Committenza, collezionismo ed esportazioni di opere d'arte nella Napoli degli Asburgo d'Austria (1707-1734)
Abstract
At the dawn of the eighteenth century, following the death without heirs of the king of Spain Charles
II of Habsburg, Europe was shaken by an internal struggle between two superpowers (France and the Empire)
which upset the already precarious social and political equilibrium. This race towards territorial and
commercial expansion also overwhelmed the Kingdom of Naples, which, from being a flourishing satellite of
the crown of Spain, passed under the aegis of the Habsburgs of Austria. For the cadet son of Emperor Leopold
I, Archduke Charles III of Habsburg (crowned emperor of the Holy Roman Empire in 1711), the conquest of
Naples meant direct access to the immense artistic heritage of a city that had been a privileged square for
Spanish patronage since the early seventeenth century and thus rivalled the coveted court of Madrid. Under
the sign of dynastic continuity with the glorious Iberian predecessors, Charles kept the Spanish ceremonial,
the viceregal office and all the pre-existing iconographic and cultural baggage, sending eleven viceroys to the
capital of the kingdom, nobles of different nationalities and skilled diplomats, who boasted past experience at
one of the most refined and feared Italian courts: Rome.
The historiographical emptiness, due to the still approximate state of the documentary investigations
and the fragmentation of the studies, had not yet allowed us to outline an overall picture of the story of the
Austrian viceroys of Naples, seen through a perspective of particular importance: the patronage and the
relationship with the active artists in the city. .. [edited by Author] All’alba del Settecento, in seguito ai contraccolpi dovuti alla morte senza eredi del sovrano spagnolo Carlo II
d’Asburgo, l’Europa fu scossa da una lotta intestina fra due superpotenze (Francia e Impero) che sconvolse i
già precari equilibri sociali e politici. Questa corsa verso l’espansione territoriale e commerciale travolse anche
il Regno di Napoli, che, florido satellite della corona di Spagna da oltre duecento anni, passò sotto l’egida degli
Asburgo d’Austria. Per il figlio cadetto dell’imperatore Leopoldo I, l’arciduca Carlo III d’Asburgo (incoronato
imperatore del Sacro Romano Impero nel 1711), la conquista di Napoli significò accedere direttamente
all’immenso patrimonio artistico di una città che fin dagli inizi del Seicento era stata una piazza privilegiata
per il mecenatismo spagnolo ed eguagliare in questo modo l’ambìta corte di Madrid. Sotto il segno della
continuità dinastica con i gloriosi predecessori iberici, Carlo conservò il cerimoniale spagnolo, l’ufficio
vicereale e tutto il bagaglio iconografico e culturale preesistente, inviando nella capitale del regno undici
viceré, nobili di diversa nazionalità e abili diplomatici, che vantavano esperienze pregresse presso una delle
corti italiane più raffinate e temute: Roma.
Il vuoto storiografico dovuto allo stato ancora approssimativo delle indagini documentarie e la parcellizzazione
degli studi, non aveva ancora permesso di delineare un quadro d’insieme della vicenda dei viceré austriaci di
Napoli vista attraverso una prospettiva di particolare importanza: il mecenatismo e il rapporto con gli artisti
attivi in città. .. [a cura dell'Autore]