Il lavoro per i giovani detenuti
Abstract
Il lavoro penitenziario rappresenta lo strumento cardine del trattamento rieducativo
previsto dall’ordinamento italiano, volto alla risocializzazione del detenuto, con particolare
attenzione ai giovani. Fondato su valori costituzionali (artt. 1, 4, 27, 35 Cost.), esso si configura come
diritto-dovere, e deve possedere caratteristiche di produttività, gratificazione, qualificazione
professionale e retribuzione congrua per risultare efficace.
Tuttavia, la realtà carceraria mostra notevoli criticità: l’offerta di impiego è spesso limitata ad attività
marginali e non spendibili all’esterno, le retribuzioni risultano inferiori a quelle dei lavoratori liberi,
con ricadute sul piano contributivo e delle tutele sociali, e l’organizzazione del lavoro risente
dell’assenza di precise regole contrattuali.
Nonostante l’obbligatorietà prevista per il detenuto, il lavoro perde la sua funzione rieducativa se
svuotato di significato e valore sociale. Ne emerge una riflessione su un modello da ripensare, che
superi la mera logica occupazionale e restituisca dignità, competenze e reale possibilità di
reinserimento. Prison labor represents the cornerstone of the rehabilitative treatment provided for in the Italian legal
system, aimed at the social reintegration of inmates, with particular attention to young people. Rooted
in constitutional values (Arts. 1, 4, 27, 35 of the Constitution), it is conceived as both a right and a
duty, and must feature productivity, personal fulfillment, professional training, and adequate
remuneration in order to be effective.
However, the reality of prison life reveals significant shortcomings: employment opportunities are
often limited to marginal activities with little value outside prison; wages are lower than those of free
workers, with consequences for social security contributions and protections; and the organization of
work suffers from the absence of clear contractual rules. Despite the mandatory nature of work for
inmates, it loses its rehabilitative function when stripped of meaning and social value.
This calls for a rethinking of the current model—one that moves beyond a purely occupational logic
and restores dignity, skills, and real opportunities for reintegration.
