremation, which in
Macedonia is often performed by the sovereigns and the aristocratic class in the so-called "heroic"
way described in the Homeric text of the Iliad. This funerary practice, in which pyre and burial do
not coincide but constitute two distinct moments of a single complex funeral process, expresses
behavior codes that are reflected in a series of clearly recognizable material signs in the
archaeological excavation. The reconstruction has been attempted with the exclusive help of the
archaeological data retrieved scattered in the bibliography so far published in modern Greek
language, consisting of charred layers, outcome of funeral pyres, found rarely in situ, most
frequently in a secondary deposition, accumulated around or above the corresponding burials.
Interest has thus focused on the identification of this particular burial costume’s passage, the last
ring with a strong ritual value, of a long chain that ends with the erection of the artificial mound.
In single context, on the basis of the funeral or sacrificial nature of the investigated charred
residue, a reconstructive hypothesis is proposed, of both the funeral pyre, which always goes
beyond a simple pile of wood placed on the ground, and the sacrificial act - enagismòs - offered
with fire in honor of the deceased, after his burial and erection of the mound. From the
comparison of individual partial hypotheses, linked to a specific funerary context, facilitated by
creating an elaborated ad hoc synoptic table, attempts were made to deduce considerations of a
general nature which could give the idea of the entire ritual process’s carrying out, at least in its
most macroscopic passages. The rearrangement of the data obtained from the edited bibliography
enabled a comprehensive comparison of the charcoal layers, by listing the different aspects and
variants, by highlighting the preferences regarding the location of the piles in relation to the grave,
by distinguishing the pyres found in a primary deposition from those found in a secondary
deposition, by considering the choices on the funeral setup, by analyzing the various classes of
materials found inside them to argue recurrences and constants, linked to the rank, gender and
age of the deceased. The archaeological data - the charred stratifications pertinent to funeral
pyres - if identified in its distinctive features and interpreted in the correct manner, today renders
likelihood to the so-called "homeric" or "heroic" funeral rite, so far considered simply a story
produced by literary fiction. Such costume, made for and by royal or equestrian high rank
personalities, is an expression of an aristocratic world with a purely warlike character; with the
advent to the power of Philip II and then of Alexander the Great, we are witnessing the realization
of monumental funeral pyres, the rediscovery and the voluntary imitation of the "homeric" funeral
costume, practiced by the royalists and members of the Macedonian court in Aegae (modern
Verghina) but also in the rest of the territorial area investigated, strongly marked by the presence
of the Macedonians. [edited by Author] La ricerca è stata dedicata interamente allo studio di roghi funebri, datati tra la seconda metà del
IV sec. a.C. e l’inizio del II sec. a.C., attestati in nove distinte necropoli scelte come area campione -
Verghina, Derveni, Salonicco, Aineia, Aghios Athanasios, Pydna, Methone, Lefkadia e Pella – e
disposte lungo l’arco del Golfo Termaico della Macedonia Centrale. La finalità dell’indagine è stata
quella di ricostruire il rito funerario della cremazione a deposizione secondaria, che in Macedonia
è sovente espletato da parte dei sovrani e della classe aristocratica alla maniera cd. “eroica”
descritta nel testo omerico dell’Iliade. Tale pratica funeraria, nella quale il rogo e la sepoltura non
coincidono ma costituiscono due momenti ben distinti di un unico complesso processo funerario,
esprime codici di comportamento che si riflettono in una serie di segni materiali chiaramente
riconoscibili nello scavo archeologico. La ricostruzione è stata tentata con l’esclusivo ausilio del
dato archeologico reperito sparso nella bibliografia finora edita in lingua neogreca, consistente in
stratificazioni carboniose, esito di roghi funebri, rinvenute raramente in situ, più frequentemente
in giacitura secondaria, accumulate intorno o sulle sepolture corrispondenti. L’interesse si è
focalizzato quindi sull’individuazione di questo particolare passaggio del costume funerario, ultimo
anello dalla forte valenza rituale, di una lunga catena che si conclude con l’erezione del tumulo
artificiale. Nel singolo contesto, sulla base della natura funebre o sacrificale del residuo carbonioso
indagato, viene proposta un’ipotesi ricostruttiva sia della pira funebre, che esula sempre da una
semplice catasta di legna collocata sul terreno, sia dell’atto sacrificale – enagismòs - offerto col
fuoco in onore del defunto, successivamente al suo seppellimento e all’erezione del tumulo. Dalla
comparazione delle singole parziali ipotesi, legate ad uno specifico contesto funerario, facilitata
dalla creazione di una tabella sinottica elaborata ad hoc, si è cercato di dedurre delle
considerazioni di carattere generale che potessero rendere l’idea dello svolgimento dell’intero
processo rituale, almeno nei suoi passaggi più macroscopici. Il riordino dei dati desunti dalla
bibliografia edita, ha permesso un confronto omnicomprensivo tra le stratigrafie carboniose,
enumerandone i differenti aspetti e le varianti, evidenziando le preferenze riguardanti l’ubicazione
degli accumuli in relazione alla tomba, distinguendo i roghi trovati in giacitura primaria da quelli
rinvenuti in giacitura secondaria, considerando le scelte sull’allestimento funebre, analizzando le
svariate classi di materiali ritrovate al loro interno per dedurne ricorrenze e costanti, collegabili al
rango, al genere e all’età del defunto. Il dato archeologico – le stratificazioni carboniose pertinenti
roghi funebri - se individuato nei suoi tratti distintivi ed interpretato nella maniera corretta,
restituisce oggi verosimiglianza al rituale funerario cd. “omerico” od “eroico”, finora ritenuto
semplicemente un racconto prodotto dalla finzione letteraria. Tale costume, effettuato per e da
personaggi di stirpe reale o di alto rango equestre, è sempre espressione di un mondo
aristocratico dal carattere prettamente guerriero; ma è con l’avvento al potere di Filippo II e poi di
Alessandro Magno, che si assiste alla realizzazione di roghi funebri monumentali, alla riscoperta e
all’imitazione volontaria del costume funerario “omerico”, praticato dai reali e dai membri della
corte macedone ad Aegae (moderna Verghina) ma anche in tutto il restante ambito territoriale
indagato, fortemente connotato dalla presenza macedone. [a cura dell'Autore]