La rivoluzione cubana in Colombia (1958-1974)
Abstract
The Cuban Revolution was a global, generational and deeply political revolution; it penetrated the
customs of society, the lifestyles, the way of dressing, writing, singing and traveling. Within the
multipolar and frenetic context of the Cold War, his case took on an unexpected and disruptive
dimension and extension: only a few countries were immune from its message and its activities. His
strength was overwhelming. The space of Latin America and the arena of the left were the two fields
in which it most materialized as an element of fracture. In this context, this thesis has deepened the
dynamics connected to the circulation of the Cuban example within Colombia, which turns out to be
an emblematic case study, although it has influenced its state structure, its society, its wide field of
the political left and subversive movements within it. From the historiographical point of view, this
work represents a contribution, within the research field of political history, institutions and conflicts,
to the understanding of the dynamics that oscillate between political practices that have resulted in
strong contests for power and at the same time, the way in which imaginaries are constructed in
constant tension around concrete political phenomena, as in this case, the Cuban Revolution. In
particular, the first and second part of the thesis are dedicated to the historical-political dynamics of
Colombia, the international left and the Colombian left.
Colombia, still upset by the traumas of the so-called period of the Violencia and returning from the
conclusion of the military experience of General Gustavo Rojas Pinilla, was led towards an
institutional pacification by its main parties, the Liberal Party and the Conservative Party, which took
the name of Frente Nacional. The simultaneous victory of the revolutionaries in Cuba was a further
trauma for the country and entire social categories, from students to workers, from the middle classes
to political parties, from priests to peasants, during the 1960s, were absorbed by this vortex which
also raged across the continent.
The historiographical problem of the research, deepened in the third and fourth part of the thesis in
the relationship between cultural history and political history, therefore concerns the ways in which
the "fracture" represented by the Cuban Revolution permeated in various ways the entire life of
Colombia in the circulation of ideas, in the practices, in the narratives and in the construction of
imaginaries that were a field of dispute for various social actors and in the ideological and material
formation of party, social and guerrilla movements. The Cuban imagery that was built was the result
of targeted work by the island government, which made its message convey through the numerous
mass media of the time: magazines, newspapers, documentaries, films, books, radio. Colombian
cultural actors took up this narrative and made themselves the vectors of this dynamic through the
cultural tools at their disposal.
The thesis of this work argues that in Colombia, in the period between 1958 and 1974, a complex
narrative was constructed around the Cuban Revolution, which reached mass dimensions. The
elements that make up this narrative served to legitimize the cause of those who wanted to follow
"the Cuban example" and those who wanted to oppose it. The magazines and periodicals analyzed in
the text, (Mito, Documentos Políticos, Voz de la Democracia and El Tiempo), played a role of conscious agents in the dissemination of the successes and defeats, of the proposals and errors, of the
achievements and difficulties of the government led by Fidel Castro. These publications therefore
created a public opinion, educated and manipulated it, actively participating in the internal circulation
of its narrative and in the collective mobilization it generated. [edited by Author] La Rivoluzione cubana fu una rivoluzione globale, generazionale e profondamente politica; essa
penetrò i costumi della società, gli stili di vita, il modo di vestire, di scrivere, di cantare e di viaggiare.
All’interno del contesto multipolare e frenetico della Guerra Fredda il suo caso assunse una
dimensione e un’estensione inaspettata e dirompente: solo pochi paesi furono immuni dal suo
messaggio e dalle sue attività. La sua forza fu travolgente. Lo spazio dell’America Latina e l’arena
della sinistra furono i due campi in cui essa maggiormente si materializzò come elemento di frattura.
In questo contesto, il presente lavoro di tesi ha approfondito le dinamiche connesse alla circolazione
dell’esempio cubano all’interno della Colombia, che risulta essere un caso di studio emblematico, per
quanto esso abbia influito sulla sua struttura statuale, sulla sua società, sul campo largo della sinistra
politica e sui movimenti sovversivi al suo interno. Dal punto di vista storiografico, questo lavoro
rappresenta un contributo, all’interno del campo di ricerca della storia politica, delle istituzioni e dei
conflitti, alla comprensione delle dinamiche che oscillano tra pratiche politiche sfociate in forti
contese per il potere e allo stesso tempo, il modo in cui si costruiscono immaginari in costante
tensione intorno a fenomeni politici concreti, come in questo caso, la Rivoluzione cubana. In
particolare la prima e la seconda parte della tesi sono dedicate alle dinamiche storico-politiche della
Colombia, della sinistra internazionale e della sinistra colombiana.
La Colombia, ancora sconvolta dai traumi del cosiddetto periodo della Violencia e reduce dalla
conclusione dell’esperienza militare del Generale Gustavo Rojas Pinilla, fu condotta verso una
pacificazione istituzionale dai suoi principali partiti, il Partito Liberale e il Partito Conservatore, che
prese il nome di Frente Nacional. La contemporanea vittoria dei rivoluzionari a Cuba fu un ulteriore
trauma per il Paese e intere categorie sociali, dagli studenti ai lavoratori, dalle classi medie ai partiti
politici, dai sacerdoti ai contadini, durante gli anni Sessanta, furono assorbiti da questo vortice che
inoltre imperversava in tutto il continente.
Il problema della ricerca, approfondito nella terza e nella quarta parte della tesi nel rapporto tra storia
culturale e storia politica, riguarda quindi le modalità con le quali la “frattura” rappresentata dalla
Rivoluzione cubana permeò a vario titolo l'intera vita della Colombia nella circolazione di idee, nelle
pratiche, nelle narrazioni e nella costruzione di immaginari che furono campo di disputa per vari attori
sociali e nella formazione ideologica e materiale dei movimenti partitici, sociali e guerriglieri.
L’immaginario cubano che si costruì fu il frutto di un lavoro mirato da parte del governo isolano, che
fece veicolare il proprio messaggio attraverso i numerosi mass media dell’epoca: riviste, giornali,
documentari, film, libri, radio. Gli attori culturali colombiani ripresero questa narrazione e si resero
vettori di questa dinamica attraverso gli strumenti culturali a loro disposizione.
La tesi di questo lavoro sostiene che in Colombia, nel periodo compreso tra il 1958 e il 1974, fu
costruita una complessa narrazione intorno alla Rivoluzione cubana, che raggiunse dimensioni di
massa. Gli elementi che compongono questa narrazione servirono a legittimare la causa di coloro che
volevano seguire «l'esempio cubano» e di coloro che volevano contrastarlo. Le riviste e i periodici
analizzati nel testo, (Mito, Documentos Políticos, Voz de la Democracia e El Tiempo), svolsero un
ruolo di agenti consapevoli nella diffusione dei successi e delle sconfitte, delle proposte e degli errori,
delle realizzazioni e delle difficoltà del governo di Fidel Castro. Queste pubblicazioni crearono pertanto un’opinione pubblica, la istruirono e la manovrarono, partecipando attivamente alla
circolazione interna della sua narrazione e alla mobilitazione collettiva che essa generò. [a cura dell'Autore]